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DOSSIER ITALIA




 

Scoperto a Torino un nuovo modo di adottare un bimbo.

di FRANCIA VINCENZO

Voglio denunciare pubblicamente una strage sociale che sta accadendo in questo paese, è la sottrazione dei figli alle famiglie istigata dai Servizi Sociali e decisa dal Tribunale per i Minorenni, a continuazione vi racconto il mio dramma di vita comune a tanti altri casi rimasti nel anonimato.

Sembra che per adottare un minore non serve più seguire la solita trafila che per anni si è seguito ma si è trovato una nuova modalità molto più facile anche se ci vuole tempo.

Basta che chi desidera adottare un bimbo sia affiliata (parlo al femminile perche sono sempre più solo donne sole che non possono avere figli) ad una setta di cui fanno parte Giudici dei Minori , Psicologhe e Assistenti sociali (sempre donne)

La prima coppia , non drogata o delinquente che abbia dei problemi dove gli assistenti sociali possono tramite giudice intervenire e togliere a loro il proprio figlio per tutelarlo e inizialmente metterlo al sicuro da tutto in una struttura a carattere familiare .

Intanto le psicologhe iniziano con astuzia che è molto meglio dare il minore in un affidamento provvisorio non ad una famiglia ma meglio per tutti ad una persona sola (una donna )per dare una serenità al minore e il genitore gli tocca fare buon viso a cattiva sorte , sempre meglio che stare in una comunità e poi hanno la certezza che si possa vedere sempre. Così dice il giudice,ma la psicologa di turno in accordo fra di loro blocca il tutto perchè bisogna passare prima un percorso genitoriale e ti convincono che è per il bene di tutti e si potrà vedere il proprio figlio solo in una zona protetta con tanto di educatrice e solo per un ora. Intanto prende piede il progetto lavaggio del cervello al minore che pian pian piano si staccherà dal o dai genitori.

Faranno passare anni e intanto il proprio figlio inizierà a chiamare mamma l'affidataria e tu come genitore lentamente non sei più nessuno.  

Questo è successo anche a me !


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L’attuale procedura consente al Tribunale per i Minorenni di decretare la sospensione della potestà genitoriale ad uno o entrambi i genitori, dietro segnalazione di un qualunque operatore scolastico, sanitario, sociale.

Qualunque comportamento o atteggiamento anche verbale al di fuori della “norma”, manifestato da tuo figlio - chiusura caratteriale, difficoltà ad interagire con i coetanei, eccessiva aggressività, momentanea inappetenza, linguaggio sboccato, precoce gestualità sessualmente connotata, lamentazioni per rimproveri ricevuti - oppure un aspetto esteriore troppo grasso o troppo esile, può essere interpretato come sintomo di disagio causato da abusi sessuali, maltrattamenti o trascuratezza subiti in famiglia Quando tale “sospetto” si affaccia nella mente degli anzidetti operatori, essi, per legge, sono tenuti a segnalare il caso al Tribunale per i Minorenni senza l’obbligo di verifica preventiva con i genitori.

Nei casi di separazione/divorzio conflittuale la segnalazione è effettuata perlopiù dal genitore affidatario (nel 93% la madre) che, su consiglio di consulenti legali senza scrupoli, utilizza l’apparato giudiziario per far allontanare l’altro genitore dalla vita del figlio, al fine di gestire gli affetti di quest’ultimo in maniera esclusiva e/o per consumare vendette. Se e quando emerge l’infondatezza della segnalazione e l’intento strumentale, spesso anche questo genitore viene considerato “inadeguato” e privato della potestà, senza peraltro il reintegro e la riabilitazione di quello ingiustamente accusato.

La sospensione può essere decretata senza alcuna previa consultazione del genitore “sospetto” di abusi sessuali, maltrattamenti, trascuratezza abbandonica e consiste nell’allontanamento coatto del/i figlio/i da uno o entrambi i genitori; in quest’ultimo caso la prole viene forzosamente prelevata dall’abitazione o da scuola e collocata presso un Istituto di Accoglienza. Gli Assistenti Sociali subentrano nella totale gestione del minore, spesso senza fornire adeguate informazioni ai genitori cui viene talora concesso un “diritto di visita ” settimanale. Molti hanno perso i contatti per anni con i loro figli, istituzionalizzati in altre città o in luoghi di cui non viene fornita localizzazione.

Generalmente il decreto di sospensione emesso dal Tribunale è provvisorio: ciò non consente ai genitori di ricorrere in Appello. Tale provvisorietà può protrarsi per diversi anni, nel corso dei quali non esiste alcuna possibilità di contraddittorio e difesa dalle accusa che hanno determinato il provvedimento. Non vengono accolte prove a discarico, non vengono sentiti testimoni: valgono esclusivamente le insindacabili relazioni degli assistenti sociali e le perizie dei consulenti psichiatrici, perlopiù adeguate alle aspettative del magistrato che ha conferito l’incarico .

Quando infine il Tribunale per i Minorenni prende una decisione, il minore ha le seguenti possibilità: o le iniziali segnalazioni si rivelano infondate e rientra in famiglia psicologicamente massacrato, oppure la sua famiglia viene dichiarata inadeguata dagli “esperti” e posto in stato di adottabilità. Da quel momento perderà ogni contatto con i suoi genitori e se nessuno lo adotta resterà in Istituto fino alla maggiore età. Oppure passerà da una famiglia affidataria all’altra come un pacco postale, senza che nessun Tribunale tenga conto dei legami affettivi nel frattempo instaurati.

Ad oggi sono collocati presso gli Istituti di Accoglienza Italiani circa 30.000 minori. Di cui un terzo figli di genitori separati/divorziati. Per ciascuno minore il Comune di appartenenza versa una quota di 100-150 EURO giornaliere, per un totale complessivo annuale di circa 1000 MILIONI di euro a carico della collettività ( fonte Osservatorio Nazionale Famiglie Separate – Gesef)dal varo della legge 285 del 1997 che stanzia annualmente centinaia di miliardi per garantire e tutelare i diritti dell’infanzia, si sono moltiplicati in quantità industriale i Centri di Accoglienza per Minori, i Centri di Trattamento per il Disagio Minorile, i Centri per la Mediazione Familiare, finanziati appunto con detti fondi pubblici.

Per vigilare su minori presunti “disagiati”, l’apparato dei Servizi Sociali Territoriali ha assorbito negli ultimi anni decine di migliaia di operatori, formati professionalmente e retribuiti con fondi pubblici, che non avrebbero altrimenti ottenuto alcuna collocazione nel pubblico impiego.

Un esercito di avvocati e di psicologi, che non troverebbero altrimenti spazio sul mercato del lavoro professionale già saturo, traggono dalle conseguenze giudiziarie della conflittualità tra ex coniugi e del disagio minorile una inesauribile fonte di prosperoso guadagno.

La conflittualità tra ex coniugi abilmente alimentata e il disagio minorile abilmente mistificato legittimano la crescente e devastante intrusività della magistratura nella sfera più intima di un essere umano: gli affetti familiari. Con procedure di dubbia costituzionalità che ottengono il pubblico consenso grazie all’allarmistico ed ossessivo clima di pericolo volutamente creato intorno alla fascia minorile. Una tensione sociale che, ben lungi dal garantire la reale tutela dei minori da qualsivoglia pericolo, ha invece prodotto nell’ultimo anno ottanta tragedie di omicidio/suicidio.

Gli enormi interessi economici che ruotano intorno alla “tutela del minore” determinano altresì lobbies di potere, serbatoi di voti, e condizionamenti politici.
Un business di cui i minori da “tutelare” sono in realtà vittime indifese .


 



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17/11/2013 scritto da BATENZO