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ERNIA ADDOMINALE


L’ernia addominale è una patologia che affligge milioni di persone, anche se solo una piccola parte di queste ricorre alle cure mediche. Molti, infatti, sono coloro che, per paura dell’intervento chirurgico, sopportano disturbi più o meno gravi che, generalmente, tendono a peggiorare con il passare del tempo. C’è, inoltre, il pericolo di un aggravamento improvviso, che, di solito, esige l’intervento chirurgico d’urgenza, con i rischi collegati.
La riparazione di un’ernia inguinale senza complicanze è, al contrario, un’operazione semplice, veloce e poco invasiva, che pone fine ai fastidi che l’ernia provoca e sicuramente evita ogni futuro imprevisto.

Cos’è un’ernia addominale?


L’addome è come una grossa scatola che contiene il fegato, lo stomaco, l’intestino e altri organi.
Le pareti di questa scatola sono costituite da diversi strati: il più interno è il peritoneo.
Il peritoneo è una pellicola trasparente, delicata e sottile che tappezza le pareti dell’addome, proprio come la carta da parati riveste internamente le pareti di una stanza, con la differenza che, mentre la carta da parati s’interrompe in corrispondenza di porte, finestre e prese elettriche, il peritoneo non s’interrompe mai.
Gli strati più esterni delle pareti addominali sono costituiti da muscoli, tendini, grasso e infine dalla pelle.

Queste pareti hanno, nella specie umana, dei punti deboli, in genere dove i vasi sanguigni le attraversano, perforandone gli stati muscolari e tendinei.
L’ernia si forma quando un organo addominale è spinto fuori e comincia a farsi strada nello spessore della parete addominale, in corrispondenza di uno di questi punti più cedevoli, sino a sporgere sotto la pelle come un rigonfiamento più o meno evidente.
Gli organi che più comunemente erniano , vale a dire attraversano la parete addominale sino a far capolino sotto la pelle, sono il piccolo intestino e delle escrescenze di grasso attaccate all’intestino che i medici chiamano epiploon.
Poiché la membrana peritoneale non ha interruzioni, l’ernia deve per forza spingerla in fuori davanti a sé, ed il peritoneo, in quel punto, si estroflette come il dito di un guanto, formando il “sacco dell’ernia”. Le ernie addominali hanno, perciò, il sacco , una specie di dito di guanto costituito dalla pellicola peritoneale, e quel che è dentro il sacco, in pratica un pezzo d’intestino o quelle escrescenze di grasso che sono attaccate all’intestino.

I punti della parete addominale più deboli si trovano all’inguine dove si formano le ernie inguinali, poco sotto l’inguine dove compaiono quelle crurali, in corrispondenza dell’ombelico, o, più raramente, in altri punti, come accade per le ernie epigastriche che si trovano sulla linea di mezzo sopra l’ombelico o quelle pararettali che si localizzano in basso di lato, a destra o a sinistra.

Cause dell'ernia addominale

In molti casi, poi, il rigonfiamento erniario si trova sotto la cicatrice di un intervento chirurgico o di un trauma vecchio o recente. Se è certo che le ernie sbucano nei punti più deboli della parete addominale, è evidente che non tutti gli uomini avranno, nel corso della vita, un’ernia: ci sono, perciò, anche altri motivi che ne causano la comparsa.
In molte persone l’ernia è causata da sforzi ripetuti nel tempo, come avviene in certe attività lavorative, in alcuni sport o in persone che soffrono di tosse o stitichezza persistenti. In molte altre persone la causa è da ricercare in un’esagerata debolezza di quei punti della parete addominale, già di natura fragili, per cause congenite o perché il paziente ingrassa o dimagrisce eccessivamente o per le gravidanze. Nell’uomo il viscere che esce a formare l’ernia inguinale, può scendere fino ad entrare nel sacco scrotale. Questa situazione può capitare anche nei bambini e deriva da un errore della natura, prima della nascita, durante la discesa dei testicoli. I medici parlano, in questi casi, di “ernia congenita ”.

In molte persone la tumefazione erniaria si manifesta in certe situazioni: durante gli sforzi o sotto i colpi di tosse, e scompare, quando si sdraiano o se fanno una delicata compressione con la mano sul rigonfiamento erniario. In questi casi i medici parlano d’ernia “riducibile”, che vuol dire che il contenuto del sacco può facilmente uscire e rientrare nell’addome. Quel che non torna mai nell’addome, invece, è il sacco e, per questo motivo, la tumefazione ritornerà perché, l’organo erniato, prima o poi, andrà di nuovo ad abitare il suo sacco. Con il passare del tempo, inoltre, il foro della parete addominale attraverso cui l’ernia fuoriesce, tende ad allargarsi e favorisce, in questo modo, l’uscita di porzioni d’intestino o di grasso sempre più grandi, causando un progressivo aumento del rigonfiamento e, di conseguenza, un peggioramento dei fastidi. L’ernia, di solito, provoca fitte dolorose o una sensazione di continuo disagio, di peso, specie durante gli sforzi, nel camminare a lungo, nel sollevare pesi, con la tosse o per i movimenti intestinali.


Come si è detto, le complicazioni sono l’aspetto più pericoloso delle ernie e possono trasformare una malattia banale in una condizione molto pericolosa.

Ernia irriducibile

Molte persone si accorgono che la loro ernia, che di solito compariva solo a momenti, in determinate condizioni o durante certe attività, pian piano non riesce più a rientrare, diventa, cioè, irriducibile. A causare questo cambiamento sono delle aderenze che si formano tra l’organo erniato e il sacco. Sebbene questa condizione non sia pericolosa sul momento, può precedere episodi più gravi, ed in ogni caso peggiora i fastidi.

Strozzamento

Talora, invece, un’ernia diventa irriducibile all'improvviso e, contemporaneamente, molto dolorosa: si manifestano forti dolori diffusi all’addome, vomito, malessere generale e l’intestino si blocca.
Questi segni ci fanno capire che l’ernia è andata incontro alla più temibile delle sue complicanze: lo strozzamento.
Questo succede, quando il contorno del foro della parete addominale, la porta attraverso cui l’ernia è uscita, si stringe attorno all’intestino erniato proprio come le mani dello strangolatore si stringono sul collo della sua vittima.
La pressione praticata sulla parete dell’intestino blocca la circolazione del sangue e, in pochissime ore, la porzione d’intestino erniato va in gangrena e si rompe, il contenuto fecale fuoriesce e provoca una gravissima infezione.
In queste situazioni non c’è tempo da perdere e il paziente deve essere operato d’urgenza.
Questo può accadere nei momenti meno opportuni: come durante una vacanza in posti bellissimi ed esotici, ma privi d’ospedali moderni, alla vigilia di un esame o di un impegno di lavoro importante o quando il paziente non è, per altri motivi, nelle migliori condizioni di salute.

Terapia e prevenzione

Tutti questi problemi possono essere evitati con un intervento programmato con calma, nell’ospedale di nostra fiducia, nel momento che preferiamo e quando le nostre condizioni di salute sono al meglio.
Oggi, l’intervento riparatore può essere eseguito anche in anestesia locale, consente al paziente di alzarsi immediatamente dal letto, camminare da subito, non costringe a passare neppure una notte in ospedale e permette di riprendere dal giorno dopo una seppur leggera, attività lavorativa.
Il periodo post-operatorio non è doloroso e il rischio di recidiva, cioè di ricomparsa dopo un intervallo di tempo più o meno breve dell’ernia, è molto basso.

Questi vantaggi sono il frutto di un cambiamento nel metodo chirurgico. Nel passato, infatti, la debolezza della parete che aveva condizionato la formazione dell’ernia, era riparata con una sutura, in parole povere la cucitura del foro nei muscoli della parete, attraverso cui il viscere esce.
Così facendo i muscoli sono tirati, messi in trazione, il che causa dolore dopo l’intervento e porta ad una certa percentuale di ricadute. Nonostante questi inconvenienti, l’intervento tradizionale, ideato dall’italiano Bassini, è praticato con successo anche oggi ed ha guarito, per decenni, milioni di persone, in tutto il mondo.

L’uso di reti di materiali sintetici, tollerate perfettamente dal nostro organismo senza alcun problema, ci consente, oggi, di riparare il danno della parete addominale, senza mettere in trazione i muscoli, riducendo il dolore e il rischio di ricadute, semplicemente applicando queste reti sotto la pelle ed i tendini, sul buco dell’ernia, dopo aver rimesso dentro l’addome il sacco e l’eventuale contenuto.
Le reti (mesh ) sono, infatti, il punto d'appoggio su cui si sviluppa naturalmente una cicatrice che rinforza in modo valido la parete. C’è, inoltre, la possibilità d’operare in laparoscopia , vale a dire senza incidere la pelle, ma con i classici tre fori attraverso cui il chirurgo introduce la telecamera e gli strumenti per riparare l’ernia.

Bisogna sapere, infine, che quando ci si accorge d’avere un’ernia, l’unica possibilità di cura è l’intervento chirurgico. Qualsiasi altro provvedimento - cinti, sclerosanti o compressioni - è da evitare assolutamente perché non è risolutivo e può cagionare altri inconvenienti.
Sono veramente pochi, infatti, i casi in cui un intervento, così semplice ed innocuo, è controindicato.


Si consiglia sempre di parlarne al proprio medico curante .

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04/07/2011 scritto da BAT-ENZO