Crea sito

              


Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante.
Nessuna responsabilità è assunta riguardo ai liberi commenti inseriti dai visitatori del sito.
I precedenti consigli, riconducibili a pratiche con scopi terapeutici, non assicurano alcun tipo di garanzia sul fatto che effettivamente queste terapie, sebbene riportate accuratamente, correttamente e senza contravvenire alla legge, possano sostituire l'intervento di un medico tradizionale.




COLICA BILIARE

Contrazione della colecisti in presenza di un blocco del dotto cistico causato da un calcolo

Sintomi

Forte dolore che si focalizza nella parte alta e a destra dell'addome. spesso il dolore si può irradiare fino alla spalla destra. Spegno il dolore è accompagnato da nausea, vomito, flatulenza e leggera febbre. Per trovare sollievo dal dolore si tende a flettere il tronco in avanti.

Terapia consigliata
Utilizzo di farmaci analgesici e antispastici si interviene chirurgicamente solo in casi complicati e molto gravi.


La colecistite acuta (colica biliare) è la più frequente complicanza della litiasi (presenza di calcoli nella colecisti e/o nelle vie biliari). Quando si spostano dalla loro sede di origine, questi agglomerati solidi possono infatti andare ad ostruire il normale deflusso della bile.

In particolare un calcolo di grosse dimensioni o più calcoli piccoli possono incunearsi nel dotto cistico ed ostruirlo. Si viene così a creare una sorta di tappo che impedisce la contrazione della cistifellea e/o lo svuotamento della bile.

Tale condizione genera dolori intensi, per alcuni paragonabili a quelli provati dalle donne durante il travaglio.

La colica biliare è infatti caratterizzata da un dolore molto violento che insorge nella parte alta dell'addome, al centro o più frequentemente verso destra sotto le costole; successivamente il dolore si estende posteriormente fino a raggiungere la punta inferiore della scapola.

Oltre ad essere molto doloroso tale attacco è anche piuttosto duraturo dato che può perdurare dai venti trenta minuti sino alle sei-dodici ore. Spesso, proprio a causa della sua intensità, il dolore si associa a nausea, sudorazione profusa e vomito.

Complicazioni

Purtroppo la colecistite acuta non è l'unica complicanza dei calcoli della cistifellea e nemmeno la più grave.

Spinto dalle contrazioni della colecisti un calcolo può infatti scendere verso il basso ed andare ad ostruire il coledoco (il dotto principale che porta la bile nel duodeno). Inizialmente tale passaggio causa un dolore del tutto simile ad una banale colica. Esiste tuttavia una fondamentale differenza tra le due condizioni: mentre in caso di semplice colica, pur essendo esclusa la cistifellea, il passaggio della bile proveniente dal fegato è comunque possibile, in caso di ostruzione del coledoco tale deflusso è impedito.

L'impossibilità di smaltire la bile che inevitabilmente rimane a livello sistemico determina, con il passare del tempo, il classico aspetto del soggetto itterico (colorazione gialla della cute e delle mucose).

Il ristagno della bile può inoltre andare ad infettare la cistifellea riempiedola di materiale purulento (pus). Si parla in questo caso di empiema della colecisti.

Purtroppo il tratto terminale del coledoco si restringe ed è regolato dalla presenza di uno sfintere, una specie di anello muscolare che controlla il passaggio dei fluidi organici. Per questo motivo il calcolo difficilmente riuscirà a passare tale barriera. La sua permanenza in questa zona, oltre ad impedire il deflusso biliare, ostacola anche il passaggio dei succhi prodotti dal pancreas. La conseguente risalita della bile nel condotto pancreatico, associata all'improvviso aumento della pressione nei dotti più interni può scatenare una pancreatite acuta (30-70% dei casi, più frequente nelle donne dopo i 50-60 anni).

Se invece un grosso calcolo perfora la parete del coledoco e del duodeno, incuneandosi in quest'ultimo, può verificarsi un'occlusione intestinale.

Diagnosi
Nella maggior parte dei casi (circa l'80%) la calcolosi biliare è asintomatica e viene scoperta casualmente nel corso di altre indagini di controllo. L'avvento dell'ecografia addominale ha permesso di apprezzare la reale diffusione di questa patologia fino ad allora sottostimata. Oggi, statistiche alla mano, circa il 15% della popolazione è portatrice di calcoli della colecisti.

Proprio l'ecografia dell'addome superiore è il tipo di indagine diagnostica più semplice ed affidabile. Essa permette infatti di visualizzare i calcoli (anche se non sono radiopachii), lo stato della parete della cistifellea ed eventuali dilatazioni e/o calcoli della via biliare principale (condotto che porta la bile direttamente dal fegato all'intestino). Inoltre tale esame, al contrario della vecchia colecistografia, non somministra alcuna radiazione al paziente ed è totalmente sprovvisto di altri effetti collaterali.

In presenza di sintomatologia atipica vanno comunque escluse altre patologie a carico del tubo digerente (ulcera peptica; reflusso gastroesofageo; sindrome da colon irritabile; ecc.).

L'indagine ecografica non richiede l'osservanza di particolari preparazioni all'esame tranne il digiuno da almeno 6/8 ore ed, eventualmente, una dieta povera di scorie nelle due o tre giornate precedenti. In questo modo si cerca di prevenire il meteorismo intestinale, uno dei principali fattori che ostacolano la diagnosi.


Se l'esame ecografico è positivo non sono richieste altre indagini per confermare la presenza di calcoli della colecisti. Se invece l'ecografia è negativa, possono essere eventualmente eseguiti ulteriori accertamenti:

Colangiografia Retrograda per via Endoscopica (ERCP): permette di evidenziare radiologicamente lo stato di salute delle vie biliari e pancreatiche (coledoco, colecisti, dotto epatico comune, dotti intraepatici e sistema duttale pancreatico vedi: anatomia colecisti). Tramite un tubicino inserito per via orale e fatto scendere lungo il tubo digerente si inietta il mezzo di contrasto per eseguire dei radiogrammi. Tramite altri cateteri è possibile effettuare anche manovre terapeutiche come l'estrazione dei calcoli o il drenaggio della bile in caso di itteri ostruttivi (benigni o maligni).



Colangioscopia percutanea (CPT): attraverso un piccolo foro praticato nella cute della parete addominale, viene inserito un catetere che raggiunge direttamente le vie biliari ed inietta un mezzo di contrasto radiologico. Ovviamente a causa di questa incisione la colangioscopia percutena è un esame abbastanza invasivo a cui si ricorre soltanto qualora la tecnica precedente (ERCP) sia controindicata. Proprio per questo motivo la colangioscopia percutanea va eseguita in centri specializzati che possono intervenire rimuovendo i calcoli presenti nelle vie biliari.

Colangiografia-RMN: è una tecnica innovativa che sfrutta le potenzialità della risonanza magnetica nucleare (RMN). Consente la ricostruzione computerizzata delle vie biliari intraepatiche, permette la visualizzazione di stenosi e litiasi ed è priva di effetti collaterali. L'unico difetto risiede nella difficile interpretazione delle immagini e nell'impossibilità di rimuovere eventuali ostacoli al deflusso della bile (calcoli).

Una normale radiografia diretta dell'addome è in grado di visualizzare solo i calcoli radiopachi (riesce a visualizzare abbastanza bene i calcoli pigmentari ma non quelli ricchi di colesterolo ).

Cura e trattamento
Se i calcoli "al fegato" vengono scoperti occasionalmente e non danno sintomi, la cosa migliore da fare è non preoccuparsi. La probabilità di sviluppare una colica biliare nell'anno successivo è infatti molto bassa (nell'ordine del 2-3%). Il rischio di formazioni tumorali all'interno di una colecisti colpita da calcoli esiste ma è complessivamente molto basso, per cui non occorre preoccupasi più di tanto nemmeno per questa evenienza.

Se i calcoli alla cistifellea hanno già causato una colica biliare le probabilità che tale colica si ripresenti sono invece piuttosto alte (circa il 60% nell'arco dei due anni seguenti). Per questo motivo, dopo una colica o altre complicanze, l'indicazione principale è di intervenire chirurgicamente asportando la colecisti (colecistectomia).

Negli ultimi anni il ricorso a tale intervento viene fatto sempre più a carattere preventivo, specialmente se i calcoli sono di piccole dimensioni e multipli. Il rischio che questi sassolini si spostino causando le complicanze tipiche della litiasi (presenza di calcoli nella cisitifellea) anche se abbastanza basso, esiste ed un approccio profilattico della malattia è sicuramente preferibile ad un intervento chirurgico di urgenza.

In assenza di sintomi l'asportazione della colecisti è indicata, per esempio, quando il paziente è di giovane età (alto rischio di complicanze a lungo termine) ed in caso di intolleranza psicologica alla malattia, diabete mellito, necessità di nutrizione parenterale protratta, immunosoppressione, altre patologie che richiedono approccio chirurgico, colecisti a porcellana e altri fattori di rischio di cancerizzazione (presenza di un polipo della colecisti >10 mm).

L'intervento chirurgico di colecistectomia è l'unica possibilità di risolvere definitivamente il problema. Esistono infatti diverse terapie mediche in grado di distruggere i calcoli di colesterolo tramite sali biliari, ma generalmente richiedono tempi molto lunghi i e soprattutto non impediscono la ricomparsa di calcolosi alla cistifellea.

Grazie all'introduzione della videolaparochirurgia, conosciuta ai più come tecnica "mini-invasiva", il trattamento della calcolosi della colecisti ha subito in questi ultimi anni una notevole modernizzazione. Tramite delle piccole incisioni praticate nell'addome del paziente vengono inseriti degli speciali strumenti che verranno manovrati dal chirurgo con l'ausilio delle immagini provenienti da una microcamera introdotta a livello ombelicale. L'introduzione di gas nella cavità addominale contribuisce a sollevare la parete dell'addome rendendo più agevoli le operazioni.
Grazie a questo tipo di intervento il decorso post operatorio è più rapido ed il paziente può essere dimesso già dopo 1-3 giorni dall'intervento, senza i dolori e le difficoltà di ripresa caratteristici del passato.

In linea generale dopo l'asportazione della colecisti la vita riprende normalmente. Nella fase postoperatoria può accadere una tendenza alla diarrea, ma rapidamente l'organismo si adatta e tali problemi scompaiono

Si consiglia sempre di parlarne al proprio medico curante .

torna a HOME PAGE        


QUESTO sito NON RAPPRESENTA UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA NESSUNA PERIODICITÀ, PERTANTO, NON PUÒ CONSIDERARSI UN PRODOTTO EDITORIALE AI SENSI DELLA
LEGGE N. 62 DEL 7.03.2001.
L'AUTORE NON HA ALCUNA RESPONSABILITÀ PER QUANTO RIGUARDA gli articoli scritti che sono presi da altri blog o siti SITI da i QUALI  DECLINO OGNI RESPONSABILITÀ PER GLI EVENTUALI ERRORI ED INESATTEZZE RIPORTATI NEL sito E PER GLI EVENTUALI DANNI DA ESSI DERIVANTI

10/05/2011 scritto da BAT-ENZO