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Bpco


La BPCO, ovvero broncopneumopatia cronica ostruttiva, è una malattia invalidante che provoca ogni anno 2,8 milioni di decessi nel mondo. Conosciamo insieme le sue cause, le caratteristiche e gli ultimi sviluppi in fatto di terapia


La BPCO, o Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, è una malattia progressiva e invalidante che causa un deterioramento della funzionalità respiratoria attraverso un’ostruzione irreversibile delle vie aeree e una distruzione di aree polmonari, e provoca disturbi respiratori quali tosse produttiva, mancanza di respiro da sforzo o a riposo e frequenti bronchiti.

Pur trattandosi di una malattia cronica fortemente invalidante, la BPCO è una patologia sottodiagnosticata, perché i pazienti tendono a sottovalutarla, parlandone con il medico con grave ritardo e allontanando nel tempo le possibilità di terapia e prevenzione delle complicanze.
Anche per questo motivo, attualmente la broncopneumopatia cronica ostruttiva è la quinta causa di morte con 2,8 milioni di decessi nel mondo, e a causa del suo rapido incremento della mortalità potrebbe diventare la terza nel 2020.

In Europa, gli esperti stimano una prevalenza al 4-6%, nettamente confermata dal quadro italiano.
Nel nostro Paese, infatti, la BPCO colpisce il 4,5% della popolazione totale, cioè circa 2,6 milioni di persone, e causa circa 18.000 decessi l'anno, pari al 47% dei decessi per malattie respiratorie.
La morbilità cresce rapidamente con l'età ed è maggiore negli uomini, ma l’aumento dell'abitudine al fumo di sigaretta tra le donne lascia intravedere una forte riduzione di questo divario, anche perché le donne sembrano essere più sensibili allo sviluppo di BPCO quando esposte ai fattori di rischio.

A livello di quadro patologico, una delle conseguenze più gravi di una BPCO trascurata è l’insufficienza respiratoria, dovuta a carenza di ossigeno e accumulo di anidride carbonica, che genera una sofferenza degli organi vitali e può condurre al coma da avvelenamento di anidride carbonica.
Attualmente in Italia le persone in ossigenoterapia per questi motivi sono più di 60 mila, mentre le stime parlano di 20 mila persone in ventilazione meccanica assistita e quasi 130.000 ricoveri ospedalieri per riacutizzazioni, con una degenza media di circa 10 giorni.
A conseguenza di ciò, l’impatto socio-economico della malattia è molto significativo: i ripetuti ricoveri ospedalieri e l’uso di terapie complesse e costose comportano una spesa media annuale per paziente di circa 1.300 euro, che però può arrivare fino a 7.000 euro l’anno negli stadi più severi.

Purtroppo la BPCO non si può guarire nel senso stretto del termine, perché le lesioni determinatesi a livello dell’apparato respiratorio sono generalmente irreversibili. Le cause del lungo periodo tra insorgenza dei primi sintomi e diagnosi sono diverse, e occorre uno sforzo congiunto, da parte del medico e del paziente, affinché il riconoscimento della malattia sia il più possibile precoce e preciso.

In questo modo è possibile convivere al meglio con la malattia e prevenirne l’aggravamento, mettendo in atto i trattamenti prescritti dal medico e modificando il proprio stile di vita, soprattutto per quanto riguarda l’abitudine al fumo di sigaretta.

Gli italiani conoscono la broncopneumopatia cronica ostruttiva? Sanno distinguere i sintomi? Si rivolgono al medico? Sono alcune delle domande che un’indagine Eurisko ha cercato di dare risposta. Il quadro emerso è quello di una malattia che colpisce molto più di quanto viene effettivamente percepito e soprattutto che si ricorre al medico troppo tardi.

Quando si soffre di Broncopneumopatia ostruttiva le vie aeree sono quasi totalmente ostruite, si fatica a respirare e si tossisce in continuazione anche per tre mesi. Quando si raggiunge la fase cronica questi disturbi si riacutizzano fino a quattro volte all’anno per almeno tre anni.

Quali sono le cause? Chiaramente il fumo di sigaretta (attivo e passivo), al quale poi va aggiunto anche l’inquinamento e lo stile di vita. «Il problema», sottolinea la professoressa Anna Maria Moretti, presidente dell’Associazione Italiana Pneumatologi Ospedalieri, «è che l’individuo non riconosce un legame causa-effetto. Si parla di BPCO solo nella sua fase cronica e si fatica a collegarla a un errato stile di vita prolungato
 negli anni».

Una situazione simile non fa altro che portare il paziente affetto da BPCO a un ricovero solo quando la situazione è cronica. Questo porta a un alto costo sociale della malattia.

La diagnosi precoce è fondamentale. «Abbiamo il vantaggio di avere a disposizione l’esame spirometrico che ci consente di capire subito se ci sono problemi alle vie respiratorie» spiega il professore Luigi Allegra, direttore del dipartimento cardiorespiratorio del policlinico di Milano, «Sarebbe fantastico se questa tipologia di esame diventasse comune come la misura della pressione arteriosa».

«Dottore già che c’è mi misura il respiro?», ecco l’auspicio degli esperti per dare una spallata a questa grave patologia.

Sul fronte terapeutico da quarant’anni non sono mancati i progressi. In questi casi si utilizzano betabloccanti e broncodilatatori di derivazione naturale.
Il disagio che si prova quando si soffre per questa malattia è indiscutibile, e ben vengano nuovi farmaci come
il tiotropio, che a differenza dei betabloccanti di vecchia generazione è molto più efficace, ha una durata maggiore e grazie a un particolare dispositivo di inalazione è di più semplice assunzione.
 

continua ...

Si consiglia sempre di parlarne al proprio medico curante .

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03/03/2011 scritto da BAT-ENZO