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Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante.
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I precedenti consigli, riconducibili a pratiche con scopi terapeutici, non assicurano alcun tipo di garanzia sul fatto che effettivamente queste terapie, sebbene riportate accuratamente, correttamente e senza contravvenire alla legge, possano sostituire l'intervento di un medico tradizionale.




DISTORSIONE CAVIGLIA

Cos'è? Come avviene?

La Distorsione è il Trauma più frequente nella maggior parte degli sport, colpisce soprattutto chi pratica pallavolo, basket, calcio e calcetto
Si tratta di una sollecitazione non controllata del piede in torsione che comporta uno stiramento o rottura di: legamenti, capsula e vasi sanguigni.
Nei casi più gravi possono essere lesionati anche i muscoli e i nervi.

Con un appropriato trattamento la maggior parte dei pazienti guarisce completamente, ma in alcuni casi può rimanere una condizione di instabilità, dolore o rigidità, inoltre possono verificarsi delle recidive

La slogatura di gran lunga più frequente è quella in supinazione per motivi anatomici. Il perone raggiunge un livello più basso rispetto alla tibia, infatti quando si prova a pronare il piede (ruotarlo verso l’esterno) si raggiunge presto questa barriera ossea, invece la rotazione verso l’interno è limitata solo da alcuni legamenti che possono allungarsi fino a una certa misura.

In questo caso i legamenti coinvolti nel trauma sono: il peroneo-astragalico anteriore che è sempre colpito,
il peroneo-astragalico posteriore che è stirato solo in casi abbastanza gravi e il peroneo-calcaneare che viene leso solo nei casi più gravi.


Il dolore si avverte nella zona superiore esterna del piede ed eventualmente nella regione interna, in rari casi si
 percepisce a livello del tendine d’achille, coincide infatti con i legamenti lesionati.

Gli elementi che predispongono alla distorsione sono:

Un’instabilità data da una precedente distorsione.

Le ricadute dopo un salto.

Un trauma da contrasto fisico (calcio).

La mancanza d’allenamento.

Terreno di gioco sconnesso.

Calzature non adatte al tipo di sport praticato.

Iniziare l’allenamento senza un adeguato riscaldamento muscolare.

Appoggio del piede non corretto.


L’articolazione Tibio-Tarsica si può considerare come un organo di senso per la presenza di tantissimi recettori tendinei, muscolari e articolari. Questi corpuscoli servono per inviare al SNC le informazioni captate da quest’articolazione riguardanti la postura e assicurano un adattamento posturale adeguato alle situazioni della vita quotidiana e dello sport.

Nelle forti distorsioni si può lesionare un tendine dei muscoli peronei, quelli nella regione laterale della gamba, oppure una tendinite - tenosinovite traumatica.

I peronieri (peroneo breve, peroneo lungo e peroneo terzo) sono stirati nella distorsione classica in inversione della caviglia.

Quali sono i sintomi?

gonfiore e rossore;

dolore nella zona antero-laterale del piede, tra il malleolo esterno e le ultime 3 dita che può essere lieve ma anche insopportabile.

instabilità nella deambulazione:

riduzione della funzionalità del piede.

Le distorsioni sono classificate in base all’entità della lesione:

1° grado: stiramento dei legamenti senza lesione;

2° grado: lesione parziale dei legamenti;

3° grado: lesione totale di almeno un legamento;

Il dolore di solito è localizzato sotto al malleolo esterno, in rari casi è al tendine d'achille e inferiormente al malleolo interno.

Il legamento peroneo astragalico anteriore è molto resistente, è possibile che uno stiramento durante una distorsione crei una frattura peroneale da strappamento, cioè il legamento dà origine a un distacco parcellare di un pezzo dell'osso.


Cosa fare? Il trattamento

Ogni distorsione è diversa dalle altre, quindi necessita di un trattamento personalizzato indicato dal fisiatra o dall’ortopedico, qui sono contenute le linee guida generali.

Il paziente nelle prime 24/36 ore vedrà tumefazione, calore, rossore o la caviglia violacea, proverà dolore e difficoltà nei movimenti.

Il trattamento iniziale consiste nel protocollo “RICE”: riposo, crioterapia (ghiaccio), la compressione e l'elevazione dell’arto per favorire il riassorbimento dell’edema dovuto all’infiammazione.

Generalmente si applicano impacchi di argilla bagnata che su un paziente giovane e sportivo in un paio di giorni dovrebbe sgonfiare la caviglia.


Il ghiaccio si applica tre volte al dì per venti minuti, ma non si può tenerlo a contatto con la pelle per evitare ustioni, si mettono 3-4 cubetti in un bicchiere d’acqua e si tengono nella borsa del ghiaccio che può essere a contatto con la pelle.

La Crioterapia ha un effetto anestetico, diminuisce il tono muscolare ed ha un azione di vasocostrizione, in tal modo riduce moltissimo le conseguenze del processo flogistico.

Questo trattamento va eseguito finché il piede è rosso e caldo, generalmente si consiglia per le prime 24/36 ore, dopo questo periodo insistere con il ghiaccio rallenterebbe il processo di guarigione dei tessuti.

La cosa più importante della riabilitazione dopo una distorsione è iniziare prima possibile una cauta mobilizzazione perché è dimostrato che il movimento velocizza la guarigione, mentre l'immobilizzazione la rallenta o addirittura la blocca.

Se il legamento è completamente spezzato, non tutti concordano sulla necessità di un intervento.

I difensori della chirurgia ritengono che seguendo solo il programma di fisioterapia potrebbe rimanere un’instabilità residua.

I sostenitori del programma di riabilitazione mediante terapia fisica ed esercizi ritengono che un eventuale operazione comporti rischi e controindicazioni evitabili oltre alla formazione di aderenze.



La fisioterapia

La fase d’immobilizzazione non può essere lunga perchè non è curativa e rende il paziente più timoroso e rigido.

Terminata questa breve fase, gli obiettivi della riabilitazione sono:

L’attenuazione o scomparsa del dolore per riprendere le attività quotidiane: lavoro, guidare, sport ecc.

Il miglioramento del trofismo muscolare, cioè la forza dei muscoli stabilizzatori della gamba allo scopo di favorire un buon controllo dell’articolazione.

Riacquistare la capacità propriocettiva, vale a dire rieducare il piede al perfetto controllo posturale e del movimento.

Maggior ampiezza dell’escursione articolare.

Alcune distorsioni di 3° grado necessitano di uno stivale gessato o di un ortesi per 3/4 settimane perché secondo molti autori si può evitare la soluzione chirurgica.

Tanti pazienti non si operano e non utilizzano gessi o tutori, ma tornano all'attività sportiva dopo pochi 2/3 mesi.

Chi si sottopone ad intervento necessiterà di un programma di riabilitazione da 5 a 8 settimane e potrà riprendere gli allenamenti degli sport che comportano maggiori rischi di recidiva (calcio, pallavolo, basket ecc.) dopo almeno 4 mesi.

Il ritorno all’attività agonistica dev’essere progressivo e per i primi 6 mesi con un bendaggio funzionale alla caviglia
.


Con la caviglia bloccata dal gesso o da un tutore si possono eseguire delle contrazioni isometriche, vale a dire in assenza di movimento, di 5-10 secondi che permettono di limitare la perdita di trofismo dovuta all’immobilità.

Non è sufficiente rinforzare i muscoli del piede, ma bisogna far lavorare anche i muscoli della coscia e dell’anca.

La prima fase dura una o due settimane dall’infortunio oppure da quando si toglie il gesso nei casi in cui si è resa necessaria l’immobilizzazione
In questo periodo, in base alla gravità della distorsione, si potrà caricare solo parzialmente il peso corporeo sull’arto leso, questo per evitare recidive o riacutizzazioni algiche.

In questo periodo il medico può consigliare l’utilizzo di un bastone, stampelle o bastoni canadesi.


La Rieducazione Propriocettiva.

Dopo un trauma come una distorsione o una frattura non è sufficiente recuperare l'elasticità e la forza muscolare degli arti inferiori, bisogna migliorare l'equilibrio e il controllo posturale statico e dinamico per evitare recidive.

A questo scopo è nata la rieducazione propriocettiva che si esegue mantenendo posizioni o svolgendo degli esercizi utilizzando degli attrezzi che rendono difficoltoso il mantenimento dell'equilibrio; in questo modo si prepara il corpo ad affrontare le condizioni instabili che capitano nella vita quotidiana e durante l'attività sportiva.

Appena si può appoggiare la metà del proprio peso sulla caviglia infortunata, la prima terapia da svolgere è costituita da esercizi propriocettivi a terra, sulle tavolette instabili o sui cuscini morbidi.

Rinforzo muscolare, recupero dell'articolarità ed eliminazione del dolore.

L'attività propriocettiva è sicuramente la più importante, da sola quasi basterebbe, ma per il dolore residuo si consigliano terapie manuali di riposizionamento articolare; nella maggior parte dei casi il danno alla caviglia non è lo stiramento dei legamenti, bensì lo spostamento del perone rispetto alla tibia, ovvero la sublussazione del perone.

Quando si appoggia il piede con la caviglia in inversione il legamento peroneo-astragalico anteriore tira il perone in avanti e lateralmente rispetto alla tibia.

Per il gonfiore sono utili le terapie fisiche, in particolare la tecar terapia e la magneto terapia.

In questa fase si dovrebbero eseguire cauti esercizi di stretching per mantenere l’escursione articolare in flesso-estensione.
Evitare la distensione muscolare in prono-supinazione ed inversione-eversione potrebbe stirare ulteriormente i legamenti lesi aggravando la condizione del piede.

Per quanto riguarda il rinforzo muscolare bisogna contrarre in maniera isometrica i flessori plantari e dorsali oltre ad esercizi a corpo libero.

Per evitare che i muscoli dell’arto inferiore s’indeboliscano a causa del minor utilizzo del piede, è opportuno eseguire degli esercizi per la muscolatura della coscia e dell’anca, principalmente del quadricipite che risente più degli altri muscoli a causa dell’immobilità.

Per questo scopo si può effettuare un ciclo di elettroterapia con le correnti di Kotz che sono le più indicate per mantenere o recuperare la forza.

La cosa più importante è rispettare la soglia del dolore durante lo svolgimento della fisioterapia, se si esagera con gli esercizi si può riacutizzare il dolore oltre a rendere insopportabile il trattamento per il paziente.

Si possono eseguire dei bagni di contrasto immergendo il piede prima in una bacinella con acqua a 16° e subito dopo in un'altra con temperatura di 41° circa.

Questa terapia ha un azione alternata di vasocostrizione-vasodilatazione che fa da pompa migliorando la circolazione sanguigna e velocizzando la riparazione dei tessuti.

Il bendaggio funzionale è indicato per ridare stabilità alla caviglia e per permettere agli atleti un più rapido ritorno alle gare, inoltre è utilissimo per prevenire ulteriori distorsioni.

Il bendaggio ha un azione meccanica, antalgica e psicologica, limita certi movimenti pericolosi perchè si “sovrappone” ai legamenti lesi abbassando il rischio di recidive.

La seconda fase della riabilitazione dura dalle 2 alle 4 settimane in base alla velocità di recupero, si prosegue con:

1. esercizi per l’equilibrio e propriocettivi più difficili;

2. rinforzo muscolare con carichi maggiori;

3. incremento progressivo della distensione muscolare;

4. deambulazione con cambi di ritmo e direzione.


Dagli esercizi propriocettivi con la tavoletta instabile rettangolare si passa a quella rotonda.

Si cerca di rimanere in stazione eretta su un piede solo ad occhi chiusi appoggiando con tutta la pianta e se si riesce anche solo sulla punta o sul tallone.

Per il rinforzo muscolare si eseguono prima esercizi per il potenziamento del tricipite surale: (gastrocnemio e soleo) a catena cinetica chiusa che si possono svolgere sul leg-press, con piegamenti sulle punte dei piedi o contro la resistenza degli elastici.

Quando il dolore diminuisce si potenziano con gli elastici e successivamente si allungano i muscoli peronieri e tibiali con esercizi di prono-supinazione, eversione-inversione e flessione dorsale.

Per migliorare la coordinazione e l’equilibrio è indicato un programma di deambulazione sui talloni, sulle punte, con cambi di direzione e di ritmo.

La fase riabilitativa include anche attività sportive che non comportano rischi particolari come: ciclismo, nuoto o canottaggio.

La ripresa dell’attività sportiva sarà preceduta da una preparazione atletica personalizzata e graduale per ottimizzare la tecnica.

Si consiglia sempre di parlarne al proprio medico curante .

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16/05/2011 scritto da BAT-ENZO