Crea sito


   SALUTE


Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante.
Nessuna responsabilità è assunta riguardo ai liberi commenti inseriti dai visitatori del sito.
I precedenti consigli, riconducibili a pratiche con scopi terapeutici, non assicurano alcun tipo di garanzia sul fatto che effettivamente queste terapie, sebbene riportate accuratamente, correttamente e senza contravvenire alla legge, possano sostituire l'intervento di un medico tradizionale.



PATOLOGIA DA MEDUSE

Le meduse sono organismi trasparenti e poco visibili che di notte si illuminano diventando fosforescenti: il contatto con questi organismi così affascinanti procura delle ustioni particolarmente dolorose.


Che cos'è
Le meduse sono organismi dalla struttura molto semplice: sono costituite da un corpo centrale da cui si dipartono i tentacoli che possono variare in numero, dimensioni e lunghezza.

Sulla superficie delle meduse sono presenti degli organuli microscopici chiamati cnidociti o cnidoblasti che nel citoplasma contengono un particolare corpicciolo chiamato nematociste: quando le meduse toccano un corpo estraneo gli cnidociti espellono con violenza le nematocisti che penetrano nel corpo estraneo iniettando tossine.

Le biotossine prodotte dalle meduse non sono state tutte descritte dal punto di vista chimico, sono infatti molto numerose e possono indurre danni cutanei e sintomi sistemici soprattutto a carico dell'apparato respiratorio, cardiovascolare e nervoso.
Queste biotossine sono inattivate dal calore e digerite dagli enzimi proteolitici intestinali: per questo motivo le meduse vengono definite velenifere e non velenose perché sono innocue se ingerite.

Le meduse sono aumentate notevolmente anche nei mari italiani: sono incapaci di movimenti autonomi e vengono trasportate dalle correnti e dalle onde.

Sono più presenti nelle zone dove il litorale è abbastanza aperto e in presenza di un notevole circolo di corrente.
Il loro aumento è dovuto all'innalzamento della temperatura dell'acqua e dalle primavere poco piovose e poi dalla progressiva scomparsa dai nostri mari dei loro principali predatori come tonni, pesce spada e tartarughe marine.

La medusa più pericolosa che si ritrova sulle coste italiane, in particolare sui litorali del Tirreno è la pelagia nocticula, che vive sia in superficie che in profondità, di giorno è poco visibile perché trasparente, mentre di notte è fosforescente per cui è facile avvistarla.


Prevenzione
Per prevenire le ustioni da medusa in commercio esistono diversi prodotti che vanno applicati su tutto il corpo e funzionano come repellenti.
Tutte le ditte produttrici di questi prodotti hanno studiato attentamente il pesce pagliaccio o pesce anemone che popola le fantastiche barriere coralline dell'Oceano Indiano orientale, il mar Cinese e l'Oceano Pacifico Occidentale.

Il pesce pagliaccio è in grado di instaurare con le anemoni, animali subacquei dotati di numerosi tentacoli velenosi, un particolare tipo di simbiosi.
L'anemone è un predatore che sfrutta le sue cellule urticanti per catturare i pesci dei fondali corallini: il pesce pagliaccio vive all'interno dell'anemone nascosto e protetto dai fitti tentacoli di quest'ultimo che non lo intaccano per la presenza, fra il pesce pagliaccio e l'anemone, di uno strato di muco esterno protettivo, che il pesce pagliaccio è in grado di secernere dopo il primo contatto con gli cnidoblasti.

I prodotti protettivi contro le meduse, in generale, agiscono su 4 fronti: rendono difficoltoso l'attacco dei tentacoli della medusa sulla cute umana, mimano il sistema di autoriconoscimento delle meduse; interferiscono con la trasduzione del segnale nelle cellule responsabili della puntura; riducono la pressione all'interno delle cellule con conseguente rallentamento del processo di rilascio delle sostanze urticanti.
Di solito per svolgere tutte queste sostanze i repellenti sono a base di estratto di plancton e di glicosaminoglicani.

Sintomi
Le ustioni da medusa sono di tipo accidentale e capitano ai nuotatori e ai bagnanti che accidentalmente possono venirne a contatto.
Si può venire a contatto con le meduse anche maneggiando le reti da pesca, calpestandole sul bagnasciuga, toccando frammenti di medusa presenti sulle tavole da surf, nuotando e venendo a contatto con nematocisti staccatesi dal corpo o dai tentacoli a seguito di un maroso e disperse nell'acqua.

Il contatto con la medusa genera un dolore istantaneo, urente che regredisce in un tempo variabile da pochi minuti a diverse ore talvolta giorni.

La reazione cutanea più comune dopo il contatto con la medusa è quella orticariosa localizzata di natura tossica sono possibili anche reazioni vescicolo bollose ed edematose con sintomi soggettivi come prurito, bruciore e dolore anche molto intensi.
Oltre alla sintomatologia cutanea l'ustione da medusa può indurre sintomi generali come mal di testa , nausea, vomito, vertigini, dispnea, dolori addominali, senso di angoscia, cardiopalmo, crampi muscolari e parestesie.

Talvolta, anche se raramente, dopo l'ustione da medusa compaiono sequele inusuali come reazioni granulomatose persistenti ritardate, eruzioni cutanee ricorrenti che insorgono a distanza varia dalla prima e unica puntura.

Talvolta, per fortuna raramente, dopo l'ustione si può presentare atrofia del grasso sottocutaneo, granulomi anulari, cicatrici ipertrofiche, contratture e discromie ipo e ipercromiche.

Cure e terapie
Il trattamento delle ustioni da meduse è soprattutto di tipo sintomatico e aspecifico, perché non sono ancora state identificate tutte le tossine delle diverse specie di medusa.

Dopo un'ustione da medusa è bene verificare che non vi siano parti di medusa attaccate alla pelle e se ce ne sono è importante eliminarle delicatamente con le mani, adeguatamente protette, ed evitando i movimenti di sfregamento che, altrimenti, potrebbero indurre la scarica delle nematocisti ancora integre presenti.

La parte interessata va lavata con acqua di mare o acqua salata tiepida, va evitato l'uso dell'acqua dolce che essendo ipotonica può favorire lo scoppio delle nematocisti.
Se la lesione è avvenuta su un arto si può usare un laccio emostatico a monte della sede interessata per impedire il ritorno venoso ed evitare un'ulteriore immissione di veleno in circolo.
Qualunque sia il punto dell'ustione comunque, è bene tentare di limitare al minimo i movimenti per ridurre il più possibile la quota di tossine immesse in circolo attraverso la pompa muscolare.

Bisogna evitare di grattarsi o strofinarsi con la sabbia o utilizzare sostanze come ammoniaca, aceto, alcool o succo di limone che peggiorano solo la situazione.
Per alleviare il dolore è corretto ricorrere al ghiaccio: il freddo infatti, riesce a ridurre la risposta infiammatoria e l'edema localizzato ed è in grado di deprimere l'eccitabilità delle terminazioni nervose libere e delle fibre nervose periferiche.
Molto efficace può rivelarsi anche l'applicazione di gel astringente al cloruro di alluminio che esplica attività antipruriginosa e blocca la diffusione delle tossine.

Si possono applicare anche corticosteroidi sotto forma di creme o lozioni; in caso di lesioni con reazioni eritemato-edematose importanti o di orticaria persistente si ricorre all'uso di corticosteroidi e antistaminici per via sistemica.

Si consiglia sempre di parlarne al proprio medico curante .

torna ad home page

 

QUESTO sito NON RAPPRESENTA UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA NESSUNA
PERIODICITÀ, PERTANTO, NON PUÒ CONSIDERARSI UN PRODOTTO EDITORIALE AI SENSI DELLA
LEGGE N. 62 DEL 7.03.2001.
L'AUTORE NON HA ALCUNA RESPONSABILITÀ PER QUANTO RIGUARDA gli articoli scritti che sono presi da altri blog o siti SITI da i QUALI  DECLINO OGNI RESPONSABILITÀ PER GLI EVENTUALI ERRORI ED INESATTEZZE RIPORTATI NEL sito E PER GLI EVENTUALI DANNI DA ESSI DERIVANTI

14/06/2011 scritto da BAT-ENZO