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01 marzo 2011
LE RIVOLUZIONI SPONTANEE NEI PAESI ARABI E LA PISTA DEL DENARO

I Rothschild hanno organizzato le rivoluzioni in Tunisia ed Egitto per eliminare le banche islamiche dai mercati emergenti del nord d’Africa.


La Tunisia ha vissuto una crescente liberalizzazione dell’economia durante l’ultimo decennio: nel biennio 2010-2011, secondo il Rapporto di Competitività Globale del World Economic Forum, è stato classificato come il paese più competitivo dell’Africa, così come il 32° paese economicamente più competitivo a livello mondiale. Le grandi popolazioni musulmane del nord d’Africa sono una grande opportunità di business per la banca islamica e per altri affari.
Dictaduraglobal.es

Contrariamente alla credenza popolare, le finanze del mondo sono controllate da “banche centrali” private che si presentano come banche del governo in quasi tutti i paesi del mondo (La Corte d’Appello degli Stati Uniti ha stabilito che la Federal Reserve –banca centrale degli USA- è di proprietà privata: 680 F.2d 1239, Lewis c. Stati Uniti d’America N° 80-5905).
Anche se è un segreto gelosamente custodito, i Rothschild e i suoi partner possiedono la maggior parte delle azioni delle banche centrali (Federal Reserve Directors: A study of Corporate and Banking Influence, Committee on Banking, Currency and Housing, House of Representatives, 1976, Charts 1-5) (Mullins Eustace: Secrets of the Federal Reserve, 1983). Con pochissima influenza da parte dei governi, le economie di Tunisia, Egitto, Yemen, Giordania e Algeria sono strettamente controllate dalle banche centrali dei Rothschild e il loro Fondo Monetario Internazionale.
I motivi: seguire la pista dei soldi.
Le banche islamiche hanno tolto terreno ai Rothschild in Medio Oriente, dato che non si applicano interessi (secondo la Sharia) e stanno crescendo molto rapidamente tra la popolazione musulmana del mondo,
e ( in tempi economici catastrofici) sono più stabili rispetto alle banche occidentali.
Sebbene sia positivo che la gente si liberi della tirannia dei dittatori, dovrebbe essere liberata anche dalla tirannia del controllo economico e dalla schiavitù. La questione morale pertinente è: “Il fine giustifica i mezzi”?
Il genero dell’ex presidente della Tunisia Ben Alì, Sakher El Materi ha aperto la prima banca islamica in Tunisia, Banque Zitouna, il 26 maggio 2010. La Banque Zitouna è la prima banca islamica nella regione del Magreb (Africa del Nord). E questa banca era il primo passo verso il nuovo programma di Ben Alì di ampie riforme, “Tunisia, un polo dei Servizi Bancari e Centro Finanziario Regionale” che avrebbe tolto potere e benefici alla Banca Centrale della Tunisia appartenente ai Rotschild e soci.
Il Telegraph (19 ottobre 2010) ha informato sull’apertura dell’offerta del megaprogetto di “Tunisia: porto finanziario” del presidente Ben Ali, affinchè la Tunisia divenisse il centro finanziario regionale del nord d’Africa e anche di più : “La banca islamica d’investimenti, la Gulf Finance House (GFH) e il Governo della Tunisia hanno creato il primo centro finanziario offshore nel nord dell’Africa. Il Centro farà parte del Porto Finanziario della Tunisia, una zona di sviluppo di 3000 miliardi in Tunisia….GFH, con sede in Barhrein, si aspetta che il centro permetta alla Tunisia di trarre vantaggio dalla sua posizione strategica nel Mar Mediterraneo e funzionare come ponte tra l’UE e le economie in veloce crescita del nord d’Africa (e l’Africa sub sahariana).


“Tuttavia, nonostante l'atmosfera negativa attuale, il potenziale della banca islamica dell’Egitto è enorme e bisogna aspettarsi ulteriori movimenti di Abu Dhabi Islamic Bank in Egitto, possibilmente sotto forma d’acquisto”, secondo l’Executive Magazine (08.02.2011) il quale riferisce che “Un recente rapporto dell’intelligence sugli affari in Medio Oriente esprimeva più chiaramente quando ha detto: “Se Abu Dhabi Islamic Bank può offrire con successo i suoi prodotti islamici, gli si aprirà l'intero mercato. Abbiamo già visto alcune banche locali iniziare la promozione dei loro prodotti islamici in vista dell’imminente competizione per accaparrarsi i clienti”.


“E’ evidente che le banche islamiche nel Golfo stanno anticipando il giorno in cui i loro mercati interni saranno saturi. E sembra che l’Egitto sarà in prima linea nello sviluppo della banca regionale e delle finanze islamiche”.

“I paesi africani come l’Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia e il Sudan sono interessati negli esercizi di sukuk (obbligazioni islamiche). Gambia ha esordito con un accordo sukuk di 166 milioni di dollari venduto privatamente agli USA nel 2006 (International Finance Review-Reuters-, 2008).

L’articolo del New York Times: “La banca islamica cresce basandosi sulla ricchezza petrolifera, approfittando dei non musulmani” (22 novembre 2007) informa che:
“L’aumento della ricchezza petrolifera porta la banca islamica- che aderisce alle leggi del Corano e la sua proibizione dagl'interessi- a collocarsi a livello mondiale….Oltre ai prestiti islamici, ci sono le obbligazioni islamiche, carte di credito islamiche ... I prestiti e le obbligazioni che sono conformi al Corano e sono disponibili negli Stati Uniti ....


“Questa è un’impresa che si sta trasformando da impresa di nicchia a impresa pienamente globale”, secondo Khawaja Mohammed Salman Younis, direttore generale delle operazioni in Malesia della Kuwait Finance House, che è la seconda banca islamica più grande del mondo”. Nei prossimi 3-5 anni le banche islamiche si vedranno in Australia, Cina, Giappone ed altre parti del mondo”.
“Nella banca islamica, i finanzieri sono obbligati a condividere i rischi dei creditori, che significa che i depositanti sono trattati come altri azionisti, guadagnando una quota dei profitti. Le offerte finanziarie assomigliano ai contratti di locazione con opzione di acquisto, per i piani di pagamento a lungo termine, l’acquisto congiunto e gli accordi di vendita o alleanza”.

“La corsa alle finanze islamiche è soprattutto un tentativo di sfruttare 1,5 milioni di dollari di fondi che stanno vagando per tutto il Medio Oriente, soprattutto a causa dei prezzi del petrolio… Questi investimenti hanno contribuito a rilanciare l’economia in tutto il mondo mussulmano in un momento di crescente conservatorismo religioso fra i 1.600 milioni di seguaci dell'Islam. Il risultato è un’espansione della richiesta dei servizi finanziari che aderiscono alla legge islamica…



“E mentre le maggiori banche islamiche sono nei ricchi stati del Golfo, i mercati potenziali più attraenti sono in Turchia e Africa del Nord e tra i musulmani europei…”
“….Anche i non musulmani stanno approfittando di una crescente gamma di prodotti islamici che offrono rendimenti competitivi. Ad esempio, David Ong-Yeoh, un dirigente di pubbliche relazioni stanco di preoccuparsi dell’aumento dei tassi d’interesse sul suo mutuo a tasso variabile, l’ha rifinanziato con un prestito a tasso fisso per 30 anni di un istituto finanziario islamico. Adesso, paga le rate periodiche che comprendono un margine di profitto per la banca.
“Le condizioni sono migliori rispetto ai prestiti convenzionali”, secondo David Ong-Yeoh, di 41 anni.


“La finanza islamica evita anche altre pratiche proibite. I banchieri che soddisfano la Shariah non possono ricevere o fornire fondi per qualunque cosa implichi alcol, giochi d’azzardo, pornografia, tabacco, armi. Secondo la banca islamica questi sono i limiti che qualunque investitore socialmente cosciente può supportare, musulmano o no. Sono previsti anche richiami più severi sul divieto che la banca islamica ha sugli interessi, che deriva dal divieto del Corano all’usura.
“Questa è una posizione che ha una lunga tradizione religiosa e storica. L’interesse è ripetutamente condannato nella Bibbia. Aristotele lo ha denunciato, i romani lo limitarono e la chiesa cristiana primitiva lo aveva vietato….”


“La convinzione che l'interesse sia ingiusto sostiene le finanze islamiche…L’accumulo di benefici è mal visto dal Corano a meno che i risparmi sono destinati ad uso produttivo".
“Il denaro deve essere usato per migliorare il paese o l’economia”, dice Maraj, “Il denaro non può creare denaro”.

“Le banche islamiche non possono nemmeno occuparsi degli scambi di denaro. Nel modello delle finanze islamiche, le banche devono muovere fondi attraverso un concetto di gestione di fondi”, ha detto
 Rafe Haneef, Capo della Banca Islamica in Asia del Citigroup.
“Infatti, la banca islamica dovrebbe funzionare più come un’azienda di venture capital che come banca convenzionale. Il capitale degli investimenti è un concetto islamico”., secondo Haneef.
“Difensori della banca dicono che questo requisito di distribuzione dei rischi aiuta a ridurre il tipo di abusi che hanno portato al disastro dei mutui subprime negli USA. Gli intellettuali (islamici) considerano non islamico il sovraccarico di un cliente con un debito o investire in una compagnia che abbia un eccessivo debito”.


Il Washington Post nell’articolo “La banca islamica: Stabile in tempi traballanti” (31 ottobre 2008) ha informato: “Man mano che le grandi istituzioni finanziare occidentali barcollano una dopo l’altra nella crisi delle ultime settimane, un altro settore finanziario sta guadagnando nuova fiducia: la banca islamica. I difensori della vecchia pratica che vedono la Sharia come una guida che proibisce l’interesse e commercia con il debito, hanno promosso le finanze islamiche come una cura per la crisi finanziaria mondiale”.


Questa settimana, il ministro del commercio del Kuwait, Ahmad Baqer, è stato citato nel dire che la crisi globale del sistema porta sempre più paesi ad usare i principi islamici nel funzionamento delle loro economie. Il sottosegretario del tesoro, Robert M.Kimmet, durante la sua visita a Jiddah, ha detto che gli esperti della sua agenzia hanno studiato le caratteristiche della banca islamica.
“Anche se l’industria di miliardi di dollari della banca islamica deve affrontare le sfide della crisi nel settore immobiliare e i prezzi delle azioni, i suoi difensori dicono che il sistema si protegge dal tipo di collasso fuori controllo che ha colpito tante istituzioni. Da una parte, l’uso di strumenti finanziari come i derivati, colpevoli della bancarotta di giganti bancari, di assicurazioni e di investimento, è vietato per l'eccessiva possibilità di rischi.

“Il bello del sistema bancario islamico e il motivo per cui può essere usato come sostituto dell’attuale mercato è il fatto che si promette solo ciò che si possiede [ contrariamente al sistema di riserva frazionaria della banche occidentali]. Le banche islamiche non sono protette se l’economia è in declino, soffrono ma non lasciano nessuno in panne sostiene Majed al-Refaie, che dirige la Unicorn Investment Bank con sede nel Bahrain.

“Il principio teologico dietro il sistema bancario islamico è una legge sacra che dichiara che l’accumulo di interessi è una forma di usura, la quale è proibita nell’Islam. Nel mondo moderno questo si traduce in un approccio nei confronti del denaro diverso da quello occidentale: i soldi non possono stare fermi e generare altri soldi. Per crescere devono essere investiti in attività produttive.
“ ‘Nella finanza islamica non puoi ricavare denaro dal nulla, sostiene Amir al-Faisal, membro del consiglio di amministrazione di Dar al-Mal al-Islami, una holding che possiede diverse banche islamiche e istituti finanziari. ‘I nostri affari devono essere legati a un’attività economica reale, come un bene o servizio. Non si può ricavare denaro dal solo denaro. È necessario avere un edificio che è stato concretamente acquistato, aver reso un servizio, o aver venduto un bene’.

I banchieri di questo sistema islamico assimilano i correntisti a partner – il loro denaro viene investito e loro condividono i profitti o, nel caso, le perdite. (Nelle interviste fatte, i banchieri non sono riusciti a rammentare casi in cui i depositanti avessero perso denaro; a loro dire, questo dimostra che le banche usano quei fondi solo in investimenti a basso rischio)”

È facile capire perché i Rothschild e loro soci delle banche occidentali convenzionali sarebbero minacciati dalla competizione di un più conveniente e conservatore sistema bancario islamico.

Verso la fine del 2008, il ministro delle finanze francese, Christine Lagarde, ha annunciato l’intenzione della Francia di far diventare Parigi ‘la capitale della finanza islamica’ e ha aggiunto che diverse banche islamiche avrebbero aperto filiali nella capitale francese nel 2009. Fonti francesi stimano che quest’area di mercato finanziario può valere dai 500 ai 600 miliardi di dollari e potrebbe crescere mediamente
 dell’11 percento annuale.

John Sandwick, amministratore delegato della Encore Management, società di asset management svizzera, ha descritto l’apertura di diverse banche islamiche in Svizzera come ‘la corsa al controllo del primo premio che oggi vale centinaia di miliardi ma nel futuro varrà migliaia di miliardi di dollari di ricchezza islamica.”

“Secondo Standard and Poor’s, gli investimenti del sistema bancario islamico sono stati di circa 400 miliardi di dollari in tutto il mondo nel 2009. A novembre del 2010, The Banker ha pubblicato la sua più recente autorevole lista dei 500 migliori istituti finanziari islamici con l’Iran in testa.”
(StockAnalyst, 8 febbraio 2011)

L’International Business Times, nel commentare l’apertura della Zitouna (Islamic) Bank lo scorso 28 maggio, ha riferito che “il Nord Africa ha iniziato ad abbracciare la finanza islamica dopo essere rimasto per anni a guardare in disparte, in parte per incanalare più petrodollari del golfo arabo verso la regione...
la Tunisia ha una delle economie più aperte della regione e attrae investimenti sostanziosi dalla UE, trend che dovrebbe essere accelerato nel 2014 cioè quando, secondo il governo, il dinar tunisino sarà pienamente convertibile”.

Il Global Islamic Finance News ha riportato il 31 maggio scorso che “la Zitouna Bank cerca di creare anche una dimensione regionale nelle sue attività, in particolare nel Maghreb, quanto più possibile così da poter diventare la prima banca specializzata che non appartiene a gruppi bancari stranieri... La banca inoltre cercherà di costruire profondi rapporti con le banche del Maghreb e mediterranee per garantire il flusso necessario per le operazioni finanziarie dei propri clienti. I dirigenti della banca hanno rimarcato il fatto che l’istituto finanziario ha stabilito rapporti con 12 banche islamiche in collaborazione con l’istituto delle banche islamiche nel Bahrain.

La formazione della Zitouna bank era stata annunciata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Tunisina il 10 settembre 2009. Tunisia e Marocco hanno autorizzato la finanza islamica nel 2007, in parte per incanalare più investimenti verso i settori a veloce crescita del turismo e immobiliare.

La Zitouna Bank di El Materi, data la sua parentela con Ben Ali, si stava espandendo in Tunisia a livelli di monopolio. El Materi ha costruito un potente impero affaristico: ha operato nel settore delle news e dei media, nei sistemi bancari e servizi finanziari, settore dell’automobile, navigazione e crociere, immobili e agricoltura, industria farmaceutica e lo scorso 22 novembre ha acquistato il 50% delle partecipazioni in Orascom Telecom per 0,2 miliardi di dollari.

L’appena inaugurato Tunis Financial Harbour è stato sul punto di diventare il centro della finanza regionale del Nord Africa e, con la sua posizione strategica nel mar Mediterraneo, di diventare un ponte tra la UE e le crescenti economie nord africane e dell’Africa subsahariana.

Il 20 gennaio 2011, la Zitouna Bank, prima banca islamica della Tunisia è stata confiscata dalla Banca Centrale della Tunisia, dei Rothschild. La banca di proprietà di Sakher El Materi, genero trentenne del deposto leader tunisino Zine El Abidine Ben Ali è stata posta sotto “il controllo” della banca centrale. Materi si trova ora a Dubai. La mossa è stata fatta il giorno dopo l’arresto di 33 persone legate a Ben Ali per crimini contro la nazione. La televisione di stato ha mostrato il materiale sequestrato consistente in oro e gioielli. Anche la Svizzera ha congelato i beni della famiglia di Ben Ali.


Le banche islamiche dell’Egitto minacciate dalla rivoluzione dei Rothschild
Il vecchio Potter contro Harry Bailey
Il seguente scenario sembra tratto dal film del 1946 di Frank Cappa: “It’s a wonderful life”, dove Il Vecchio Potter (Rothschild) preleva i tradizionali risparmi e prestiti di Harry Bailey( Banca islamica):
I prodotti delle banche islamiche (halal) non sono penetrati in modo significativo nel Nord Africa, tranne che in Egitto. “...Ci sono diverse banche islamiche che operano in Egitto: Faisal Islamic Bank, Al Baraka Egypt (Al Ahram Bank) e Abu Dhabi Islamic Bank NBD . . .Ci possono essere anche altre” sostiene Blake Goud, esperto in finanza islamica (The Review – Middle East, 31 Gennaio 2011)”... e i rischi di una corsa allo sportello nella banca dovrebbe preoccupare chi ha interesse nel sistema bancario islamico nel mondo perché potrebbe essere un test sulla resistenza delle banche islamiche alla crisi.

“Ciò che si vuol dire è che la situazione egiziana, che potrebbe costituire una splendida opportunità per il popolo egiziano, potrebbe mostrare una debolezza all’interno del sistema bancario islamico se dovesse dimostrarsi problematica. Il rischio maggiore per ogni banca è che con la corsa agli sportelli la banca non possa affrontare i prelievi dei correntisti con i liquidi presenti in banca in quel momento. Questo porta la banca a trovare liquidi in altri modi. Nella maggior parte dei casi può ottenere un prestito interbancario da un’altra banca che le permette di affrontare i prelievi. Se altre banche dovessero esitare a prestare il denaro per l’incertezza sulla qualità dell’asset, allora la banca dovrà ricorrere al deposito interbancario della banca centrale, che effettua il deposito come ultima risorsa.

“La chiave delle banche islamiche è che esse non possono avvantaggiarsi del mercato dei depositi interbancari, né possono ottenere prestiti o effettuarli alla banca centrale perché quei prestiti prevedono interessi. L’unica alternativa è quella di trovare altre banche (in genere islamiche) disposte a estendere il principio della Sharia ai prestiti bilaterali, spesso ricorrendo al Murabaha. In un paese come l’Egitto dove il settore bancario islamico è una piccola parte dell’intero sistema bancario, esso non crea un rischio sistemico se le banche dovessero fallire, ma lo creerebbe ai correntisti delle altre banche islamiche del paese e a livello globale. Se dovesse succedere che il rischio della corsa agli sportelli in una banca islamica non può essere fermato da qualcuno, che sia una banca straniera, una multilaterale come l’Islamic Development Bank o la banca centrale egiziana (attraverso misure di emergenza), allora la fiducia nelle banche islamiche potrebbe subire conseguenze.

“Se nessuna di queste opzioni è attuabile, la banca dovrà cercare i fondi vendendo suoi asset, molti dei quali (prestiti) sono caratterizzati da illiquidità nel breve termine. Dovrà allora perdere nella vendita per ottenere la liquidità necessaria per coprire i prelievi. Se questa situazione continua e la banca vende parecchi asset scontati, il bilancio della banca sarà negativo (il valore delle attività meno quelli della passività) e diventerà insolvente (solo dopo la fase dell’illiquidità). Questo è il pericolo fondamentale del sistema bancario da una prospettiva di stabilità finanziaria. Se molte banche si trovano davanti a una corsa agli sportelli e devono vendere gli asset, la corsa potrebbe diventare incontrollabile e contagiosa. Anche una banca solida davanti a una corsa agli sportelli può diventare insolvente.

“La perdita della fiducia non è solo un colpo alla reputazione e all’ego dei banchieri islamici. Essa renderebbe più difficile la capacità delle banche islamiche di attirare e ritenere correntisti e potrebbe innalzare i costi per attirare correntisti. Questo potrebbe rendere la banca, alle stesse condizioni, meno redditizia (essa trae profitto dalla forbice tra il ritorno sui fondi investiti e il costo dei fondi prestati dai correntisti). Minore rendimento significa minor capacità di attrarre gli investitori per le banche islamiche perché si limitano le possibilità di incremento del capitale attraverso offerta di azioni ( o almeno di incremento della diluizione con gli azionisti). E diminuisce la disponibilità di integrazione del capitale così come dei dividendi con gli azionisti.

“Quindi, è importante che le banche islamiche in Egitto riescano a superare la corsa agli sportelli semmai dovesse verificarsi così come si vocifera, non solo per quegli azionisti delle banche ma anche per il settore delle banche islamiche.”

Al contrario, Bloomberg sostiene che “le banche egiziane potrebbero dover affrontare i prelievi dei clienti all’apertura delle operazioni, diventando tra le imprese più colpite dal sollevamento nazionale contro il presidente Hosni Mubarak. ...Il governatore della banca centrale Farouk El-Okdah ha riferito in un’intervista telefonica lo scorso 29 gennaio che la sua banca ha una riserva di 36 miliardi di dollari, sufficienti per soddisfare i clienti casomai dovessero decidere di ritirare i propri fondi. Il suo vice, Hisham Ramez, ha affermato che il deposito interbancario “funzionerà correttamente” quando le banche saranno riaperte. Ha aggiunto che sarà la situazione della sicurezza a determinare la data.

“Mohamed Barakat, presidente della banca statale Banque Misr e capo dell’associazione bancaria nazionale, ha detto in un’intervista telefonica, con riferimento ai rischi della corsa agli sportelli, che “i prestatori egiziani sono ‘parecchio liquidi’ ”, con un rapporto di prestito-deposito del 53%. [...] “Il tasso interbancario egiziano offerto, cioè il tasso che le banche chiedono per prestarsi denaro reciprocamente, è di 16 mesi all’8,5%”.

Gli scopi: sponsorizzare gli attivisti per la democrazia

Queste rivoluzioni dei Rothschild sono operate con la pretesa di portare democrazia e di deporre i despoti, ma il vero obiettivo è quello di creare un caos iniziale e il vuoto di leadership, quindi di offrire velocemente la soluzione: istaurare un burattino che farà gli interessi economici dei Rothschild. Il cittadino guadagna la libertà di espressione e di associazione ma viene asservito sotto l’aspetto economico.

Queste rivoluzioni sono molto probabilmente coordinate ai livelli più alti dal Rothschild International Crisis Group. Mohamed El Baradei è stato già preparato a fare il leader in Egitto. El Baradei è un fiduciario dell’International Crisis Group. Un altro consigliere di questo gruppo è Zbigniew Brzezinski. George Soros siede nel comitato esecutivo. Gli ultimi due sono personaggi onnipresenti per conto dei Rothschild.

Le rivoluzioni appartengono allo stesso programma politico delle ‘rivoluzioni colorate’ non violente. Queste rivoluzioni hanno avuto successo in Serbia (in particolar modo la rivoluzione dei Bulldozer del 2000), in Georgia con la Rivoluzione rosa del 2003, nella rivoluzione arancia Ucraina del 2004 nella rivoluzione dei cedri nel Libano e (sebbene più violenta delle precedenti) nella rivoluzione dei Tulipani del Kyrgyzstan nel 2005, e nella rivoluzione dei gelsomini in Tunisia. La rivoluzione verde iraniana del 2009 non ha avuto successo.



Il multimilionario liberale, George Soros, ha finanziato la formazione di attivisti nel Nord D’Africa.
Il Guardian ha riportato il 26 novembre 2006 i nomi di chi era “direttamente coinvolto” nell’organizzazione delle rivoluzioni dei colori: la Open Society Foundation di George Soros, il National Endowment for Democracy (NED), l’International Republican Institute e la Freedom House. Anche il Washington Post e il New York Times hanno parlato di un sostanziale coinvolgimento dell’occidente in alcuni di questi eventi.

Gli attivisti di Otpor in Serbia hanno dichiarato che le pubblicazioni e la formazione che hanno ricevuto dall’Albert Einstein Institution con sede negli Stati Uniti erano state strumentali al disegno delle loro strategie. L’Albert Einstein Institution è fondato dalla Soros Foundation e dal NED. (Wikipedia)

Il Globe &Mail nell’articolo ‘Rivolta della Georgia porta il marchio di Soros, del 26 novembre 2003, ha scritto che “[l’Open Society Institute di Soros] ha inviato un attivista di 31 anni di Tbilisi di nome Giga Bokeria, in Serbia per farlo incontrare con i membri del movimento Otpor (Resistenza) per imparare come sono state usate le manifestazioni per strada per abbattere il dittatore Slobodan Milosevic. Allora, durante l’estate, la fondazione di Soros pagò un viaggio di andata e ritorno agli attivisti di Otpor verso la Georgia, che hanno tenuto un corso di tre giorni insegnando a più di mille studenti come inscenare una rivoluzione pacifica”.



Optpor è stata creata da Soros in Serbia ed ha formato attivisti per altre rivoluzioni colorate.
Molti manifestanti nelle strade in Egitto indossavano le magliette di Otpor. E Otpor le consegna durante le sedute di formazione. Questo per far notare che potrebbe esserci un legame tra Soros e i manifestanti tunisini.

Nel 2007-2008 la Freedom House [fondata da Soros e dal Middle Eastern Partnership Initiative (MEPI)] ha diretto il seguente programma: “New Generation of Advocates, un programma finanziato dal MEPI che sostiene gli attivisti giovani della società civile che operano per il cambio politico pacifico nel Medioriente e Nord Africa, ha promosso la campagna ‘Avvocati contro la corruzione’ in Tunisia”(dal sito di Freedom House). Il gruppo di “giornalisti, avvocati e altri attivisti che sostengono le riforme democratiche” hanno incontrato il segretario di stato Condoleeza Rice, in viaggio da Washington in occasione dell’International Human Rights Day, il 10 dicembre 2008. A maggio del 2009, il segretario di stato Hillary Clinton ha incontrato il gruppo di attivisti/dissidenti. Freedom House ha scritto sul proprio sito che il gruppo ha anche incontrato “rappresentanti del governo americano, membri del congresso, organi d’informazione e i think tank... Al ritorno in Egitto, i componenti hanno ricevuto piccole parcelle per avviare iniziative su come sostenere le riforme politiche attraverso Facebook e messaggi SMS”.

Ancora dal sito di Freedom House: “Dal 27 febbraio al 13 marzo 2010, Freedom House ha ospitato 11 bloggers dal Medioriente e Nord Africa per un Tour di studi avanzati dei nuovi media a Washington, D.C.”.

Nel 2010, l’Open Society Institute di Soros ha finanziato un progetto chiamato “ La democrazia può essere suggerita? La promessa dei Media di partecipazione in Africa” descritto nel sito dell’OSI “... Etiopia ed Egitto sono stati l’obiettivo del programma di ricerca; il finanziamento dell’OSI permetterà la diffusione dei progetti in Uganda, Zimbabwe, Tunisia, Eritrea e Rwanda... si spera che possa aiutare a comprendere i nuovi media in Africa e la loro relazione con i processi di democratizzazione. L’obiettivo è anche fare in modo che gli studi possano essere materiale utile per ricerche future”.


Facebook e Twitter sono stati i mezzi principali dell’organizzazione della rivolta in Egitto: “Gli attivisti del movimento egiziano Kifaya (basta) – una coalizione di opposizioni al governo – e il movimento giovanile del 6 aprile hanno organizzato le proteste su Facebook e Twitter...”(Voice of America)

Nel Foreign Policy Journal, il dottor D.K. Bolton scrive il 19 gennaio: “NED[National Endowment for Democracy] e Soros lavorano in tandem, mirano agli stessi regimi e usano gli stessi metodi... Almeno 10 dei 22 direttori del NED sono anche membri del plutocratico think tank, il Council on Foreign Relations...” (Il Council of Foreign Relations è il corrispettivo americano del Royal Institute of International Affairs britannico dei Rothschild: entrambi sono strumenti di controllo plutocratico nascosto alla luce del sole.

La seguente è una lista parziale dei progetti dal sito del NED per il 2009 (ultimo anno disponibile):

In Tunisia l’obiettivo è la formazione di giovani attivisti:

“Forum per il pensiero libero di Al-Jahedh, 131,000 dollari. Per migliorare la capacità e costruire una cultura democratica tra i giovani attivisti tunisini.

“Centro di Ricerca, Studi e Formazione Mohamed Ali [MACRST], 33,5000. Per formare un gruppo di giovani attivisti tunisini in capacità organizzative e di leadership per incoraggiare la loro partecipazione alla vita pubblica. [MACRST] condurrà una 4 giorni di training intensivo per un programma di formatori di un gruppo di 10 giovani attivisti civici su leadership e capacità organizzative; formerà 50 attivisti uomini e donne di età compresa tra i 20 e 40 anni su leadership e decision-making; e lavorerà con gli attivisti formati attraverso 50 visite alle sedi delle loro rispettive organizzazioni.

“Associazione per la promozione dell’educazione (APES), 27,000 dollari. Per potenziare la capacità dei professori nei licei tunisini di promuovere valori civili e democratici nelle loro classi. APES condurrà il laboratorio di training per formatori per 10 professori universitari e ispettori scolastici, e terrà tre seminari di formazione attitudinale per 120 professori di liceo...”

Le suddette organizzazioni e hanno ricevuto i fondi da parte del NED in Tunisia, così come indicato dalle seguenti liste redatte negli anni precedenti:

2008: Il Forum per il libero pensiero di Al-Jadedhha, AJFFT, ha ricevuto 57,000 dollari per formare attivisti tunisini; il MACRST 37,000; il centro arabo tunisino Civitas 43,000 dollari per formare professori in “valori civici” e il Centro Internazionale per l’Impresa Privata, CIPE, 163,000 dollari per “inculcare la dottrina della libera impresa tra gli uomini d’affari tunisini, che riflette il vero obiettivo del NED nel promuovere “la democrazia e i valori civili”: la globalizzazione” (Bolton, 2011)

2007: AJFFT ha ricevuto 45,000 per sviluppare attivisti tunisini; l’Istituto arabo per i diritti civili ha ricevuto 43,900 dollari; il CIPE 175,000; il MACRST 38,500; il Moroccan Organization for Human Rights 60,000 dollari per “rafforzare un gruppo di giuristi tunisini affinche mobilitino i cittadini sulle questioni delle riforme”.

In Egitto, il numero dei progetti del NED è raddoppiato nel 2009 per un totale di 33 progetti per la democrazia di 1,4 milioni di dollari e l’obiettivo si è spostato dalla promozione della libera impresa alla formazione di giovani avvocati dei diritti umani e all’identificazione e formazione di giovani attivisti. Sarà interessante vedere quando e se NED pubblicherà la lista dei progetti del 2010. Un esempio dei progetti del NED per il 2009, dal sito del NED:

L’unione egiziana dei giovani liberali (EULY) 33,300. Per espandere l’uso dei nuovi media tra giovani attivisti e per promuovere idee e valori democratici. EULY insegnerà a 60 giovani attivisti come filmare e diffondere i valori della democrazia. L’unione intende condurre 4 laboratori di due mesi ciascuno per costruire la consapevolezza politica e capacità tecnica per filmare con la partecipazione di giovani coinvolti in ONG.

L’ Andalus Institute for Tolerance and Anti-Violence Studies (AITAS), 48,900 dollari. Per migliorare la comprensione da parte dei giovani del parlamento egiziano e dell’uso da parte degli attivisti regionali delle nuove tecnologie e dei mezzi di responsabilità. AITAS condurrà una serie di laboratori per 300 studenti universitari per aumentare la loro consapevolezza delle funzioni del parlamento e stimolarli a monitorare le attività dei parlamentari. AITAS terrà anche tirocini per giovani attivisti del Medioriente e del Nord Africa per condividere la propria esperienza sull’uso delle tecnologie basate sulla rete nel monitorare i lavori.

Bridge Center for Dialogue and Development (BTRD), 25,000 dollari. Per promuovere l’espressione dei giovani e stimolarli in questioni riguardanti la comunità attraverso i nuovi media. BTRD formerà giovani di età compresa tra 16 e 26 anni nell’uso dei media nuovi e tradizionali perché si occupino di temi riguardanti le loro comunità. BRTD inoltre creerà un sito per i video sui diritti umani e campagne sui nuovi media in Egitto.

Egyptian Democracy Institute (EDI), 48,900 dollari. Per promuovere senso di responsabilità e trasparenza nel parlamento attraverso la partecipazione pubblica e per costruire un’attitudine legislativa. EDI produrrà rapporti trimestrali e terrà seminari per discutere l’attività complessiva del Parlamento e offrire indicazioni sulle proposte di legge nella Assemblea del Popolo. EDI controllerà e raccoglierà prove documentate di corruzione al Cairo e Alessandria.

Lawyers Union-for Democratic and Legal Studies (LUDLS), 20,000 dollari. Per sostenere la libertà di associazione col rafforzamento delle capacità degli attivisti di esprimersi e organizzarsi pacificamente entro i confini della legge. LUDLS formerà 250 giovani attivisti sulla risoluzione pacifica dei conflitti.

Our Hands for Comprehensive Development, 19,200 dollari. Per stimolare i giovani di Minya all’attivismo civico e incoraggiare il volontariato e le iniziative giovanili. Our Hands terrà due meeting pubblici per discutere coi giovani delle sfide e per identificare giovani leader che potrebbero beneficiare di ulteriore formazione. I partecipanti produrranno un breve video sulla partecipazione politica giovanile, svilupperanno e metteranno in atto i piani dei giovani per risolvere i problemi del governatorato. Our Hands fornirà ai giovani di Minya l’opportunità di imparare dall’esperienza degli attivisti e delle ONG del Cairo e di collegarsi ad essi.

“Youth Forum, 19,000 dollari. Per espandersi e mantenere un network di giovani attivisti nei campus universitari egiziani e incoraggiare la partecipazione di studenti universitari alle elezioni dei sindacati degli studenti. e alle attività civiche nei campus...”

NED e Soros hanno iniettato milioni di dollari nella formazione di professori pro democrazia, giuristi, giornalisti e giovani attivisti del Nord Africa. Nel 2009 hanno raddoppiato i loro sforzi di formazione. Perché proprio ora il sostegno a dittatori da 30 anni al potere è stato minato? Il premio sono le economie nord africane in veloce crescita. Tutto questo coincide con gli sforzi di Ben Ali di fare della Tunisia il centro finanziario del Nord Africa e di promuovere il sistema bancario islamico. I Rothschild vogliono che i musulmani del Nord Africano prendano soldi in prestito dalle loro banche e che paghino gli interessi al tasso deciso dalla Banca Centrale dei Rothschild: non vogliono che la gente possa prendere soldi dalle banche islamiche senza pagare alcun interesse. I Rothschild vogliono che i musulmani scambino la loro attuale oppressione politica ad opera di brutali dittatori con il futuro asservimento economico sotto il controllo del banchiere Lord Rothschild


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18/03/2011 scritto da BATENZO