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16 marzo 2011
IN MAROCCO, IL MAKHZEN UCCIDE IN SILENZIO

Mentre gli occhi del Mondo sono sulla Libia, lo Stato marocchino continua tranquillamente con la sua repressione contro il Movimento del 20 Febbraio.
Di Zineb El Rhazoui


Due nomi, due facce, Fadoua e Karim, due vittime dell’arbitrarietà, certamente non gli unici, ma il loro triste destino ha emozionato il Marocco. Karim Chaib di 21 anni ha perso la vita nei violenti disordini che hanno scosso la città di Sefrou, dopo le manifestazioni del 20 febbraio. Un video mostra numerosi poliziotti che si scagliano contro di lui in una strada della città mentre si sentono le urla indignate di alcune donne. Anche se la scena si è verificata davanti a testimoni, questo non ha impedito alle autorità di “mascherare” il suo crimine. Karim è stato sepolto di prima mattina in presenza di un numero molto limitato di membri della famiglia, senza che i risultati dell’autopsia siano stati resi pubblici.

Ma, altri video della città dominano le forze della repressione, come uno che mostra un membro dell’Associazione Marocchina dei Diritti Umani steso a terra, e insanguinato e nel quale accusa i membri della polizia Giudiziaria di averlo picchiato e derubato del suo telefono cellulare.
Altre immagini insopportabili sono quelle di Fadoua Laroui di 25 anni originaria di Souk Sebt. E’ stata la prima donna che si è bruciata dopo che è stata espulsa dalla sua casa e si è ritrovata per strada con i suoi due figli. A Fadoua Laroui è stato negato l’accesso ad una casa popolare con il pretesto che era una madre single e che, quindi, non poteva essere considerata capo famiglia.
Centinaia di persone l’hanno accompagnata al suo funerale senza che le autorità abbiano rilasciato alcun tipo di dichiarazione sul suo caso.
In altre città ci sono state morti inspiegabili, come i cinque cadaveri carbonizzati trovati in una filiale della banca saccheggiata a Al Hoceima. Gli arresti sono centinaia e sono stati annunciati secoli di prigionia per i manifestanti. I racconti sulle torture e prigionie arbitrarie sono legione, l’Esercito è stato dispiegato in alcune città come Dajila, dove i “marocchini dell’interno” hanno commesso aggressioni contro il popolo sahraui sotto lo sguardo complice delle forze dell’ordine, come è avvenuto alcuni mesi fa a El Aaiun dopo lo smantellamento dell'accampamento di Gdeim Izik.

Tutto questo avviene mentre lo Stato marocchino continua a mostrare il suo discorso sulla democrazia e canta lodi sui suoi progressi. Fino ad ora, Mohamed VI non ha dato nessun segnale in favore delle rivendicazioni del Movimento del 20 febbraio. Sono trapelate solo alcune indiscrezioni di riorganizzazione ministeriale attraverso gli opachi muri del Palazzo Reale, voci alle quali i giovani hanno già risposto durante le manifestazioni di Domenica in varie città in Marocco: “Non vogliamo che il re nomini i ministri più competenti, vogliamo che smetta di nominare i ministri”, hanno insistito.


Di fronte a queste legittime rivendicazioni, lo Stato risponde al momento, con minacce e insulti telefonici in piena notte, intimidazioni, ecc, in quella che sembra essere la strada scelta dallo Stato per fermare il cambiamento che vuole imporre una grande parte della popolazione.


Gli esempi abbondano. La sezione locale di Rabat dell’AMDH, dove i giovani del 20 febbraio si riuniscono, è stata presa d’assalto la notte del 27 febbraio e il vignettista Khalid Gueddar è scappato per un pelo ad un accoltellamento vicino casa sua nella capitale marocchina il giorno precedente.
Il Makhzen CERCA d’imporre il terrore con metodi di altri tempi, pur continuando a vendere l'immagine dello Stato moderno e più "aperto" rispetto ad altri paesi della regione. Tra il disprezzo dei suoi dirigenti e la compiacenza europea, il popolo marocchino è deciso a continuare la lotta per conquistare i suoi diritti.
 


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08/04/2011 scritto da BATENZO