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Prete Gianni
Presbiter Johannes


Il Prete Gianni è un personaggio leggendario molto popolare in epoca medievale, tanto che, secondo
i poemi del ciclo bretone, il Santo Graal sarebbe stato trasportato proprio nel suo regno. Ludovico Ariosto ne fa uno dei personaggi del suo Orlando furioso, quel re d'Etiopia, di nome Senapo, che Astolfo libera da una maledizione divina che lo costringeva a soffrire la fame per l'eternità. Dante Alighieri, invece, non ne fa alcun cenno

In numerosi scritti medioevali si parla di un misterioso regno cristiano che si sarebbe trovato in una lontana regione dell’Oriente, al di là dei territori dominati dall’Islam.

In realtà, questi testi non possono essere presi alla leggera alla stregua di semplici racconti mitici dal carattere nebulosamente fantastico, dal momento che molto spesso essi non fanno altro che riportare, sia pure con un linguaggio dal sapore mitico, le cronache di antichi viaggiatori, che hanno attraversato le terre d’Oriente fino agli estremi “confini del mondo”, il che fa pensare che la tesi secondo cui il Regno del Prete Gianni sia esistito realmente abbia un fondamento storico reale.

Il fatto poi che Giovanni da Hildesheim nella sua Historia trium Regum, attingendo a fonti apocrife di probabile origine manichea, affermi che i tre Magi “assegnarono in perpetuo, il Patriarca Tommaso e il Prete Gianni a tutti i re, principi, vescovi, preti e popoli, come loro signori e reggitori nello spirituale e nel temporale” ci spinge a trarre le seguenti conclusioni:

1. se la tradizione riportata da queste fonti vede nei Magi, cioè nei sacerdoti della religione di Zarathustra, coloro che hanno messo a capo delle regioni d’Oriente la figura del Prete Gianni, allora non si può negare l’origine manichea della figura del Prete Gianni;

2. Il Prete Gianni, come del resto il Patriarca Tommaso, non è stato una persona ben precisa, ma piuttosto una figura istituzionale della Chiesa Manichea, che aveva il compito di curare le relazioni politico-diplomatiche con le istituzioni statuali delle nazioni in cui la Chiesa della Luce agiva.

Un altro indizio decisivo per capire chi fosse e che cosa rappresentasse nel medioevo la figura del Prete Gianni proviene da quelle fonti medioevali, che affermano che “le armate dei mongoli furono scambiate dagli occidentali per le milizie del Prete Gianni, inviate contro gli europei per punirli dei loro peccati” (Massimo Centini).

Ormai possiamo tranquillamente dire di disporre elementi a sufficienza per svelare il mistero del favoloso regno orientale guidato dal Prete Gianni. Sappiamo, infatti, che:

1. la figura del Prete Gianni era una figura tipica della religiosità manichea;

2. il regno del Prete Gianni si trovava in un luogo abitato anche da popolazioni di origine mongola.

A questo punto ci viene alla mente un grande regno manicheo medioevale, che si è sviluppato proprio nelle regioni occidentali della Mongolia Interna: si tratta del Regno dell’Orkhon, un regno uiguro fondato nel 762 d. C. e divenuto manicheo, in seguito alla conversione del re (qaghan), nel 763 d. C.. E’ probabile che il re uiguro, subito dopo la conversione, abbia assunto la guida politica del movimento manicheo e, quindi, anche la carica manichea di “Prete Gianni”.

Intorno alla metà del IX secolo d. C., il grande regno uiguro è stato distrutto e al suo posto sono sorti numerosi principati uiguri in cui il manicheismo ha continuato ancora per molto tempo ad essere la religione ufficiale. E’ probabile che uno di questi principi si sia attribuito il ruolo di guida spirituale e politica dei manichei, abbia assunto la carica di “Prete Gianni” e la abbia trasmessa ai suoi eredi.

Uno di questi principi, che aveva assunto la carica manichea di “Prete Gianni”, intorno al 1165 d. C., spinto dalle difficoltà politico-militari in cui versava il proprio principato, ha scritto a Manuele Comneno, Imperatore Romano d’Oriente, a Federico Barbarossa e a papa Alessandro III, probabilmente in cerca di aiuti soprattutto di carattere militare.

E’ probabile, quindi, che testi finora considerati falsi come la lettera attribuita al Prete Gianni siano in realtà autentici.
Il principato uiguro del Prete Gianni, come ci narra Marco Polo nel Milione, è stato distrutto all’inizio del XIII secolo d. C. dall’armata di Gengis Khan, dopo il rifiuto del Prete Gianni di dargli la figlia in moglie, e con esso è scomparso l’ultimo importante avamposto del manicheismo orientale:

Prima di scontrarsi con il nemico, Gengis Khan riunì “i suoi astronomi cristiani e saracini, e comandò che gli dicessero chi dovea vincere. Gli cristiani feciono venire una canna, e fessorla per mezzo, e dilungarono l’una dall’altra, e l’una missono dalla parte di Cinghys e l’altra dalla parte del Presto Giovanni. E missono il nome del Presto Giovanni sulla canna dal suo lato e il nome del Cinghys in sull’altra, e dissero: Qual canna andrà in sull’altra, quegli sarà vincente, Cinghys Cane disse che questo egli voleva ben vedere, e disse che gliel mostrassero il più tosto che potessero. Quegli cristiani ebbero lo saltèro e lessero certi versi e salmi e loro incantamenti: allora la canna ove era il nome di Cinghys montò sull’altra: e questo vidde ogni uomo che v’era. Quando Cinghys vidde questo, egli ebbe grande allegrezza, perché vidde gli cristiani veritieri. Gli saracini astrolagi di queste cose non seppero dire nulla […] Cinghys Cane vinse la Battaglia e fuvvi morto lo Presto Giovanni, e da quel dì innanzi perdeo sua terra tutta”.

L’ipotesi secondo cui il “Presto Giovanni” di cui parla Marco Polo sarebbe stato un principe uiguro che aveva assunto la carica manichea di Prete Gianni trova un riscontro preciso nella “Storia del conquistatore del mondo” di Djowéïnì ou Gouwaïnì, un autore islamico che nel 1257 si è recato alla corte dei re Mongoli. In questo scritto egli riferisce che proprio Gengis Khan ha sottomesso gli ultimi principati uiguri e riporta dei passi tratti da scritti religiosi di chiara impronta manichea in uso presso gli Uiguri sconfitti da Gengis Khan e passati sotto il dominio mongolo.

Lettera del Prete Gianni


La prima notizia su Prete Gianni giunse in Occidente nel 1165, quando l'imperatore bizantino Manuele I Comneno ricevette una strana lettera, da lui girata al papa Alessandro III e a Federico Barbarossa; il mittente della missiva si qualificava come «Giovanni, Presbitero, grazie all'Onnipotenza di Dio, Re dei Re e Sovrano dei sovrani».

La lettera, con linguaggio ampolloso, descriveva il regno di questo prete e re dell'estremo oriente, titolare di domini immensi che, definendosi «signore delle tre Indie», diceva di vivere in un immenso palazzo fatto di gemme, cementate con l'oro, e aveva non meno di diecimila invitati alla propria mensa. Sette re, sessantadue duchi e trecentosessantacinque conti gli facevano da camerieri. Tra i suoi sudditi non annoverava solo uomini, ma anche folletti, nani, giganti, ciclopi, centauri, minotauri, esseri cinocefali, blemmi (creature acefale con il viso sul petto), esseri con un unico e gigantesco piede, che si muovevano strisciando sulla schiena, facendosi ombra del loro stesso piede (abitudine, quest'ultima, da cui deriva il nome di sciapodi), e così via. I suoi domini racchiudevano tutto il campionario di esseri favolosi di cui hanno parlato le letterature e le leggende medioevali.
Una lettera del XII Secolo inviata al papa e ai due imperatori sconvolse il mondo medievale: chi era veramente Prete Gianni, il misterioso re-sacerdote che si ergeva a difensore della Cristianità?

 Questo è il testo della lettera che nel 1165 giunse a Federico Barbarossa, papa Alessandro III e Emanuele Comneno imperatore di Costantinopoli.

 Prete Gianni per grazia di Dio re potentissimo su tutti i re cristiani. Salutiamo il Vescovo di Roma sovrano dei Cristiani, Federico imperatore di Roma e del mondo e il gentile signore e re di Costantinopoli Emanuele. Vi facciamo sapere di noi, del nostro stato e del governo della nostra terra. Vale a dire delle nostre genti e delle nostre specie di bestie. Noi vi facciamo sapere che adoriamo e crediamo il Padre, il Figlio e il Santo Spirito, che sono tre persone in una deità e un vero Dio soltanto. E vi accertiamo e informiamo per mezzo delle nostre lettere sigillate col nostro sigillo circa lo stato e la condotta della nostra terra e delle nostre genti. E se volete qualcosa che possiamo fare informatecene perché lo faremo assai volentieri. E se voi volete venire per di qua nella nostra terra, per il bene che di voi abbiamo udito dire noi vi faremo signore dopo di noi, e vi doneremo grandi terre, signorie ed abitazioni. Sappiate che noi abbiamo la più alta corona che sia in tutto il mondo. Così come oro, argento e pietre preziose.
(Sopra) Raffigurazione medievale di Presbiter Johannes, misterioso re asiatico che con una lettera si proponeva nel XII Secolo come difensore della Cristianità. Ma la sua identità rimase ignota e molti storici pensano a un falso.

E buone fattorie, villaggi, città, castelli e borghi. sappiate anche che noi abbiamo sotto il nostro comando quarantadue re, potentissimi e buoni cristiani. Sappiate che noi sostentiamo con le nostre elemosine tutti i poveri che sono nella nostra terra, siano essi nostri concittadini o stranieri, per l'amore e l'onore di Gesù Cristo. Sappiate che noi abbiamo promesso e giurato nella nostra buona fede di conquistare il sepolcro di Nostro Signore e tutta la terra promessa. E se voi volete noi l'avremo, se Dio vuole, purché abbiate in voi grande e buon ardimento, così come ci è stato riferito che avete buon coraggio, vero e leale... Sappiate che vicino a quella regione vi è una fontana tale che chi può berne dell'acqua tre volte a digiuno non avrà malattie per 30 anni, e che quando ne avrà bevuto gli sembrerà d'aver mangiato tutte le migliori vivande e spezie del mondo; ed è tutta piena della grazia del Santo Spirito. E chi può bagnarsi nella fontana, se ha l'età di cent'anni o di mille, torna all'età di trentadue anni. E sappiate che noi nascemmo e fummo santificati nel ventre di nostra madre, e così abbiamo trascorso 562 anni e ci siamo bagnati nella fontana sei volte. sappiate che nessun re cristiano ha tante ricchezze quante ne abbiamo noi, in quanto nessun uomo che voglia guadagnare può nella nostra terra essere povero... Se voi volete da noi qualcosa che sia in nostro potere, fatecelo sapere, ché noi lo faremo molto volentieri. E vi preghiamo che teniate a mente il ricordo della santa crociata, e che ciò sia presto, ed abbiate buon cuore, grande ardimento in voi, e vi preghiamo che ci inviate risposta tramite il latore di queste lettere di presentazione. Pregando Nostro Signore che vi conceda di perseverare nella grazia del Santo Spirito. Amen. Steso nel nostro santo palazzo, l'anno cinquecentosette della nostra natività. Qui finiscono le singolarità degli uomini, delle bestie e degli uccelli che sono nella terra del Prete Gianni.

Una lettera seria, firmata Presbiter Johannes, scritta in latino utilizzando parole colte e facendo riferimento alla situazione politica del tempo, anche se unita ad un'incredibile elenco di esagerazioni tratte dai bestiari medievali. Pomposo, con il chiaro intento di stupire il volgo semplice del tempo… Difficile pensare a un falso, chi ai tempi avrebbe potuto osare tanto? La realtà politica del momento infatti era assai complicata. Il 1100 al contrario di quel che si può pensare fu un'epoca piuttosto prospera da un punto di vista economico. Le Crociate avevano aperto nuove rotte commerciali e i regni cristiani in Terrasanta fornivano materie prime e spezie a tutto il Vecchio Continente. Da un punto di vista locale, nel XII Secolo si ebbe un'espansione del Diritto e della Giurisprudenza che favorì nuove forme di contratti: in un certo senso si superò il Feudalesimo per vedere la nascita di quella che sarebbe diventata la piccola e grande Borghesia commerciale. Questo a livello particolare si tradusse con una via via susseguente indipendenza di città e territori, pensiamo ai comuni in Italia settentrionale e anche alla Lega Anseatica in Germania… Questo a scapito del potere temporale del Sacro Romano Impero, di fatto un'entità fantoccio con un territorio effettivo proprio assai più limitato di quello nominale che comprendeva tutta l'Europa. Invece, i regni normanni in Inghilterra, in Scandinavia, in Normandia e nel Meridione d'Italia rendevano di per sé l'Impero solo un'ombra. Ma non solo: anche il regno di Francia, il regno Aragonese in Spagna e il potere sempre più crescente degli ordini cavallereschi, Templari e Ospitalieri in testa, minavano il prestigio di Federico. L'idea di perdere i comuni italiani non poteva essere accettata da un uomo orgoglioso come il Barbarossa e da qui l'idea di una campagna di riconquista del settentrione italiano, con susseguente invasione e difesa conseguente da parte delle città padane con la celebre Lega Lombarda appoggiata dal papa Alessandro III (lo stesso a cui fu dedicata la neonata città di Alessandria in Piemonte). In Medio Oriente la situazione non era migliore: la perdita di Odessa nel 1144 da parte dei Cristiani a vantaggio dei Saraceni aveva chiuso una delle rotte sulla Via della Seta, quella settentrionale che passava attraverso la Siria. Così, oscuri presagi di disfatta pendevano sul capo dei Crociati che si erano spartiti la Terrasanta… Ancora vent'anni e Gerusalemme sarebbe tornata musulmana, quindi i timori erano fondati. Tuttavia se fosse intervenuto qualcuno alle spalle dei musulmani, qualcuno che fosse accorso con forze fresche e un esercito simile a quello descritto, allora la Cristianità avrebbe trionfato… Per tale motivo la notizia della lettera inviata da questo misterioso Prete Gianni portò un'ondata generale di entusiasmo.
I due imperatori non diedero peso più di tanto a quel fantasioso testo. Il papa, per puro scrupolo (se davvero in Oriente c'era un re cristiano, per giunta prete, rispondere era un dovere), mandò una lettera composta esattamente da mille parole, in cui lo informava che, una volta giunte notizie più precise, avrebbe inviato presso di lui il vescovo Filippo da Venezia, nella duplice veste di ambasciatore e missionario, per istruire il Prete Gianni nella dottrina cristiana. È da notare che il mitico personaggio si era definito seguace del Nestorianesimo, condannato come eresia dal concilio di Efeso, secondo la quale le due nature di Gesù erano rigidamente separate, e unite solo in modo morale, ma non sostanziale. La corrispondenza si concluse così.

Eppure, storicamente poi come sappiamo nessun re di un reame ricchissimo che vantava uomini con un piede solo e fortezze a migliaia e uccelli capaci di trasportare elefanti sul campo di battaglia venne in soccorso dei regni cristiani in Palestina. Persa Gerusalemme ad opera del Saladino, passò un altro secolo prima che l'Occidente perdette l'ultimo caposaldo in Terrasanta: San Giovanni d'Acri, nel 1291. In mezzo, l'invasione terribile dei Mongoli che terrorizzò gli stessi Saraceni… Al punto che viene da pensare che il caro Prete Gianni non fosse divenuto in seguito l'immagine distorta di un invasore assai ben più celebre, Gengis Khan. Ma chi costruì a tavolino questa inesistente figura? E in fondo in fondo era davvero inesistente? A non credere troppo alla faccenda c'era sicuramente papa Alessandro. Innanzitutto se era vero che esisteva un re cristiano e pure sacerdote al di là del Caucaso, era anche un eterico: un nestoriano, per l'esattezza. Quindi inviò una lettera da affidarsi a mercanti destinata a Prete Gianni in cui brevemente il papa sollecitava il re misterioso a fornirgli più particolari sull'ubicazione del regno, ottenuti i quali avrebbe inviato come ambasciatore l'arcivescovo di Venezia Filippo con il ruolo anche di indottrinarlo ai fondamenti del cattolicesimo. Nel 1172, anche l'imperatore d'Oriente rispose alla missiva ma i suoi ambasciatori morirono in una tempesta di sabbia nei territori dell'odierno Irak. Il ricordo di Prete Gianni rimase sospeso per innumerevoli anni, come una sorta di deus ex machina che sarebbe presto intervenuto a favore dei cristiani: intorno al 1185 un monaco in Siria raccontò di aver visitato il regno, che situava dopo la Persia ma prima dell'India.


Viaggiatori medievali
Circa venti anni dopo, alla fine del XII secolo, Ottone, abate dell'Abbazia di San Biagio nella Foresta Nera, continuando la Chronica di Ottone di Frisinga, partecipante alla Seconda Crociata, riferì di un suo colloquio in Siria con un vescovo monaco che gli aveva parlato di un sovrano cristiano, re e sacerdote, che regnava su un grande impero posto oltre l'Armenia e la Persia, ma prima dell'India e della Cina.

Passò un altro mezzo secolo. Fra' Giovanni da Pian del Carpine, che, in veste di ambasciatore del Papa in Estremo Oriente, aveva assistito nel 1245 all'incoronazione del terzo Gran Khan Kuyuk, nella cronaca dei suoi viaggi (Historia Mongalorum) narra di come Ogüdai, successore di Gengis Khan, era stato sconfitto dai sudditi di un re cristiano, il Prete Gianni, che erano conosciuti come «Quegli Indiani chiamati Saraceni neri, o anche Etiopi».

Marco Polo, ne il Milione (1299), fornisce una versione molto più elaborata della storia. Il Prete Gianni è descritto come un grande imperatore, signore di un immenso dominio esteso dalle giungle indiane ai ghiacci dell'estremo nord. I Tartari erano suoi sudditi, gli pagavano tasse ed erano l'avanguardia delle sue truppe. Questo fino al giorno in cui non elessero Gengis Khan loro khan. Quest'ultimo, come riconoscimento della propria indipendenza, chiese in moglie una figlia del Prete Gianni. Avutone un rifiuto, gli mosse guerra. Una serie di eventi sensazionali accompagnarono la campagna militare che si chiuse con la vittoria tartara.

Per circa un secolo, nessuno più parlò di tale personaggio.

Scoperte geografiche
Giovanni del Pian dei Carpini, ambasciatore del papa presso la corte mongola che aveva conquistato la Cina, raccontò come il figlio di Gengis Khan fosse stato sconfitto da un re cristiano che egli considerava etiopico. Ma l'Etiopia era in Africa… A questa tesi in tempi successivi, alla fine del '400, sembrò credere re Giovanni di Portogallo, che inviò un'ambasceria presso il regno etiopico scoprendo che effettivamente vi era un sovrano cristiano, il Negus. In effetti l'Etiopia è l'unico stato storicamente cristiano in tutta l'Africa, anche se la religione professata è quella copta. Era il re etiopico il celebre Prete Gianni? Marco Polo nel '300 parlò a lungo di questa figura, ma si sa come le ricostruzioni del viaggiatore veneziano possano peccare di inesattezze. Secondo lui, Prete Gianni era sovrano di un regno che si estendeva in Siberia e Tibet e i cui sudditi si chiamavano tartari. Fu sconfitto da Gengis Khan e di lui non si seppe più nulla.
In Occidente si diceva appunto come già accennato che lo stesso imperatore mongolo fosse cristiano, in nome delle sue conquiste. Chi affermò di aver visto coi propri occhi quel regno fu l'inglese John de Mandeville, un esploratore (ma sarebbe più corretto definirlo mistificatore) che intorno al 1350 andava per l'Europa raccontando le mirabolanti imprese del suo soggiorno… Mandeville è certamente un uomo di fantasia e la sua opera sarebbe anche carina da leggersi se non si affrontasse questo mistero da un punto di vista storico.

Il ritorno in auge della storia del Prete Gianni avvenne all'improvviso: sino a quel momento, tutti coloro che avevano parlato del regno del Prete Gianni avevano detto di star riferendo voci. John Mandeville, un viaggiatore inglese, raccontò invece di essersi recato in quel regno favoloso durante i suoi viaggi. Nel 1355 egli fu in cura presso Jean de Bourgogne, medico di Liegi, nelle cui mani, al momento del commiato, lasciò un manoscritto: erano le sue memorie di viaggio, che da quel momento conobbero un'enorme diffusione. I presunti viaggi del gentiluomo inglese riprendono e accreditano tutte le favole precedenti e ne aggiungono altre. Unica annotazione, il manoscritto sembra alludere a una localizzazione africana anziché asiatica. Nel 1371, però, mentre era in punto di morte, il medico belga confessò di essersi inventato tutto.

Dai Khan ai Negus Neghesti
Dato che l'India, nel tardo medioevo, si presentava agli occhi occidentali come un paese dai contorni confusi, gli Europei, che avevano inutilmente cercato il Prete Gianni in Asia, si rivolsero all'Etiopia, una delle tre Indie nella terminologia dell'epoca.

Marco Polo aveva trattato dell'Etiopia come di una magnifica terra cristiana, e i rapporti tra Etiopia ed Arabia erano reali: la data di nascita del Profeta Maometto, ad esempio, è nota poiché avvenne trent'anni dopo l'ultima spedizione con elefanti di Abraha, il quale s'era eletto monarca dell'Arabia meridionale, dopo averla conquistata per conto dell'Imperatore di Axum. Esistevano commerci floridi tra Imperatori e reggenti dell'Arabia Felix - oggi Yemen; d'origine sabea, cioè arabo-yemenita, era la cultura abissina. Nel 1306 trenta ambasciatori dell'imperatore Wedem Arad giunsero in Europa, e riportarono che il loro patriarca si chiamava Yohannis, comune nome copto. Circa nel 1329, il missionario domenicano Jordanus, nel suo Mirabilia Descripta, tratta della "terza India" come landa del Prete Gianni, nome che - egli dice - gli occidentali han dato al Re di quella regione.

A questo punto una localizzazione etiopica della figura mitica appariva in Europa quasi certa.
Il Prete Gianni è citato anche su carte geografiche tardo-medievali, come il mappamondo di Martin Behaim.

Re Giovanni II del Portogallo nel 1489 inviò un'ambasceria in Egitto, proprio con lo scopo di giungere nel paese del Prete Gianni. I messi raggiunsero l'Etiopia, dove trovarono davvero dei re cristiani sottomessi ad un Negus che si proclamava discendente di re Davide. Allo stabilirsi di relazioni diplomatiche ufficiali tra Lisbona e l'imperatore Dawit II nel 1520, Prete Gianni era il nome con cui gli Europei conoscevano l'imperatore d'Etiopia.

Già prima, tuttavia, gli Etiopi avevano tentato di mettere in chiaro come nessuno dei vari titoli del loro regnante corrispondesse al nome attribuito dagli europei. Lo fecero ad esempio i messi di Zara Yaqob nel 1441 al Concilio di Firenze. I colti del tempo che usavano il nome sapevano però che non era un onorifico etiopico: Jordanus, ad esempio sapeva trattarsi di un termine familiare in occidente, ma non autentico.

In genere gli esperti, fin dal XVII secolo, sono convinti che il mito sia stato adattato al contesto etiope come lo era stato a quello asiatico dal XII secolo. Storici come Giuseppe Scaligero ipotizzarono che, un tempo, i domini etiopi giungessero sino alla Cina.

Ancora nel 1751, quando il francescano ceco Prutzky chiese all'imperatore Iyasu II a Gondar, in uno dei circa venti castelli della sua "Camelot d'Africa", dell'origine di quel titolo, il monarca stupito disse chiaramente che mai si era sentito di un imperatore di Abissinia chiamato in quel modo. Richard Pankhurst sostiene che questa sia la prima volta in cui un imperatore d'Etiopia abbia mai udito quel titolo.

Nella cultura contemporanea
Eurasia nel periodo immediatamente precedente all'invasione mongola (1200)Il libro Baudolino di Umberto Eco è incentrato sulla ricerca, da parte dei protagonisti, del regno del Prete Gianni, chiamato "Giovanni" nel libro.
Il personaggio è protagonista anche della serie di librogame intitolata Misteri d'Oriente, pubblicata da Edizioni EL in 5 volumi tra il 1989 e il 1990.
Il mito del prete Gianni è citato anche nel libro di Jacques Le Goff Il cielo sceso in terra, saggio sull'Europa del medioevo.
Il mito di Prete Gianni è citato altresì nel libro "Uccelli da Preda" di Wilbur Smith.
Mito o figura storica? [modifica]
Per alcuni non si tratta unicamente di una figura mitologica. Nel 1926, ad esempio, il giornale cattolico americano The Catholic World pubblicò un articolo, firmato John Crowe, in cui si sosteneva che in Asia esiste un Re-sacerdote, il Dalai Lama. Ne sarebbe conseguito quindi che il regno del Prete Gianni sarebbe coinciso con il Tibet. Pur non potendolo escludere, c'è da ricordare che le ricerche più recenti[senza fonte] hanno appurato che il più vicino alla realtà era forse proprio Marco Polo.

La Chiesa Cristiana Nestoriana (detta anche Chiesa assira), ancor oggi, ha la sua "testa" gerarchica in territori che, politicamente, fanno ora parte di Iraq, Iran e Afghanistan ma che, anticamente, erano in Persia. Inoltre il grosso dei fedeli, oggi concentrato in India, espletò, nel corso del VI e VII secolo, un'intensa attività di proselitismo in Asia Centro-Orientale, in particolare tra le popolazioni turco-mongole, ma anche in Tibet, Siam e nella stessa Cina. Fra tali missionari, si ricorda la figura del monaco siriano Alopen, che, nell'anno 635, ottenne dall'imperatore cinese T'ai-tsung il permesso di costruire chiese e monasteri e di importare 530 libri religiosi e tradurne in cinese 35.

Anche alcuni sovrani Uiguri (attuale Xinjiang Huihe, Cina occidentale) e Manciù (Manciuria, Cina nord-orientale) si convertirono a questa fede. Una popolazione tartaro-uigura, l'etnia dei Kara Khitay (vocabolo turco che vuol dire cinesi neri, da cui forse i saraceni neri detti etiopi di Fra' Giovanni da Pian del Carpine), formò un immenso impero esteso, al momento della massima espansione, dalla Cina settentrionale e dall'Altai al Lago d'Aral, che durò tra X, XI e XII secolo. Si tratta degli immediati e diretti eredi della dinastia e del popolo che gli storici cinesi chiamano Liao. Il suo più grande condottiero fu il khan Yelü Dashi. Sconfisse Arabi, Tartari, Turchi, Cinesi e Russi, e regnò dal 1126 al 1144. Yeliutashi era cristiano nestoriano, come lo erano molti suoi sudditi. Alla sua morte l’impero si divise. L’ultimo della sua dinastia fu Toghrul, di cui Gengis era nominalmente vassallo e che tale rimase fin che non lo sconfisse. Ancora ai tempi di Marco Polo un esponente di questa dinastia regnava sugli Uiguri, vassallo di Kublai Khan. Nel 1292 Fra' Giovanni da Montecorvino sostenne di averne conosciuto il successore, di nome Giorgio, e di averlo convertito al cattolicesimo.
Le possibilità di soluzione sono soltanto due. La prima è quella accettata dagli storici come più probabile: il regno del Prete Gianni sarebbe in realtà il regno di Uighur, un vasto territorio che originariamente era situato nel Sinkiang, a ovest del deserto di Gobi, in Cina; e che nel periodo di massima espansione andava dal lago d'Aral alla Manciuria. Gli Uighur erano una stirpe mongolo-tartara di religione buddhista che secondo alcuni studiosi ad un certo punto si convertì al cristianesimo nestoriano, esattamente come papa Alessandro III sospettava professasse il Prete Gianni. I nestoriani sono in realtà la chiesa assira autonoma sviluppatasi in un'area che andava dall'Irak alla Persia e dunque avrebbe potuto benissimo entrare in contatto con la cultura Uighur: per cui il Prete Gianni era senza dubbio il sovrano Uighur dell'epoca corrispondente, ossia Yeliutashi, che governò dal 1126 al 1144. Foneticamente Yeliutashi è abbastanza simile a Johannes, e dunque il problema pare essersi risolto da solo… Ma ciò non toglie rilevanza alle motivazioni interne europee che avrebbero portato all'invio di tale lettera alle tre figure più potenti del XII Secolo.

Motivazioni che solo un ordine, che del mistero fa la sua bandiera, avrebbe potuto realizzare…
Ci riferiamo ai Templari, con cui sicuramente gli Uighur ebbero contatti commerciali in Terrasanta. Sul popolo tartaro-cristiano i monaci guerrieri potrebbero aver innestato ad arte una storia arcana ben più complessa, allo scopo di inviare un "messaggio" alla cristianità. La nostra tesi pone l'accento sulle meraviglie presenti nel lungo elenco vantato da Prete Gianni in prima persona e in particolare alla fonte della giovinezza che ha fatto sognare tanti esploratori che invano l'hanno cercata per i quattro angoli del globo, dall'Australia al Borneo allo Yemen fino alla Florida…
La fonte della giovinezza descritta nella missiva giannea appare come un preciso riferimento a quello che in epoca medievale si ascriveva alla Pietra Filosofale. In realtà, l'immortalità sarebbe soltanto simbolica: la "fonte", la "pietra" sono archetipi di un messaggio di iniziazione il cui scopo, come nella massoneria moderna, è l'illuminazione dell'alchimista. Un uomo che da materia grezza e senza luce appunto si illumina di sapienza, di coscienza di sé e dell'universo e automaticamente accresce la sua spiritualità fino a diventare un uomo-dio. Un divino umano superiore a cui tutti possiamo arrivare, così come tutti i viaggiatori che raggiungono il regno di Prete Gianni possono bere a quella fonte di giovinezza… Ma la strada è lunga e difficile, a nostro avviso questo regno è una metafora del reame sotterraneo di Agharti, ossia l'origine, la fonte prima della carne e della sapienza!

Vista in questa ottica, Prete Gianni è come il Re del Mondo, un re sacerdote che dispone di un potere fisico-temporale e un potere spirituale assai più grande di quello stesso del papa. Lo sprezzo con cui Alessandro III rispose alla lettera non lascia adito a dubbi: il Vescovo di Roma vedeva la questione su un piano prettamente materiale, utilitaristico e anche pratico-ereticale (i nestoriali da convertire), dimostrando di non cogliere il significato iniziatico del testo. Come spesso avviene per i testi di iniziazione massonici, come ad esempio "Il Flauto magico" di Mozart, il messaggio è diviso su due livelli: un primo per il popolo ignorante, con una storiella che lo stupisca e lo faccia divertire; un secondo, occulto, per l'uomo colto in grado di comprendere il significato appunto esoterico, nascosto, celato. Un significato potenzialmente pericoloso, perfino eversivo. E in quel particolare contesto storico qualcuno, forse i Templari, osò dire all'Europa "Cari signori, la Terrasanta è perduta se non ritroviamo la via della vera spiritualità, dell'immortalità vera, quella animica". Il senso dell'Alchimia è lo stesso: ritrovare l'uomo e rimetterlo al centro dell'universo, non per superbia, bensì perché quello è il suo ruolo, perché l'illuminazione è il suo dovere.

Il Prete Gianni nel fumetto
Dopo la scoperta delle Americhe non mancò chi localizzò il Prete Gianni in Florida, e lo collegò ad un altro mito, quello della fonte della giovinezza. Questa è anche la versione di Alfredo Castelli, autore del fumetto italiano Martin Mystère, che lo fa vivere dal 1101 al 1344. Egli però ha fatto la sua comparsa anche nei fumetti della Marvel Comics. Si tratta di un personaggio minore, una sorta di strano cavaliere medievale, le cui avventure spaziano dalla corte di re Artù, a quella di Riccardo Cuor di Leone e si intrecciano spesso con quelle di un altro personaggio medievaleggiante della Marvel, Sir Perceval il Cavaliere Nero. Tale "Prete Gianni" (chiamato all'inglese Prester John, anche nelle versioni italiane) possiede un amuleto pressoché onnipotente, ottenuto coniugando tecnologie aliene e magia, il cosiddetto Occhio del male. Tale attrezzo è desiderato da potenti entità, come il dio vichingo del male, della magia e del fuoco Loki ed il misterioso demone Dormammu, signore di un universo tenebroso. Ciò perché tale attrezzo è in grado, tra l'altro, anche di fondere tra loro gli universi paralleli. Proprio la ricerca di tale attrezzo è il preludio ad uno dei primi crossover della Marvel: la saga I Difensori vs I Vendicatori (edizione italiana 1974, a cura dell'editoriale Corno
 

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23/06/2011 scritto da BATENZO