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  vulcanologia




NEWS Febbraio 2011

 

Attività dei vulcani siciliani durante il mese di febbraio 2011



ETNA

Durante il mese di febbraio 2011, il periodo eruttivo dell’Etna iniziatosi nel mese precedente è continuato con un nuovo episodio parossistico al Cratere di Sud-Est (CSE). Tale episodio è avvenuto il 18 febbraio, 36 giorni dopo il parossismo del 12-13 gennaio, dal cratere (“pit crater”) posto sul basso versante orientale del cono del CSE. Anche se di minore energia, questo episodio è stato qualitativamente simile a quello precedente, in quanto l’attività fosse caratterizzata da forte attività stromboliana e fontane di lava pulsanti e l’emissione di una colata lavica lunga circa 3.3 km, sovrapponendosi su quella del 12-13 gennaio. L’emissione di cenere è stata meno intensa e voluminosa rispetto all’evento di gennaio.

Per tutta la prima metà del mese, l’Etna è rimasto in uno stato di relativa calma, con forte degassamento dal Cratere di Nord-Est (CNE) e dalla Bocca Nuova, e le consuete esplosioni profonde all’interno del condotto del CNE. Durante un sopralluogo effettuato il 10 febbraio da personale dell’INGV-Sezione di Catania in zona sommitale, sono state udite delle detonazioni possibilmente imputabili a un’attività esplosiva profonda all’interno del condotto del CNE. Nella serata del 16 febbraio si è verificato un repentino aumento del tremore vulcanico in area sommitale, culminando in una sequenza di eventi esplosivi possibilmente al CNE, ma la presenza di copertura nuvolosa ha impedito l’osservazione visiva e termica di qualsiasi fenomeno eruttivo.

Nella prima metà del mese, il CSE è stato interessato da un degassamento molto debole limitato alle fumarole presenti lungo l’orlo craterico principale. Il “pit crater” è stato interessato per tutto il periodo in esame da un degassamento scarso o quasi del tutto assente ad eccezione di una debolissima emissione di cenere, durata poco più di 2 secondi, verificatasi il 7 Febbraio alle ore 11:17 GMT.

Il 18 febbraio alle 03:30 un forte incremento del tremore è stato accompagnato da attività esplosiva significativa e visibile dalla telecamera termica della Montagnola (EMOT). Le pessime condizioni meteorologiche hanno limitato l’osservazione del fenomeno, ma una accurata analisi delle immagini registrate dalle telecamere di monitoraggio ha mostrato come a partire già dalle 01:15 del 18 febbraio sia iniziata una attività di degassamento intenso, caldo e pulsante (puffing) dal “pit crater”. Alle 01:48 dello stesso giorno è iniziata l’attività esplosiva, profonda e sporadica. Le cattive condizioni meteo hanno limitato l’osservabilità del fenomeno, ma tra le 03:12 e le 04:30 le esplosioni sono diventate molto intense e a tratti ben visibili dalla telecamera termica della Montagnola.

Il miglioramento delle condizioni meteo in area sommitale ed il diradamento delle nubi a partire dalle 12.34 del 18 febbraio, ha permesso di verificare l’esistenza di una colata eruttata dal “pit crater” e in discesa lungo la parete occidentale della Valle del Bove, che risultava parzialmente visibile dalla telecamera di monitoraggio installata a Milo. Le immagini della telecamera termica della Montagnola evidenziavano inoltre che l’attività esplosiva dalla bocca eruttiva stava nettamente diminuendo di intensità, fino ad esaurirsi entro le 13:17.

La colata lavica prodotta da questo episodio eruttivo ha seguito lo stesso percorso di quella del 12-13 gennaio, arrestandosi a quota 1800 m a nord di Monte Centenari, dopo aver percorso circa 3.3 km.

Dopo il 18 febbraio non si è osservata nessuna attività eruttiva al “pit crater” del CSE; sono continuate le esplosioni profonde all’interno del condotto del CNE, producendo un degassamento spesso pulsante “a sbuffi”, particolarmente in assenza di vento.



STROMBOLI

Lo Stromboli attualmente si trova in uno stato di attività eruttiva persistente, con esplosioni di medio-bassa entità da diverse bocche eruttive nell’area craterica sommitale. Nel mese di febbraio 2011, l’attività si è svolta con fluttuazioni, mostrando un generale aumento nella seconda metà del mese.

La bocca S1, situata nell’area sud, nelle prime tre settimane del mese ha prodotto in prevalenza esplosioni di materiale fine frammisto a grossolano d’intensità medio-bassa (talvolta i lanci hanno raggiunto i 120 m sopra la terrazza craterica). La frequenza media delle esplosioni dall’area sud in questo periodo è stata di 1-6 eventi/h. Nell’ultima settimana del mese la bocca S1 ha prodotto sporadicamente qualche esplosione di gas in pressione frammisto a materiale grossolano di bassa intensità (minore di 80 m). La bocca S2 ha prodotto in prevalenza esplosioni di materiale fine frammisto a grossolano fino alla mattina del 26 febbraio poi, dal pomeriggio dello stesso giorno, ha prodotto in prevalenza esplosioni di materiale grossolano talvolta frammisto a materiale fine. L’intensità delle esplosioni è stata medio-bassa (talvolta i lanci hanno raggiunto i 120 m sopra la terrazza craterica). La frequenza media delle esplosioni dall’area S nell’ultima settimana del mese è stata di 6-11 eventi/h.

Nella prima metà del mese, la bocca N1, situata nell’area nord, ha prodotto getti di materiale grossolano (lapilli e bombe) d’intensità media (altezze dei lanci minori di 150 m sopra la terrazza craterica). Dal 16 febbraio, l’attività eruttiva prodotta dalla bocca N1 è andata aumentando d’intensità pur mantenendo una frequenza media analoga a quella osservata nei giorni precedenti, e ha dato luogo a esplosioni con una maggiore dispersione dei prodotti. Dalle ore 16:00 del 17 febbraio le esplosioni, pur non raggiungendo l’intensità del giorno precedente, hanno emesso una maggiore quantità di materiale grossolano ricoprendo un’ampia porzione dell’alto versante della Sciara del Fuoco. L’accumulo di questi materiali grossolani rimanendo caldo per periodi prolungati, spesso fino all’esplosione successiva, creava una persistente anomalia termica in alcuni settori del versante. Queste esplosioni più “voluminose” sono state nuovamente osservate nel pomeriggio del 19 febbraio e saltuariamente durante tutto il periodo fino alla fine del mese.

La bocca N2, posta poco più a sud, ha iniziato, dal 17 febbraio, una debole e saltuaria attività di spattering che nei giorni 20 e 21 febbraio si è prolungata per lunghi periodi ed è continuata in maniera simile fino alla fine del mese. La frequenza media delle esplosioni dall’area nord è stata di 1-4 eventi/h.



VULCANO

Vulcano attualmente si trova in uno stato di quiescenza. Durante il mese di febbraio 2011, le temperature delle fumarole, misurate sull’orlo craterico, sono rimaste su valori stabili. Non si osservano anomalie nei parametri geochimici nelle zone più periferiche (suoli dell’area di Vulcano Porto e acquiferi termali).

 


 04.03.2011
Vulcani, Ingv: "Nessun pericolo per studi sui Campi Flegrei, ma comunque siamo fermi da ottobre"


"Tanto rumore per nulla. Perchè non c’e’ nessun pericolo dallo studio che abbiamo progettato di fare sui Campi Flegrei, nessun pericolo per l’ambiente e tantomeno per la popolazione".

"Ma siamo fermi da ottobre perche’ non arriva l’ultima risposta del sindaco Rosa Russo Iervolino, la cui amministrazione comunale cui appartiene il sito di Bagnoli Futura nel quale siamo pronti a procedere con un primo carotaggio test, a 500 metri di profondita’, per studiare la caldera nel suo bordo orientale". A manifestare con l’ADNKRONOS "seria preoccupazione" per lo stop al progetto di carotaggio ai Campi Flegrei, che vede in campo anche finanziamenti internazionali, e’ il coordinatore dello studio scientifico Giuseppe De Natale, vulcanologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. "Dopo una serie di allarmi infondati scientificamente e lanciati da alcuni media locali -spiega De Natale- il sindaco Iervolino ha fermato il progetto per avere rassicurazioni e si e’ rivolta alla Protezione Civile. C’e’ stato subito un tavolo tecnico, il 18 ottobre scorso, cui hanno preso parte l’Ufficio Minerario Nazionale, che ci aveva dato le autorizzazioni, e la Protezione Civile nazionale". "In quella sede -riferisce il vulcanologo- abbiamo portato tutte le autorizzazioni richieste e ottenute, tra cui quella del ministero dell’Ambiente e non ultima la Via che non era necessaria ma che avevamo comunque voluto. La Protezione Civile ha ribadito la sicurezza dello studio ed il suo via libera alla ricerca, ma il sindaco Iervolino non ha piu’ dato riscontro e, quindi, al momento non possiamo procedere con la ricerca".


"Un bel problema perche’ -aggiunge De Natale- se il sindaco Iervolino, come sembra, sta per andarsene, si rischia di bloccare per nulla, ripeto solo per una campagna mediatica infondata, una ricerca scientifica che, tra l’altro, ha avuto il sostegno e parte dei finanziamenti anche dall’Icdp, l’International Continental Drilling Program, un consorzio internazionale composto dai maggiori vulcanologi ed esperti di perforazione dei Consigli nazionali delle ricerche di ben 20 Paesi del mondo". "Se ci fossero stati pericoli -prosegue De Natale- non avrebbero proceduto al via libera alla ricerca tantomeno ai finanziamenti che sono pari a 2 milioni di euro". Insomma lo scienziato sottolinea "un interesse scientifico internazionale enorme" su questo studio che riguarda un’area vulcanica molto delicata del nostro Paese che andrebbe gestita e studiata ancora piu’ a fondo, proprio nell’interesse della incolumita’ dei cittadini che vi abitano intorno. Ma in che consiste lo studio della discordia? "La nostra -spiega De Natale- e’ una perforazione stratificata, serve per capire la struttura dell’area vulcanica senza pero’ toccare i gas. E’ un esperimento che non va, insomma, a toccare l’ambiente circostante ma che serve per mettere sensori e studiare le deformazioni che il sistema vulcanico dei Campi Flegrei provocano al terreno".

"Il progetto del pozzo pilota di 500mt di profondita’ -riferisce ancora De Natale- costa 500mila euro, la perforazione finale che raggiungera’ i 3,5km di profondita’ costa nominalmente 13-15 mln di euro ma contiamo di poterla realizzare con 8 mln di euro, avendo ottenuto, tra l’altro, a prezzo di costo l’uso dei macchinari dagli organismi internazionali interessati allo studio". Insomma per i Campi Flegrei sembra di rivedere lo stesso copione di allarmismo che toccò al grande acceleratore di particelle Lhc del Cern di Ginevra, accusato, alla vigilia della sua ’accensione’, di poter far saltare per aria il pianeta. L’area vulcanica dei Campi Flegrei e’ stata sempre caratterizzata da intensi fenomeni deformativi, con forti variazioni del livello del suolo. Le manifestazioni piu’ recenti di questi fenomeni sono rappresentate dalle due crisi di bradisismo del ’70-’72 e del ’82-’84, durante le quali si e’ verificato un sollevamento massimo complessivo di oltre 3 m. In occasione di queste crisi si e’ avuta una intensa attivita’ sismica. In particolare l’ultima crisi e’ stata accompagnata da oltre 10.000 terremoti, spesso in sciami. In questi periodi di rapida deformazione del suolo si e’ osservato anche un incremento dell’attivita’ idrotermale nella zona della Solfatara, in cui si trova un esteso campo di fumarole. Dopo il 1984 il suolo dei Campi Flegrei ha ripreso il processo di lento abbassamento che lo caratterizza. Episodi minori di sollevamento si sono avuti nel 1989 e nel 2000, mentre nel 1994 si e’ avuto un temporaneo arresto dell’abbassamento del suolo. Dal 2004 l’area mostra un trend in leggero sollevamento. Gli episodi minori di sollevamento sono stati accompagnati da modesta sismicita’, rappresentata da sciami di terremoti di piccola Magnitudo. (Adnkronos)


Russia: dopo 80 anni si risveglia il vulcano Kizimen. Le foto della spettacolare eruzione

Dopo 80 più di 80 anni dall’ultima eruzione, risalente al 1928, il vulcano Kizimen sta eruttando
 nella penisola del Kamchatka, in Russia, dove sono in eruzione da mesi anche il Shiveluch, il Klyuchevskoy e il Karymsky.


Il Kizimen sorge nella Riserva Naturale di Kronotsky ed è alto 2.485 metri sul livello del mare.
Ha dato i primi segnali di "risveglio" nel mese di ottobre, poi nel mese di dicembre la sua attività è cresciuta notevolmente con forti scosse sismiche al suolo, finchè nel mese di gennaio, specie nella seconda metà, è iniziata l’eruzione vera e propria, con esplosioni e fuoriuscite di cenere e vapore proiettati su gran parte della Kamchatka.

"Uno degli scenari futuri può essere addirittura una potente esplosione che distruggerà il cono del Kizimen" - ha detto Jaroslav Ants, vice direttore dell’Istituto per la Scienza di Vulcanologia e Sismologia. Secondo un’altra ipotesi meno catastrofica, dal vulcano potrebbero partire lunghi fiumi di lava.





Mercoledì 09 Febbraio 2011
Nuovo vulcano si risveglia in Islanda

Gli scienziati islandesi avvertono di una nuova imminente eruzione vulcanica del compagno dell'Eyjafjallajökull, conosciuto in tutto il mondo dopo la forte eruzione della scorsa primavera. Il nuovo vulcano viene chiamato Bardarbunga, racconta il Daily news. Il professore di geofisica all'Università dell'Islanda, Pall Einarsson, sostiene che "la zona intorno al vulcano mostra segni di maggiore attività che dà buoni motivi di preoccupazione ".

Finora nella strumentazione sismica ci sono dati insufficienti a fornire previsioni più accurate sulla scala della nuova eruzione, ancora non è chiaro a quale profondità si muova il magma. Ma il professore è sicuro che i residenti locali si debbano preparare per l'eruzione. "Non c'è alcun dubbio che sorga la lava, perché in questi ultimi giorni abbiamo registro attività sismica," ha detto lo scienziato. «Questa è l'area più attiva del paese ", ha aggiunto Einarsson.


 



L’Etna sta eruttando nuovamente: le prime avvisaglie le avevamo avute nella serata di martedì, quando il tremore vulcanico aveva fatto registrare un lieve incremento rispetto alla routine quotidiana.


Non ci si poteva ancora aspettare lo spettacolo che si sarebbe scatenato nelle ore successive: già nella mattinata di mercoledì, il tremore è aumentato ulteriormente in ampiezza e intensità finchè poi, nella serata, s’è scatenata una meravigliosa eruzione parossistica/effusiva dal "pit-crater", sul fianco orientale del cono del cratere di sud/est, affacciato proprio sullo Jonio.
Il tremore dei condotti interni del vulcano è aumentato e resta su valori alti: significa che nelle ’viscere’ dell’Etna il sistema è carico di energia e i canali sotterranei sono pieni di magma in movimento. I segnali registrati in questi ultimi giorni ricordano le fasi preliminari delle eruzioni del 2006 e del 2007, con la fuoriuscita di colate ad alta quota che si sono riversate nella desertica Valle del Bove.

Questo tipo di eruzioni sono abbastanza frequenti per l’Etna, e di solito durano tra le 7 e le 10 ore per poi ripetersi almeno un paio di volte a distanza di qualche giorno.
Dopotutto prevedere la durata delle fasi più intense, e spettacolari, delle eruzioni è assolutamente impossibile.

Una cosa è certa: si tratta di un fenomeno assolutamente innocuo, perchè la lava che fuoriesce dal cratere vulcanico va a finire in un’area desertica proprio perchè abituata molto spesso a colate di questo tipo. Inoltre questa continua attività conferma ancora una volta che passano gli anni ma l’Etna decide di sfogare la sua "furia" in modo ciclico e moderato: sarebbe molto più preoccupante un silenzio di lunghi decenni (vedi Vesuvio) che prima o poi dovrebbe comunque sfociare in modo però molto più brusco, violento e pericoloso.
L’appellativo di "Gigante Buono", per l’Etna, non è certo casuale.

Lo spettacolo dell’eruzione di queste ore è visibile benissimo dalla zona nord di Catania, da Acireale, Giarre, Taormina, Castelmola, Santa Teresa di Riva, Riposto, Mascali e altre località alle pendici orientali del vulcano, ma anche dalla Calabria si vede bene, soprattutto dal Reggino Jonico, da Reggio città verso sud fino a Capo Spartivento.
Anche dalla Sicilia sud/orientale, da Augusta a Siracusa, l’eruzione è parzialmente visibile.
Da Messina, Milazzo, Scilla e dalle zone Tirreniche non si può vedere la lava che erutta verso l’alto e poi scivola a valle, ma si vede comunque il riflesso rosso sulle nubi e sul fumo dell’eruzione, visibile anche dalle mappe satellitari.

E così, magicamente, migliaia di persone stanno ammirando nel corso della notte lo spettacolo del vulcano più alto d’Europa in piena attività: che potenza, la natura! Riesce con un’immagine, con uno scenario così affascinante, a farsi amare e ammirare consentendo di mettere da parte, almeno per qualche minuto, i problemi quotidiani e le varie vicissitudini della vita di ognuno di noi.
In tanti, col naso all’insù e lo sguardo in direzione del vulcano, sono incantati dal suggestivo zampillare della lava color rosso fuoco che, proveniente dalle viscere della terra, si lancia impetuosamente verso l’alto dei cieli, per poi ricadere a valle.
Lì, dove in fondo non è poi tanto lontano da case, villaggi e paesi con storia e tradizioni in funzione del vulcano stesso. Villaggi e paesi che vivono alle pendici dell’Etna in sintonia con la natura e senza paura.
Perchè è sì un Gigante, ma Buono.

Qualche immagine delle fase "clou" dell’eruzione, intorno alle 23:00 di mercoledì sera:



Peggio del Vesuvio, il vulcano sotterraneo nei Campi Flegrei potrebbe distruggere l’intera Europa


Vicino a Napoli un grande vulcano costituisce un gravissimo pericolo: se eruttasse, causerebbe danni infinitamente peggiori rispetto a quelli causati dal Vesuvio ai tempi della sua eruzione gli scienziati lanciano l’allarme.

Duemila anni fa il Vesuvio distrusse Pompei. Oggi, un supervulcano più grande e molto più mortale si nasconde dalla parte opposta di Napoli, nei Campi Flegrei. Se eruttasse, distruggerebbe la vita in tutta l’Europa. Ma gli scienziati britannici si stano scontrando con quelli italiani per il diritto di infilarvi delle aste di perforazione. Tutto è iniziato con uno sciame di mille piccoli terremoti che hanno fatto ondeggiare la terra sotto ai marciapiedi di Napoli.

Come scrive il quotidiano inglese Daily Mail, le ventole per l’aria condizionata sono crollate dai lati degli edifici e le piastrelle sono scivolate giù dalle pareti. All’interno del centro di controllo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, una serie di schermi indicano che i terremoti non sono stati generati dal Vesuvio. Queste scosse stanno provenendo da qualcosa di molto più grande, da uno dei più ampi e pericolosi vulcani del mondo.

I Campi Flegrei, dove si trova il "supervulcano", si trovano a nord ovest del capoluogo campano. Il significato greco del nome vuol dire proprio "campi che bruciano": questo perché sin dall’antichità soggetti a fenomeni vulcanici. Secondo la mitologia greca, sotto questo terreno viveva il dio del fuoco. Sempre qui, si sarebbe tenuta una gigantesca battaglia fra i Titani e gli dei che causò terremoti in tutto il globo (allora conosciuto, ovviamente).

Per gli antichi romani, l’ingresso al mondo dei morti era situar proprio in quest’area. Migliaia di anni dopo, la mitologia è sparita, ma i fenomeni vulcanici sono tutt’ora attivi e assai pericolosi. I Campi Flegrei in realtà si estendono fin sotto al mare, verso le isole di Capri e Ischia. Il problema è proprio questo: quando magma e acqua si uniscono, si hanno conseguenze disastrose molto più potenti di quelle che si hanno con una normale eruzione.

E’ stato il responsabile dell’Osservatorio nazionale di geofisica e vulcanologia , il professor Giuseppe Di Natale, a definire questo complesso un "super vulcano". In grado di distruzione centinaia di volte più devastante di quella che causò il Vesuvio durante l’eruzione che distrusse Pompei. Addirittura, una eruzione di questo supervulcano potrebbe distruggere l’intera Europa. In soldoni, il supervulcano partenopeo avrebbe una potenza di duecento volte superiore a quella del vulcano islandese Eyjafjallajökull che tanti problemi procurò all’intera Europa l’anno scorso.

L’ultima eruzione del supervulcano risale a 39mila anni fa (una decisamente minore si ebbe anche nel 1538) quando si formò il territorio collinare su cui poggia oggi la città di Sorrento. Di fatto, Sorrento si appoggia su un deposito di materiale vulcanico profondo oltre 300 piedi. Se una eruzione analoga dovesse accadere oggi, l’Italia meridionale cesserebbe di esistere, mentre le nuvole di ceneri provocate dall’eruzione coprirebbero i raggi solari e abbasserebbero di conseguenza la temperatura di vaste aree del pianeta.

L’intera Europa ne subirebbe le conseguenze: coperta dalle nuvole di cenere, per il nostro continente si aprirebbe un’era di inverno perpetuo. Un team composto di studiosi e ricercatori inglesi sta lavorando sul posto per capire quante siano le possibilità che questa eruzione mostruosa possa davvero accadere. Negli ultimi trent’anni si è assistito a un fenomeno di continua sollevazione de suolo del zona dovuto ai fenomeni del cosiddetto bradisismo provocati dal vulcano sotterraneo; dalla fine del 1984 è iniziata una fase discendente.

È da notare come nel biennio 1982-84 siano stati rilevati circa 10.000 terremoti, qualche centinaio avvertiti anche dalla popolazione. Per il professor Chris Kilburn, dell’università di Londra, da circa vent’anni residente a Napoli, questo fenomeno potrebbe durare ancora una sessantina d’anni,nel corso dei quali si potrebbe approfittare per studiare in modo esaustivo le possibilità di una futura esplosione dir magmatica. Come? Perforando il terreno e procedendo con gli studi sotterranei. Ma non tutti sono d’accordo: perforare una tale zona magmatica potrebbe risvegliare il "mostro" prima del tempo. Il sindaco Rosa Russo Jervolino ha deciso per il momento di fermare ogni studio e convocare un meeting per decidere quale possa essere la soluzione migliore.



Forti esplosioni sullo Stromboli e tante piccole scosse sismiche tra Eolie, Nebrodi, Etna e Peloritani
Che sta succedendo al sistema geovulcanico del Messinese?


Tra le isole Eolie, il basso Tirreno, i Nebrodi, i Peloritani, lo Stretto e l’Etna si sono verificati, nelle ultime 24 ore, fenomeni di attività vulcanica e tettonica superiori alle medie.

Nella mattinata di domenica 19 dicembre, una forte esplosione è stata registrata sullo Stromboli e avvertita da tutti gli abitanti delle isole dell’arcipelago Eoliano. Addirittura nelle case dell’isola del vulcano, sono tremati i vetri di porte e finestre.
L’esplosione ha prodotto la ricaduta di una notevole quantità di materiale incandescente all’interno della terrazza craterica, senza raggiungere il Pizzo sopra La Fossa, e una consistente emissione di cenere per oltre un chilometro di altezza, che, fortunatamente, è stata dispersa rapidamente verso la Sciara del Fuoco dai forti venti presenti in quota.

L’attività eruttiva del vulcano è aumentata notevolmente dall’inizio di dicembre tanto da produrre, nei giorni scorsi, una colata lavica che era visibile, di notte, dalle isole di Panarea, Salina e Lipari.

Ma a tranquillizzare tutti ci pensano gli studiosi dell’Ingv: "questi episodi rientrano nella normale attività del vulcano", hanno spiegato.
L’evento ha interessato una delle bocche meridionali e dopo dell’esplosione non si è registrata nessuna significativa variazione nell’ampiezza del tremore, che si mantiene sui livelli registrati negli ultimi giorni.

Ricordiamo che dal 2002 è iniziata una nuova fase eruttiva dello Stromboli, e che quindi possono verificarsi episodi simili anche se non sono prevedibili.
Molto più raro e suggestivo è lo scenario che il vulcano ha mostrato nei giorni scorsi, con la neve che ricopriva le parti più alte dell’isola e la lava che, nelle ore notturne, rifletteva il suo colore rosso sulla superficie bianca della neve che imbiancava la cima.
La vista dalla Calabria Tirrenica centro/meridionale è stata davvero mozzafiato.
E adesso che la neve s’è già sciolta tutta per il ritorno del caldo, si aspetta la prossima sfuriata fredda per avere di nuovo uno spettacolo simile.

Intanto la terra trema.
Nella scorsa notte un scossa di magnitudo 2,8 ha interessato il Messinese Tirrenico nei pressi dei litorali di Brolo e Capo d’Orlando.
Domenica sera un’altra scossa di magnitudo 2,6 aveva colpito il basso Tirreno a largo di Spadafora e Villafranca, stavolta più vicino allo Stretto, mentre poche ore prima, in mattinata, una scossa 2,7 aveva interessato il golfo di Patti, a largo di Milazzo.
Tutte e tre queste scosse sono state molto profonde, con un ipocentro di oltre 100km, e quindi appartengono allo stesso fermento tellurico legato all’attività Eoliana.
Un’altra scossa, nel pomeriggio di domenica 19, aveva interessato l’Etna nei pressi di Giarre e Acireale: magnitudo 2,4 richter, ipocentro di appena 4,7km. S’è trattato di tutt’altro tipo di fenomeno, assolutamente non collegato con quanto accade alle Eolie, e riconducibile alla consueta attività dell’Etna.



Ecco la nuova mappa di pericolosità di Vulcano (Eolie)



E’ da poco stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Volcanology and Geothermal Research, la nuova mappa di pericolosità di Vulcano (Isole Eolie), in grado di riportare alcuni parametri quantitativi derivanti dall’impatto di eruzioni freatomagmatiche (interazione fra magma e acqua), sul territorio di questa isola.

La mappa e’ frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dell’Universita’ di Bari che ha condotto questo studio sulla pericolosita’ attraverso la combinazione di dati stratigrafici di dettaglio, dati statistici e modellazione fisica. Nota fin dall’antichita’ per un’attivita’ vulcanica ricorrente e potenzialmente pericolosa, l’isola di Vulcano e’ diventata oggetto di nuovi, approfonditi studi sin dal secolo scorso perche’ l’elevato flusso turistico (diecimila turisti in estate) ed il carattere prevalentemente esplosivo delle eruzioni originate dal suo cono attivo (la Fossa di Vulcano), hanno innalzato di molto il livello del rischio vulcanico. Da tempo, era anche noto ai vulcanologi che la complessa storia eruttiva della Fossa era riconducibile ad un regime eruttivo caratterizzato da molteplici eventi esplosivi, ad energia variabile, che hanno quasi costantemente condotto alla formazione di nubi eruttive turbolente capaci di espandersi in tutte le aree dell’isola attualmente abitate. Per disegnare la nuova mappa di pericolosita’, s’e’ reso quindi necessario fare un salto di qualita’ nella comprensione degli effetti distruttivi derivanti dall’arrivo di queste nubi, adottando un nuovo metodo di integrazione di dati di diverso tipo.

Sulla base di una stratigrafia studiata in grande dettaglio, i cinque ricercatori - Gianfilippo De Astis, Pierfrancesco Dellino, Luigi La Volpe, Daniela Mele e Roberto Sulpizio - hanno ricostruito la distribuzione sull’isola dei depositi da flusso piroclastico derivanti da queste eruzioni ed hanno selezionato quelli a piu’ alto impatto negli ultimi 20.000 ! anni, per i quali hanno poi definito alcuni parametri di impatto calcolati usando le caratteristiche fisiche delle particelle dei depositi stessi. Questi parametri sono la pressione dinamica, la concentrazione volumetrica delle particelle delle correnti piroclastiche e l’energia d’impatto dei blocchi balistici. Ed e’ con essi che e’ stata realizzata la carta quantitativa del pericolo presentata nell’articolo. La carta ha una grande importanza sia per la futura pianificazione dello sviluppo dell’isola sia per il calcolo dei danni attesi sull’assetto urbanistico attuale. (AGI)


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28/06/2011 scritto da BATENZO