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DA DOVE VENGONO?
di Marco G. Toma


Una indagine scientifica delle mappe stellari aliene, alla ricerca del luogo di origine degli extraterrestri: prove, verifiche astronomiche ed esobiologiche.

Una nuova geografia della vita aliena nello spazio si sta configurando dopo le relazioni spesso sensazionalistiche dei vari Lear, Corso e Wolf. La confederazione umanoide si aggiunge ai pleiadiani di Meier e ai grigi dall’ingegneria genetica altamente inquietante. La questione dei luoghi d’origine delle supposte entità aliene è un dilemma che fa accapigliare da anni gli studiosi. I pianeti e le stelle, da cui dicono di provenire le varie entità nei casi di IR-3 e IR-4, non hanno trovato ancora una verifica definitiva da parte della scienza. Sia per quanto riguarda i pianeti del sistema solare (su cui la scienza ufficiale ci dice che è impossibile l’esistenza della vita) sia per galassie e sistemi stellari extrasolari, l’incapacità di effettuare esplorazioni sistematiche per "ritrovare" le entità aliene avvistate, a causa della nostra tecnologia limitata, ci fa brancolare sempre nell’oscurità più completa. Al di là delle generiche indicazioni di provenienza da altre galassie, nelle comunicazioni degli IR-3 abbiamo però diversi casi di precise localizzazioni astronomiche. Adamski e i contattisti classici parlano di pianeti del sistema solare e in particolare di Venere. La vicenda di Betty e Barney Hill è importante in questa analisi per la sua dinamica di svolgimento. È il primo caso in cui due addotti vedono una precisa mappa stellare a bordo dell’astronave e, conseguentemente, l’agglomerato stellare nell’ologramma mostrato alla signora Hill, viene identificato da Marjorie Fish, dopo anni di lavoro.
In un caso brasiliano del ‘56, quello del Prof. de Freitas Guimaraes, spunta un’altra mappa astronomica, stavolta fattagli vedere dai nordici che lo avrebbero ospitato; Travis Walton, dal canto suo, assistette a una proiezione di stelle e pianeti nel cosmo su uno schermo olografico a bordo dell’astronave dove era stato trasportato.

GEOGRAFIA ALIENA DELLO SPAZIO
Il serg. magg. Robert Dean e il col. Wendelle Stevens hanno fornito informazioni sulla nuova geografia aliena dello spazio lasciando intendere che la NASA e altri organi di governo mondiali nascondano informazioni segrete ben più dettagliate anche riguardo i casi sopra citati. Ricordiamo come nelle affermazioni di Adamski e Meier si fondano elementi reali (come le "lucciole spaziali") a dichiarazioni apparentemente folli. Sembra però che un fondo di verità nella mappatura dei sistemi stellari abitati (dai Draconiani alla confederazione umanoide), stando alle dichiarazioni di addotti e contattisti, sia intravedibile. I luoghi d’origine vengono così, necessariamente e aprioristicamente ben delineati. La scienza ufficiale attuale non prende affatto in considerazione questi dati. Atteggiamento comprensibile nell’ambito della ricerca della vita nel nostro sistema solare, ma che non ha giustificazioni riguardo le provenienze extrasolari. Perfino di fronte a prove esobiologiche nette ed evidenti come i batteri marziani ci si rifugia nelle affermazioni possibiliste e probabilistiche. La scoperta di sistemi planetari nell’alpha della Lyra o dei pianeti gioviani della costellazione di Pegaso ed Epsylon Eridani viene affossata nelle discussioni, dimenticando che molti avvistamenti di IR-3 e contattismo professano la provenienza aliena da queste zone cosmiche dei presunti extraterrestri. E così di seguito, con Vega che non può ospitare la vita a causa della sua eccessiva magnitudo e luminosità, oltre che troppo lontana temporalmente in maniera sincronica per un’evoluzione planetaria di civiltà evolute; con Sirio, che è una stella di neutroni e non può ospitare sviluppi esobiologici alieni, e così via. Eppure le indagini degli astronomi americani hanno dimostrato statisticamente che non sono meno di 600 milioni i pianeti simili alla Terra nel cosmo e nella nostra galassia e che le stelle molto più calde del Sole e con velocità di rotazione molto maggiore possono ospitare pianeti. Gli studi dell’osservatorio di Kitt Peak in Arizona stabiliscono che su 42 stelle diverse dal Sole il 16% ha probabilmente dei pianeti e che quindi i sistemi solari della nostra galassia, composta da 100 miliardi di stelle, sarebbero 10 miliardi con un 60% capaci di ospitare la vita, forse anche intelligente.
L’obiezione avanzata più comunemente agli avvistamenti alieni è che gli esseri, nello stesso tempo, sono troppo simili alla forma umanoide e presentano un’eccessiva varietà di tipologie biologiche e morfologiche. Va ricordato però che la selezione naturale darwiniana può operare per adattamenti obbligatori e necessari in ambienti biologici molto simili a quelli del pianeta Terra e che la grande varietà di forme aliene non è un paradosso: il nostro stesso pianeta presenta una differenziazione evolutiva estremamente variegata, con specie animali e vegetali che fino a poco tempo fa venivano scoperte di continuo e capaci di adattarsi ad ambienti dove si presume che la vita non possa esistere, come i ghiacci polari e i coni vulcanici.
Anche nell’ambito della letteratura SF abbiamo ragionamenti d’avanguardia simili. La "Barlow’s Extraterrestrial Guide", basata sui più noti romanzi di fantascienza, propone un campionario notevole e impressionante di forme aliene che potrebbero essersi sviluppate nei vari pianeti, così come pure la stazione ospedale spaziale di tante iconografie fantastiche.

IR3, IR4 E CONTATTISMO
Passiamo ora in rassegna alcuni casi di IR-3, IR-4 e contattismo e i loro luoghi di provenienza.

George Adamski. È il caso più famoso, con i venusiani biondi, i marziani scuri di pelle, i saturniani e i gioviani tutti simili all’uomo. Primo caso di apparizione di nordici e umanoidi associabili alle forme del pianeta Terra.

Betty e Barney Hill. Appaiono per la prima volta i Grigi, con indicazione di provenienza dal sistema di Zeta Reticuli. Va ricordato come vi sia anche presenza di umanoidi a metà fra i grigi e il tipo umano evidenti nei capelli rossi dell’esaminatore di Barney. Il sospetto di manomissione di dati con cancellazione della memoria lascia presagire diversi sviluppi.

Herbert V. Speer e Società Alaya. Appare il venusiano biondo Ashtar Sheran e la flotta extraplanetaria dei nordici.

Cedric Allingham. Caso adamskiano, con presenza di umanoidi dalla pelle scura proveniente da Marte. Grava il sospetto che sia una burla dell’astronomo Patrick Moore.

Orfeo Angelucci. Caso contattistico, in cui appare per la prima volta il pianeta nascosto tra Marte e Giove, sede d’origine della razza umana.

Cynthia Appleton. IR-3 avvenuto nella casa della protagonista con presenza di umanoidi di tipo nordico proveniente da Venere.

Contattisti di tipo adamskiano. Sono sempre presenti umanoidi di tipo nordico o di forma umana, provenienti da vari pianeti del sistema solare.

Maurizio Cavallo, Truman Bethurum, Volpe Astuta (capo Sioux). Casi in cui appaiono il pianeta Clarion e i suoi comandanti femminili, con indicazione, in quanto dichiarato da Cavallo, di provenienza dalla costellazione Chioma di Berenice.

Eduard Meier, Fred Bell, Enrique Castillo Rincon. Casi in cui appaiono i pleiadiani e gli andromediani, insieme ai loro mentori Semjase e Krishnamerk.

Albert Coe. Caso in cui il presunto nordico afferma di venire da Tau Ceti, con base su Venere.

Germana Grosso e Anna Federighi. Casi di contattismo telepatico in cui sono presenti entità spirituali dei pianeti del sistema solare di Algol e di Orione. Va ricordato che le entità umanoidi malvagie dei pianeti di questa costellazione sono ricollegate da Adamski e altri ai fantomatici uomini in nero.

Abductions contemporanee. Emergono le onnipresenti figure dei Grigi reticuliani che negli ultimi anni hanno arricchito la loro fisionomia descrittiva insieme a nuovi elementi come i loro superiori, le grandi mantidi evolutesi a livello umano e i misteriosi Zetas, a metà fra Grigi e umanoidi. Da rilevare la loro scala evolutiva basata su forme di vita insettoidi.

Elizabeth Klarer. Caso contattistico con alieni provenienti da Alpha Centauri, dai caratteri prevalentemente umanoidi a metà fra i nordici e l’uomo propriamente detto.

UFO crashes. Umanoidi recuperati in vari schianti al suolo, provenienti dalla costellazione Cani da Caccia e Aquila oltre alla consueta localizzazione reticuliana.

Casa Bianca. Presunto contatto con alieni di Aldebaran e Betelgeuse, avvenuto negli anni ’50 con alieni di tipo umano chiusi ermeticamente negli scafandri.

P. Corso, J. Lear, M. Wolf e altri. Presenza dei seguenti alieni: Draconiani rettiliani provenienti da Alpha Draconis; Semitici provenienti da Altair 4 e 5 ed Epsylon Eridani con caratteristiche tipiche delle razze mediterranee e mediorientali (importante l’affinità con l’ET contattistico Voltar del caso Brian Scott); Iadiani, umanoidi di tipo nordico, Orange e affini più o meno all’uomo provenienti da Vega, Arturo, Sirio e Pleiadi.

VITA INTELLIGENTE SUI PIANETI?
Cosa ci dice l’analisi scientifico-astronomica da un punto di vista esobiologico riguardo la possibilità di vita intelligente e non su questi corpi celesti? Analizziamo caso per caso.

Venere. Attualmente sappiamo che su questo pianeta non può esistere la vita in alcuna forma. Supponiamo però che i viaggiatori di Adamski provengano dal futuro. La situazione attuale di Venere riguarda un pianeta dalle temperature atmosferiche altissime, quasi di aria liquida, di composizione chimica aeriforme con componenti di base ostili alla vita o simili al passato geologico del pianeta Terra. Le formazioni nuvolose tossiche, fra cui la celeberrima nube a Y, insieme a una velocità di rotazione estremamente differente da quella terrestre, contribuiscono al resto. Se l’evoluzione di Venere è simile a quella della Terra, in un remotissimo futuro il pianeta potrebbe presentare un aspetto geofisico e biologico da clima subtropicale e/o desertico, torrido tale da far sviluppare forme di vita anche umanoide simili a quelle delle zone equatoriali terrestri. La velocità di rotazione del pianeta corretta sarebbe influenzata dalla mancanza di lune tipiche di un mondo senza effetti di marea. I Venusiani adamskiani sembrerebbero non essere del tutto consoni a questo ambiente, anche se le descrizioni del loro tipo di edilizia (anche in casi di contattisti recenti) paiono rispecchiare un’antropologia adatta a condizioni geoclimatiche simili.

Marte. Con la sua caratteristica di pianeta freddo, a temperature polari inaccettabili per il genere umano, e il suo carattere di vulcanismo esasperato, Marte non potrebbe ospitare vita intelligente. La presenza di una canalizzazione a canyons di origine misteriosa sul pianeta, di grandi masse nevose e di batteri fossili presuppone anche qui un’evoluzione futura o passata di sviluppo di vita anche intelligente. La scienza moderna riconosce la presenza di un ambiente ecologico di fiumi e laghi nel passato marziano. Come non sospettare anche qui un’evoluzione futura in questo senso? La diversa, più lenta durata dell’orbita e dell’anno marziano presupporrebbe nel futuro un ambiente di tipo sahariano freddo su gran parte del pianeta. Le descrizioni dei marziani contattistici sembrano avvalorare questa dinamica evolutiva con la presenza di umanoidi di tipo mediterraneo dalla pelle scura simili alle popolazioni saheliane attuali.

Fascia di asteroidi. La possibilità di un pianeta all’origine di forme umanoidi tra Marte e Giove non è del tutto esclusa dalla planetologia attuale.

Ganimede e satelliti vicini. Se le entità umanoidi dei vari casi Rama provengono dal satellite gioviano, la loro datazione temporale riguarda sicuramente il futuro. La presenza di calotte di ghiaccio a componente acqua su Ganimede potrebbe far sviluppare una vita futura anche umanoide. Le minori dimensioni del pianeta e la sua orbita più lenta rispetto alla Terra favorirebbero una minore gravità che spiegherebbe i Giganti Biondi dei vari casi Paz Wells. Ci troveremmo di fronte a un sistema quasi di stella doppia Sole-Giove con la compagna, se esiste, Nemesis in un sistema triplo che coinvolgerebbe anche gli altri satelliti saturniani e nettuniani in un sistema planetario che andrebbe oltre la teoria gravitazionale dei tre corpi. Ciò spiegherebbe anche la fisica magnetica estranea narrata dalle entità ai contattisti.

VITA DALLE STELLE?
Zeta Reticuli. Il celeberrimo luogo di origine dei fantomatici Grigi è una stella doppia di quinta magnitudine composta da due stelle gialle simili al Sole. Pur essendo una doppia ottica va ricordato che le supposizioni esobiologiche su forme di vita abitanti questa tipologia stellare si sprecano nelle speculazioni. Un’emissione molto più costante di radiazioni stellari e raggi cosmici da parte di un sistema multiplo sembra non poter ospitare forme umanoidi come noi le conosciamo. Sulla Terra sappiamo, però, che esistono specie di artropodi come i Dermatteri degli insetti capaci di resistere anche alle esplosioni termonucleari. Non a caso le mantidi da cui si dice derivino i Grigi fanno parte di un Phylum affine. Le membrane nittitanti e il sangue incolore degli alieni sembrano testimoniare un adattamento a condizioni di luminosità e climatologia più intense delle nostre.

Epsylon Eridani. La recente scoperta di un doppio sistema gioviano potrebbe dare adito a possibilità di vita intelligente, di modello ganimediano, come illustrato prima.

Tau Ceti. Stella di tipo solare, ma molto più debole in luminosità con il 45% in meno del valore. La presenza teorica di pianeti extrasolari è confermata dalla scienza e questo dato favorirebbe lo sviluppo di vita umanoide simile alle popolazioni scandinave. Il caso Coe, sopra citato, troverebbe conferma, insieme alle indiscrezioni di segnali radio provenienti da questo sistema? È questo il luogo di origine dei nordici?

Alpha Centauri. Il sistema triplo che lo compone potrebbe dare adito a sospetti di un sistema gioviano ganimediano con presenza anche qui di nordici di alta statura, che confermerebbe il caso Klarer.

Chioma di Berenice. I sistemi di doppie, ivi presenti, lasciano supporre possibilità di vita anche nelle stelle simili al Sole. La luminosità maggiore di queste ultime favorirebbe lo sviluppo di vegetazione subtropicale, proprio come descritto nel caso Cavallo.

Vega, Pleiadi, Iadi, Sirio, Arturo. I luoghi di origine della federazione umanoide appartengono a stelle classificate come recettori di vita futura. In particolare Pleiadi e Vega avrebbero dei climi molto più soggetti a una forte luminosità della magnitudo della stella favorente, nel caso del secondo, forme umanoidi simili a quelle del sud-est asiatico, mentre Sirio si verrebbe a qualificare come un altro sistema doppio gioviano. Arturo e le Iadi sarebbero simili al nostro Sole.

Orione, Betelgeuse, Aldebaran. Le supergiganti rosse di questi sistemi avrebbero condizioni di irraggiamento radioattivo pesantissime, tanto da giustificare le protezioni artificiali del caso degli anni ’50 e l’abbigliamento degli uomini in nero, già teorizzato sulla Terra nel caso dell’allargarsi del buco dell’ozono, dal presidente Reagan negli anni ’80.

Altair 4. La stella presenta una magnitudo e una luminosità maggiore del Sole. Possibilità di sviluppo di vita umanoide sul modello zone mediterranee, sahariane e tropicali terrestri? Una conferma di rivelazioni aliene? Casi in corso.

Alpha Draconis. La stella principe della costellazione del Drago è venti volte più luminosa del Sole. Un pianeta per ospitare la vita dovrebbe avere una rotazione molto più lenta e una climatologia estremamente torrida sul modello di deserti come il Kalahari e il grande Erg algerino. Le forme di vita più adatte a questo tipo di ambiente sono artropodi del tipo aracnide e rettili predatori sul modello degli sfenodonti australiani o i clamidosauri. Il caso Guardian nasconde forse delle verità?

Aquila, Cani da caccia, 107 Piscium, 54 Piscium, 68, 67, 27 Piscium, 71, 82 e 139 Eridani, Alpha Mensa, 86, 97, 95, 59, Tau Eridani. Le stelle della mappa di Zeta Reticuli e degli UFO crashes risultano tutte adatte alla vita anche intelligente.

Come si vede, un’analisi scientifica veramente obiettiva non entra in contrasto con il dato ufologico. La mappa di Zeta Reticuli potrebbe essere letta come un rapporto esplorativo esobiologico degli alieni: le linee continue rappresentano dove vi è vita umanoide senza sviluppo di volo spaziale, quelle tratteggiate civiltà già avvezze al volo extragalattico (e i dati concordano con contattati e contattisti), i sistemi senza linee pianeti dove non vi è vita intelligente o allo stadio primitivo. L’argomento è dei più affascinanti, anche per capire come l’evoluzione delle forme di vita intelligente segua sempre schemi fissi nella morfologia strutturale, quasi in maniera lamarckiana. Il passaggio all’ultima fase di evoluzione citato da G. S. Hawkins in "Mindsteps to the Cosmos" con il contatto con civiltà extaterrestri è più che auspicabile. Un programma di spedizioni scientifiche di esplorazioni anche con equipaggi umani verso queste destinazioni indicate dall’ufologia dovrà essere la nuova frontiera della ricerca spaziale del 2000 appena iniziato


 

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17/05/2011 scritto da BAT-ENZO