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vulcanologia




ETNA



 

Paese Italia
Regione Sicilia
Provincia Catania
Altezza 3343 m s.l.m.
Ultima eruzione 2009[1]
Coordinate 37°44′00″N 15°00′00″E
Altri nomi e significati Mongibello, (Mungibeddu in siciliano)


 E' il vulcano più noto di tutta Italia e il più grande d'Europa. Si trova in provincia di Catania, con oltre 3mila metri d'altezza. La sua attività effusiva dalla fessura apertasi il 13 maggio 2008 prosegue sull'alto fianco orientale ancora oggi. La fessura, presente tra circa 3mila e 2.700 metri di quota, è stata interessata da un degassamento più o meno continuo ma localizzato in alcune sue porzioni, secondo l'ultimo bollettino del centro di monitoraggio.

Le sue eruzioni più note sono quella del 1614, quella del 1969 in cui la lava raggiunse Catania distruggendo i paesi circostanti, nel 1928 in cui fu distrutta Mascali, nel 1971, nel 1981 che interessò la ferrovia e il centro di Randazzo, quella del 1991 con circa 473 giorni di attività`, nel 1992 a Zafferana; in periodi più recenti si ricordano quelle del 2002 con la distruzione di Piano Provenzana e i danni a Acireale, Santa Venerina, Giarre; nel novembre 2007 una spettacolare eruzione portò le polveri e la cenere su Messina.

L'Etna come vulcano è una risorsa naturale di rara bellezza per la Sicilia, l'Italia, il mondo. Come montagna è un rilievo di assoluto rispetto, il quinto monte più alto d'Italia con la sua altezza variabile a causa delle eruzioni che oscilla intorno ai 3320-3350 metri. In molti ghiacciai europei si scia ad altitudini inferiori. La sua collocazione sovrastante il golfo di Catania e dunque la sua vicinanza al mare rendono ancor più imponente e affascinante il suo aspetto e attira ogni anno centinaia di migliaia di visitatori da tutto il globo. L'immaginario comune di un vulcano richiama alla mente ambienti ostili e privi di vegetazione. Ma queste condizioni si ritrovano solo oltre i 2000-2500 metri sull'Etna. Nelle fasce intermedie del vulcano si ritrova un ambiente florido e ricco di vegetazione che permette meravigliose escursioni.

Sono numerosi i nomi che l'uomo nella storia ha attribuito a questo splendido vulcano. Etna non è un termine siciliano in quanto non armonizza con le disposizioni fonetiche del dialetto regionale. L'origine di tale nome, il cui significato è Montagna, è da attribuire agli elimi, i primi abitatori dell'isola. Altro nome, oggi in disuso, è Mongibello, che non significa Monte Bello come erroneamente molti pensano, infatti questo termine deriva dal latino "Mons" e dall' arabo "Gibel" (montagna);

i dominatori arabi rimasero stupiti dalla maestosità del vulcano e cosi pensarono di chiamarlo il Monte, come per dire la montagna per eccellenza. I siciliani sentendo nominare spesso la parola Gibel agli invasori si convinsero che questo fosse il nome del vulcano e dunque si abituarono a chiamarlo Mons Gibel. Tuttavia le popolazioni etnee e i catanesi della nostra epoca preferiscono chiamare il vulcano "a muntagna", termine che in sé racchiude il rapporto di riverenza, ma anche di rispetto e gratitudine, che l'Etna instaura spontaneamente coi "figli" della sua terra.

Al momento (inizio 2011), l'Etna si trova in una nuova fase di attività eruttiva intermittente. Dopo uno sciame sismico sulla faglia Pernicana (versante nord-orientale) il 2-3 Aprile 2010, sono avvenute delle emissioni di cenere dal cratere a pozzo sul versante orientale del cono del Cratere di Sud-Est nel pomeriggio dell'8 Aprile 2010. Da quella data fino a fine Giugno 2010 il cratere a pozzo si è progressivamente allargato dovuto ad una serie di crolli, i più significanti nella mattinata del 19 Giugno 2010. Dal 25 Agosto in poi sono avvenute diverse esplosioni (freatomagmatiche o freatiche) alla Bocca Nuova, accompagnate a metà Novembre da emissioni di cenere largamente juvenile dal Cratere di Nord-Est. Alla fine del 2010 e nei primi giorni del 2011 ha ripreso una intermittente attività stromboliana al cratere a pozzo sul fianco orientale del cono del Cratere di Sud-Est. Questa attività culmina, nella notte fra il 12 e il 13 gennaio 2011, con una spettacolare fontana di lava e l'emissione di una colata lavica verso la Valle del Bove.


Alcuni dei più di 300 crateri di fianco dell'Etna, sul versante orientale del vulcano poco dopo l'alba del 5 novembre 2006. In primo piano i due conetti (Monti De Fiore) formatisi durante l'eruzione di gennaio-marzo 1974, al centro il Monte Nuovo (eruzione 1763) e nello sfondo il Monte Lepre, di età possibilmente medievale.

 

NEWS
lunedì 29 agosto
CONTINUA L'ETNA AD ERUTTARE


Giorni dopo l’episodio precedente, il Nuovo Cratere di Sud-Est stamattina all’alba ha prodotto il 12° parossismo dall’inizio dell’anno, come spiegano gli esperti della Sezione di Catania dell’Ingv. Questo episodio è stato particolare per l’apertura di una nuova frattura eruttiva sul fianco sud-orientale del cono piroclastico formatosi intorno al cratere, lungo la quale si sono alzate diverse fontane di lava, e che ha emesso una larga colata di lava su un percorso più a sud rispetto a quello delle colate precedenti. Il cono piroclastico ha subito forti modifiche alla sua morfologia, soprattutto per la parziale distruzione del suo fianco sud-orientale dovuta all’apertura della nuova frattura eruttiva. Tuttavia, gli orli meridionale e settentrionale sono ancora cresciuti in altezza. Questo episodio ha prodotto un’alta colonna eruttiva, che si è piegata verso sud-est, causando ricadute di cenere e lapilli fra altro a Zafferana Etnea, Fleri, Viagrande, e Trecastagni.

Questo episodio è stato preceduto, come quelli precedenti, da un’attività inizialmente molto discontinua e debole, che è cominciata con una singola esplosione alle ore 00.52 GMT (= ore locali -2) del 28 agosto, seguita a partire dalle ore 15.17 GMT da una serie di emissioni di cenere dal Nuovo Cratere di Sud-Est. All’imbrunire era visibile una debole, sporadica attività stromboliana, che nel corso della notte si è gradualmente intensificata. Alle ore 03.15 GMT del 29 agosto è avvenuto un primo trabocco lavico attraverso la profonda lacuna nell’orlo orientale del cratere, generando una colata in direzione della Valle del Bove. Dalle ore 03.40 GMT in poi, l’attività stromboliana si è progressivamente intensificata, e verso le 04.05, due bocche eruttive all’interno del cratere emettevano delle fontane laviche pulsanti alte circa 100 m. Nel corso dei seguenti 10 minuti, queste fontane sono cresciute notevolmente in altezza, e si è osservata la formazione di una densa colonna eruttiva, che si è alzata alcuni chilometri sopra la cima dell’Etna prima di spostarsi verso sud-sudest. Allo stesso tempo, una piccola colata di lava cominciava ad uscire dalla zona interessata dal collasso del fianco est-sudest del cono durante il parossismo del 20 agosto.

Alle 04.20 GMT, il fianco sud-orientale del cono piroclastico si è fratturato con l’apertura di una serie di nuove bocche eruttive fino alla base del cono, dalle quali si sono alzate diverse fontane di lava (vedi la foto in alto); poco dopo è apparsa una nuova, larga colata lavica alimentata da queste bocche, che si è riversata in direzione della Valle del Bove, però più a sud rispetto alla colata emessa in precedenza. Per i 20 minuti consecutivi, l’attività di fontanamento lavico è continuata a tutte le bocche, sia all’interno del cratere sia sulla nuova frattura eruttiva, mostrando una graduale flessione a partire dalle ore 04.30 GMT. Le fontane di lava dalle bocche all’interno del cratere sono passate ad emissione di cenere poco dopo le 04.40, mentre la bocca più bassa sulla nuova frattura eruttiva continuava a produrre getti di lava incandescente fino alle ore 04.50 GMT. L’emissione di cenere è continuata, ad intensita in diminuzione, fino alle ore 05.15 GMT circa

17 agosto 2011
CATANIA / Il vulcano siciliano Etna sta regalando in questi giorni di agosto uno spettacolo dietro l’altro, anche se gli abitanti del posto seguono con apprensione l’evolversi della situazione.
Questa mattina il vulcano ha mostrato tutta la sua creatività, facendo uscire dal suo cono dei veri e propri anelli di fumo, cerchi perfetti come quelli di un accanito fumatore .


Il 12 agosto il vulcano ha saputo incantare i numerosi turisti con una nuova fuoriuscita di lava dai suoi crateri. Una fitta colonna di fumo si è innalzata dalla cima dell’Etna, oscurando a tratti anche il sole.
La lava si è alzata fino a 500 metri e la nube di cenere ha raggiunto anche alcuni centri abitati come Milo, Zafferana Etnea e Giarre. Per il celebre vulcano siciliano, si tratta del decimo fenomeno eruttivo nel giro di un mese.

 


Etna: tutti i dettagli dell’eruzione

La sezione di Catania dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ha pubblicato l’analisi dettagliata dell’ottavo episodio parossistico dell’anno che si è verificato nella serata di ieri dal cratere posto sul fianco orientale del cono del Cratere di Sud-Est. L’evento è stato sostanzialmente una
ripetizione dei parossismi precedenti, con emissione di una colata lavica verso la Valle del Bove, fontane
 di lava che hanno raggiunto altezze massime di 450-500 m, e una nube di cenere che è stata spinta dal vento verso est.

I primi segni di una ripresa dell’attività eruttiva dal cratere sono stati osservati nella serata del 28 luglio, quando ha avuto luogo una debole e sporadica attività stromboliana che si è del tutto esaurita nella notte. Durante tutto il giorno 29 il cratere è rimasto in uno stato di quiete.

Dalle prime ore del mattino del giorno 30 luglio erano visibili sporadici bagliori in corrispondenza del cratere, che sono andati progressivamente aumentando in frequenza ed intensità. Verso le ore 10.00 (locali), il cratere mostrava una intensa attività stromboliana accompagnata de forti detonazioni, con brandelli lavici espulsi in aria per alcune decine di metri, che ricadevano all’interno del cratere e nelle immediate vicinanze del suo orlo. Una sottile cenere vulcanica veniva contemporaneamente emessa dalla bocca eruttiva, che veniva spinta dai venti verso i quadranti orientali del vulcano. Inoltre, dall’orlo orientale del cratere sgorgava un piccolo trabocco di lava che percorreva un centinaio di metri, raffreddandosi rapidamente.
Quest’attività eruttiva, segnata anche da un sensibile aumento del livello medio del tremore vulcanico, rimaneva sostanzialmente costante fino al primo pomeriggio, quando subiva un deciso decremento di intensità, sia in termini geofisici che vulcanologici.

Verso le ore 19.00 (locali), il livello medio del tremore tornava a risalire, contestualmente ad una evidente ripresa dell’attività stromboliana. Verso le ore 19.30, iniziava ad essere nuovamente evidente un pennacchio di gas e cenere, che continuava ad essere sospinto dai venti verso Est. L’attività stromboliana aumentava progressivamente di intensità in modo più rapido rispetto alla mattinata, fino a formare getti continui di lava incandescente verso le ore 21.30 (locali). Contestualmente, prendeva vigore anche un cospicuo trabocco lavico, che nelle ore successive si sarebbe allargato a ventaglio per circa 3 km di lunghezza lungo la parete occidentale della Valle del Bove, raggiungendone il piede (circa 2000 metri di quota sul mare) verso le ore 23.00 (locali). Il pennacchio di ceneri e lapilli era preso in carico dai venti e sospinto verso Est, ricadendo al suolo sul quadrante orientale del vulcano.


Durante la sua fase di massima intensità, i brandelli lavici erano violentemente espulsi fino ad una altezza valutata in circa 450-500 metri rispetto all’orlo craterico, ricadendo abbondantemente lungo i fianchi esterni del con piroclastico, fino ad una distanza di circa 200-300 metri. I jet di lava incandescente emergevano almeno da due punti posti all’interno del cratere e sul suo fianco orientale, secondo un allineamento orientato circa Ovest-Nordovest-Est-Sudest.

Dalle ore 23.30 (locali) in poi, l’attività eruttiva decresceva di intensità, fino a cessare del tutto poco dopo la mezzanotte. I flussi lavici, tuttavia, rimanevano ancora mobili ed incandescenti per scorrimento gravitativo per alcune ore, pur raffreddandosi rapidamente poichè non più alimentati.
Nel suo complesso, questo ottavo episodio parossistico è durato meno di un giorno, con una fase iniziale caratterizzata da debole attività stromboliana lunga circa 10-12 ore, ed una fase di fontana di lava concentrata in due-tre ore. L’episodio è avvenuto 5 giorni e mezzo dopo quello precedente, nella mattinata del 25 luglio, così raccorciando ulteriormente l’intervallo fra un parossismo e l’altro. Dall’inizio dell’anno, gli intervalli fra episodi parossistici sono quindi stati di 36, 51, 32, 58, 10, 6 e 5.5 giorni.

Si è trattato inoltre dell’episodio più intenso da quello iniziale, nella notte fra il 12 e 13 gennaio, con fontane di lava sostenute, diversamente dagli episodi precedenti con fontane piuttosto pulsanti e raramente più alte di 250-300 m. La colata lavica prodotta dal parossismo del 30 luglio ha superato in lunghezza quelle emesse fra febbraio e il 25 luglio, raggiungendo il terreno pianeggiante a nord e nord-est di Monte Centenari.


Il vecchio cono del cratere di Sud-Est (a sinistra), e il cratere attivo posto sul suo fianco orientale (a destra), durante la fase di crescità nell’intensità di attività stromboliana, verso le ore 20.35 (locali) del 30 luglio 2011.

La Sezione dell’Ingv di Catania ha pubblicato l’analisi dell’ottavo episodio parossistico dal Cratere di Sud-Est dell’Etna, spiegando che nella serata di ieri (30 luglio 2011) si è verificata l’ennesima eruzione di questo periodo dal cratere posto sul fianco orientale del cono del Cratere di Sud-Est, dando vita a una spettacolare attività stromboliana. L’evento “è stato sostanzialmente una ripetizione dei parossismi precedenti“, spiegano gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con emissione di una colata lavica verso la Valle del Bove, fontane di lava che hanno raggiunto altezze massime di 450-500 metri (!! elevatissime!) e una nube di cenere che è stata spinta dal vento verso est.


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30/08/2011 scritto da BATENZO