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USCIRE ALL'EURO

Il Sistema scricchiola perché qualcuno lo ha sbilanciato. Il sistema sta cedendo perché qualcuno lo ha creato e gestito in modo da rispondere docilmente ai suoi comandi. I guru dell’altissima finanza internazionale sono quelli che stampano i soldi e che fissano il costo delle materie prime e sono gli stessi che hanno permesso l’avvelenamento a monte della finanza internazionale. Siamo dentro una crisi economica dalle radici finanziarie artificiali e lontane che lasciano intravedere intenzioni tutt’altro che pacifiche. Sottrarre ai popoli della terra le risorse e le possibilità di migliorare le proprie esistenze è un attentato alla persona umana subdolo e vigliacco. L’oro del pianeta, peraltro, non si sa bene dove sia finito. Le conseguenze di queste operazioni maldestramente coperte già si avvertono ed il laboratorio Grecia (dove le rivolte cittadine sono all’ordine del giorno) è li a dimostrarlo. Le oscure entità avide di sofferenza altrui operano senza sosta e senza fretta: il mondo è nelle loro mani e nessuno sembra accorgersene e men che meno tentare di opporsi ai loro piani.

In questo periodo della storia dell’umanità le cose sarebbero dovute andare diversamente. La domanda e l’offerta avrebbero dovuto trascinare la produzione che, ricca di know-how e materie prime, avrebbe dovuto assicurare a tutti benessere e stabilità. Non è stato così. Qualcuno ha deciso che la manodopera dovesse concentrarsi nei paesi orientali e che a quelli occidentali fosse riservato il terziario. Mi sembra evidente come siano state scelte effettuate in alto, molto in alto. Il ‘libero mercato’ non è mai esistito e i passaggi di mano immotivati delle grandi aziende stanno li a dimostrarlo. Chi si oppone ai disegni degli altissimi viene distrutto moralmente e, se non basta, fisicamente.

In questo pericoloso bilico siamo e tutto sembra far presagire il peggio. Nostro compito è quello di restare lucidi e di non perdere mai le nostre migliori qualità. Starà infatti ad ognuno di noi una parte decisiva e la risposta che daremo anche singolarmente a tanto rimestio farà la differenza tra cadere in balia di forze oscure (senza rendercene neppure conto) e restare invece padroni perlomeno della nostra parte interiore, lontani dagli osceni desiderata della nera confraternita.

Un'ottima soluzione per l'Italia sarebbe uscire dall'Euro


I rimedi ai problemi finanziari proposti dalle parti sociali e dai partiti sono meri palliativi, inutili, perché servono solo a tirare avanti di qualche settimana.

La manovra governativa, anche la seconda, è iniqua e recessiva, sbilanciata sul lato delle entrate, e ha mobilitato resistenze insuperabili nel Paese.

Ora il governo, dopo che l’UE l’ha approvata, se la rimangia e ne fa un’altra, non migliore, ma semplicemente congegnata in modo da evitare che si coalizzi un’efficace resistenza, sia civile, che interna alla partitocrazia, la quale vuole conservare i suoi canali di spesa.

La manovra alternativa del PD, invece, frutterebbe solo 1/10 dei 40 miliardi da recuperare e dimostra che l’opposizione non vale nulla, non ha capacità, non ha idee, non ha uomini. Il sistema partitico è oramai solo una zavorra senza capacità di soluzioni e senza valore di rappresentanza. Quindi senza legittimazione.

Sono decenni che in Italia si fanno sacrifici e manovre di risanamento e di adeguamento ai parametri europei, e siamo messi sempre peggio. Nessuno vuole ammetterlo, ma è palese che non funzionano. Il debito pubblico ha sempre continuato a crescere.

Il motore del disastroso processo di indebitamento, su scala mondiale è il monopolio privato e irresponsabile della creazione e distruzione di moneta e credito, in mano a un pugno di banchieri, che controlla le banche centrali, BCE compresa, e ricatta i governi con minacce di declassamento e di non acquisto dei loro titoli del debito pubblico. Essenzialmente, li ricatta a trasferire al settore finanziario crescenti quote di reddito e risparmio dei cittadini e delle imprese.

Recenti dati mostrano che i Paesi che hanno dichiarato di non potere o volere pagare il debito pubblico, dopo il default si sono ripresi bene.

Piuttosto che continuare con manovre depressive e socialmente laceranti, che non risolvono niente da decenni, sarebbe preferibile, per l’Italia, il seguente programma:

1 - uscire dall’Euro ritornando alla Lira;

2 - ripudiare il debito pubblico;

3 - nazionalizzare la Banca d’Italia e sottoporla a una commissione parlamentare;

4 - ripristinare i vincoli di portafoglio e di acquisto dei titoli di stato, come prima del divorzio della Banca d’Italia dal Tesoro;

5 - porre un vincolo costituzionale di pareggio di bilancio.

In tal modo, si eviterebbero tagli depressivi e socialmente laceranti, si risparmierebbe il 22% della spesa pubblica, si azzererebbe il debito pubblico, si potrebbe svalutare la moneta e così rilanciare le esportazioni, gli investimenti, l’occupazione. Non si avrebbe più bisogno di emettere titoli del debito pubblico, salvo in caso di emergenze, ma qualora accadesse li comprerebbe la Banca d’Italia.

Continuare con gli inasprimenti fiscali, con la tassazione di redditi presunti, con i tagli allo stato sociale, ai diritti dei lavoratori – continuare con l’indebolimento del Paese e l’incremento dell’insicurezza e della paura – tutto questo è utile a portare il Paese e la gente in condizioni ottimali per il capitale internazionale che aspira a rilevare dall’esterno l’economia e le risorse, compresi i lavoratori, di un Paese in ginocchio, pronto a lavorare per bassi salari, senza garanzie e tutele. Un Paese dove la gente e le imprese devono svendere i propri beni per debiti, anche fiscali.

A questo pare mirino le politiche e i ricatti di BCE, UE, FMI e società di rating, ovvero quegli enti che rappresentano la maschera della comunità finanziaria sovrannazionale.

Il processo integrativo europeo dell’Europa allargata a 27 membri è finito. La Commissione conta sempre meno. Le decisioni si prendono tra cancellerie di paesi forti, esclusi gli altri. Soprattutto quelle per decidere le mosse della BCE, in modo che salvaguardi innanzitutto la Germania. Questa, assieme ai suoi satelliti e alla sua imitatrice, la Francia, l’ha oramai detto e ripetuto: non accetterà mai di emettere gli eurobond, cioè di mettere in comune il debito pubblico proprio con quello italiano e degli altri paesi eurodeboli.

I Paesi euroforti non accetteranno mai l’integrazione politica con l’Italia non solo per il suo debito pubblico, ma anche perché la classe politica e dirigente italiana è troppo marcia e incompetente: all’estero hanno visto tutti abbastanza, oramai, dalla mafia, alle storie dei rifiuti di Napoli, al bunga bunga, alla giustizia a livelli di Africa Nera. Forse negli anni ’90 pensavano che l’Italia avrebbe eliminato questa classe dirigente e corretto i propri difetti grazie alla pressione dell’Euro, ma ciò non è avvenuto.

All’estero sanno che l’Italia non riesce a riformarsi, a intervenire sui propri vizi strutturali, e che sta declinando da 20 anni incessantemente. Sanno che inevitabilmente uscirà dall’Euro. Sanno che integrarsi politicamente con un Paese come l’Italia sarebbe come impiantarsi una grave malattia. Nessun Paese o azienda efficiente ha interesse a integrarsi con un Paese o un’azienda inefficiente. Ha, per contro, interesse a sfruttarlo/a assumendone il controllo dall’esterno.

La Germania (seguita da altri Paesi forti) è un Paese molto più efficiente, corretto e serio dell’Italia. La sua politica è quindi quella di tenere l’Italia sotto la BCE e gli organismi comunitari, che la Germania può dirigere, al fine di neutralizzarla come Paese concorrente sui mercati internazionali, e di costringerla, prima che finisca per lasciare l’Euro, a pagare i propri debiti in Euro verso le banche tedesche anche al costo di dissanguarsi.

E questa linea politica si sta confermando e irrigidendo nel progredire della crisi.

Giulio Tremonti, il 27 Agosto, parlando ai Ciellini di Rimini, ha non senza ragioni ammonito la Germania ad accettare l’eurobond e a non ostinarsi nella sua politica solipsistica, perché potrebbe finire a suo danno. Ma ostinarsi nelle politiche solipsistiche è ciò che la Germania sta facendo da quando è nata, dal 1871. Non ha mai cambiato linea, nonostante due guerre rovinosamente perse. Il sistema-paese Germania capisce i fatti, non ragioni, moniti e minacce.

Il governo italiano impone al paese sacrifici durissimi e recessivi in nome dell’integrazione europea. Ma l’integrazione europea è finita, per noi. L’Italia non sarà mai integrata.

Quindi sarebbe tempo di rovesciare il tavolo, prima che il governo di centro-destra adesso, e un governo di centro-sinistra domani, facciano qualche altra manovra di salasso, per poi annunciare che, inopinatamente, le manovre non sono sufficienti, e che bisogna alzare l’uva, mettere l’imposta patrimoniale, tagliare le pensioni, "marchionnizzare" tutto il paese immediatamente e senza discutere per pagare gli interessi sui debiti – in ossequio alla curiosa inversione dei ruoli, oramai dilagata in tutto il mondo libero, in virtù della quale lavoratori, imprenditori e consumatori producono la ricchezza che dà valore alla carta prodotta dal settore finanziario e si ritrovano di esso eternamente debitori. Anzi, devono sottomettersi alle sue regole e alla sua morale.

Ripudiare il debito pubblico, dunque, e uscire dall’Euro. Immediatamente, finché non siamo ancora dissanguati.

Alle lamentale di chi ha comperato titoli del debito pubblico italiani e farà l’indignato quando l’Italia non li pagherà, si replicherebbe che li ha comperati sapendo che erano a rischio, che per il rischio ha avuto un premio di maggior rendimento, e che in ogni caso poteva venderli nei mesi scorsi, vista l’aria che tirava. Quindi se la prenda con se stesso.

A chi (banche, perlopiù) li ha ricevuti in garanzia in epoca non sospetta, per l’apertura di una linea di credito non speculativa, si offrirebbe una garanzia sostitutiva.

A Germania e soci, si replicherebbe che i benefici dall’Euro, e ancor prima dallo SME, e prima ancora dalla politica agricola comune, li hanno avuti proprio loro, e a spese e danno dell’Italia, soprattutto in fatto di competitività, di quote di mercato, di occupazione.

Alla BCE si replicherebbe che il suo comportamento è inaccettabile, in quanto non rende nota la quantità di denaro prodotta e la quantità di crediti erogati.

A Bruxelles si replicherebbe che il SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali) viola l’art. 1 e 11 della Costituzione.

L’art. 11, in quanto questo autorizza limitazioni e non trasferimenti della sovranità; li autorizza per fini di tutela della pace e della giustizia, non finanziari, come fatto per la BCE; li autorizza in favore di altri Paesi, non in favore di un organismo sovranazionale, esente da controllo democratico, come è la BCE; li autorizza a condizioni di parità, mentre la presenza nella BCE delle banche centrali di Regno Unito, Danimarca e Svezia, che non sono soggette a Euro e BCE ma partecipano ai suoi utili e alla sua sovranità monetaria anche sull’Italia, viola tale condizione.

Inoltre viola la norma fondamentale: l’art. 1, sia in quanto toglie al popolo la sovranità monetaria ed economica, che è la principale componente della sovranità e del governo, sia in quanto il fine della BCE non è la tutela del lavoro, ma del potere d’acquisto della moneta.

L’art. 1 afferma, per contro, i due principi fondamentali: la sovranità appartiene al popolo, e l’Italia è fondata sul lavoro. Questi principi fondamentali sono limiti assoluti, o controlimiti, a quanto possono disporre trattati internazionali come quello di Maastricht che costituisce il sistema della BCE. Un trattato, quindi, illegittimo ed eversivo dell’ordine costituzionale, come tutte le controparti dell’Italia dovevano sapere
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21/09/2011 scritto da BATENZO