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vulcanologia
 



 


 

VESUVIO

Il monte Vesuvio è un vulcano esplosivo attivo (attualmente in stato di quiescenza) situato in Campania nel territorio dell'omonimo parco nazionale, istituito nel 1996. È attualmente alto 1281 m.[2] e sorge all'interno di una caldera di 4 km di diametro. La caldera rappresenta ciò che resta dell'ex edificio vulcanico (Monte Somma) dopo la grande eruzione del 79 d.C., eruzione che ha creato la caldera dove poi si è formato il Vesuvio
 

Paese Italia
Regione Campania
Provincia Napoli
Altezza 1281 m s.l.m.
Catena Appennini
 Cratere 500 m
Prima eruzione 79
(datazione incerta per quelle precedenti)
Ultima eruzione 1944
Coordinate 40°49′18″N 14°25′34″E


 Domina il golfo di Napoli. E sebbene sembri dormire di un sonno profondo, dopo l'ultima eruzione del 1944, è considerato il più pericoloso dei vulcani attivi italiani, anche perchè alle sue pendici vivono ormai oltre 700 mila abitanti distribuiti in 19 paesi. Le sue eruzioni più temute sono quelle caratterizzate da attività esplosiva, con lanci di scorie, scorrimento di flussi piroclastici, veri e propri torrenti di gas e materiali ad alta temperatura, e colate di fango. Oltre a quella storicamente più famosa del 79 dopo Cristo, che distrusse Ercolano e Pompei, ebbe caratteristiche analoghe anche l'eruzione esplosiva del 1631, anche se di più modesta entità. L'eruzione del 1906 rappresenta la manifestazione più violenta dell'attività del Vesuvio nel corso del 1900. Quella del 1944, eruzione 'terminale', esplosiva e effusiva, è stata l'ultima in ordine di tempo e ha ostruito il condotto del vulcano. Dai 700 terremoti registrati nel 1999 si è passati a circa 80 del primo semestre 2007, con sismi di magnitudo che raramente risultano maggiori di 3.0. Oltre 250 quelli registrati nel 2006, meno di 200 nel 2005 e 2004. Il vulcano è ora in quiescenza e caratterizzato da un sistema idrotermale che alimenta un campo di fumarole all'interno del cratere. I primi monitoraggi risalgono alla seconda metà dell'800 ma un moderno sistema di monitoraggio è iniziato negli anni settanta, con le prime stazioni sismiche della rete permanente. Tre le grandi eruzioni: quella delle Pomici di Mercato (avvenuta 8mila anni fa), l'eruzione delle Pomici di Avellino (3.800 anni fa) e l'eruzione di Pompei (nel 79 d.C.).


Stato attuale

Il sistema di sorveglianza dell'Osservatorio Vesuviano non evidenzia variazioni significative nello stato di attività del vulcano.

Al Vesuvio sono installati strumenti per il monitoraggio continuo della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle emissioni di gas dal suolo e dalle fumarole. Inoltre si effettuano periodiche campagne per la misura di particolari parametri geofisici e geochimici. I dati prodotti dagli strumenti in continuo e dalle campagne di misura sono analizzati da sistemi automatici e controllati dai ricercatori dei diversi settori.
 

Istogramma dei terremoti del Vesuvio per anno
Il Vesuvio attualmente è caratterizzato dalla presenza di un sistema idrotermale che alimenta un campo di fumarole all'interno del cratere ed è sede di una modesta sismicità, rappresentata da alcune centinaia di piccoli terremoti per anno. Solo i maggiori di questi eventi sono avvertiti dalla popolazione residente nell'area.

La figura mostra il numero di terremoti per anno.

Gli eventi sismici, i cui ipocentri sono rappresentati in figura con dei cerchi vuoti, risultano localizzati nell'area craterica, con profondità ipocentrali comprese nei primi 6 km, ed hanno valori di magnitudo che raramente risultano maggiori di 3.0.

Le caratteristiche spettrali degli eventi sismici, i meccanismi focali e la forma d'onda sono tali da far attribuire il meccanismo sorgente a fenomeni di fratturazione delle rocce. Tali eventi si definiscono vulcano-tettonici e non sono direttamente associati al movimento di masse magmatiche.

Localizzazioni ipocentrali degli eventi del Vesuvio
Prima del 1944 il Vesuvio si trovava in condizioni di condotto aperto e presentava attività intracraterica pressochè permanente, intervallata da frequenti eruzioni. Fonti storiche riportano che durante quel periodo, durato circa tre secoli, anche l'attività sismica è stata intensa e che le maggiori eruzioni sono state precedute da sciami di terremoti distintamente avvertiti dalla popolazione. Purtroppo non si dispone di dati scientifici relativi a questa attività poichè, all'epoca non esisteva un'osservazione strumentale.

I primi sistemi per il monitoraggio strumentale della sismicità del Vesuvio risalgono alla seconda metà dell'800, quando con l'istituzione dell'Osservatorio Vesuviano, questo vulcano, molto attivo in quel periodo, diventò un laboratorio naturale per la sperimentazione di strumentazione sismometrica. Così, il Vesuvio è stato uno dei primi vulcani al mondo, se non il primo, ad ospitare detta strumentazione, sia pure in forma pionieristica. Tuttavia lo sviluppo di un moderno sistema di monitoraggio è iniziato negli anni settanta, con l'installazione delle prime stazioni sismiche della rete permanente.
 

Storia eruttiva

Il Somma-Vesuvio

Il Vesuvio, o più propriamente il Somma-Vesuvio, è un strato-vulcano di medie dimensioni che raggiunge
un'altezza massima di 1.281 m s.l.m. Esso è costituito dal più vecchio vulcano del M. Somma, la cui parte sommitale sprofondò generando una caldera, e dal più recente vulcano del Vesuvio, cresciuto all'interno di questa caldera. L'immagine mostra la ricostruzione qualitativa del profilo originario dell'antico vulcano del Somma (in rosso - basato sul lavoro di Cioni et al., 1999). Il M. Somma è ciò che rimane del fianco settentrionale del vecchio edificio.

L'attività vulcanica nell' area del Somma-Vesuvio risale ad almeno 400.000 anni fa, età di alcune lave trovate in perforazioni profonde 1.345 m. La storia dell'apparato vulcanico Somma-Vesuvio è iniziata circa 25.000 anni fa e può essere suddivisa come segue:

Vulcanismo più antico di 19.000 anni

La grande eruzione flegrea dell'Ignimbrite Campana aveva causato il seppellimento, circa 37.000 anni fa, di gran parte della Campania sotto una spessa coltre di tufi. Su questi depositi cominciò ad accrescersi l'edificio del Somma a seguito di eruzioni prevalentemente effusive e subordinatamente esplosive, di bassa energia.

Quadro temporale schematico dell'attività vesuviana
Tale attività è durata fino a circa 19.000 anni fa ed ha determinato la formazione dell'apparato vulcanico del Somma il cui probabile profilo è ricostruito in rosso nell'immagine. La parte settentrionale di questo edificio più antico è ancora ben conservata ed è rappresentata dall'attuale Monte Somma.

Vulcanismo di età compresa tra 18.300 e 16.000 anni

Questo periodo di attività è dominato da due grandi eruzioni pliniane: l'eruzione delle Pomici di Base (avvenuta 18.300 anni fa) e l'eruzione delle Pomici Verdoline (avvenuta 16.000 anni fa). Ai depositi di queste due eruzioni si intercalano lave prodotte da modeste eruzioni effusive. Con la prima eruzione pliniana delle Pomici di Base è cominciato il collasso dell'apparato vulcanico del Somma e la formazione della caldera nella quale si accrescerà il nuovo edificio del Vesuvio.

Vulcanismo di età compresa tra 8.000 anni ed il 79 d.C.

Scavi di Pompei
Nel corso di questo periodo di attività si sono verificate tre eruzioni pliniane: l'eruzione delle Pomici di Mercato (avvenuta 8.000 anni fa), l'eruzione delle Pomici di Avellino (avvenuta 3.800 anni fa) e l'eruzione di Pompei (avvenuta nel 79 d.C.). A queste eruzioni si sono intercalate almeno sei eruzioni subpliniane, di età compresa tra le eruzioni di Avellino e Pompei, precedute da lunghi periodi di riposo.

Vulcanismo di età compresa tra il 79 ed il 1631 d.C.

L'attività di questo periodo include almeno due eruzioni subpliniane: l'eruzione di Pollena (avvenuta nel 472 d.C.) e l'eruzione del 1631, ed una serie di piccole eruzioni effusive ed esplosive a bassa energia, che hanno dato colate di lava lungo i fianchi occidentali e meridionali del vulcano e livelli di scorie stromboliane di età medievale.

Vulcanismo successivo al 1631

Dopo l'eruzione del 1631 e fino al 1944 il Vesuvio è stato caratterizzato da attività a condotto sostanzialmente aperto. In questo periodo sono stati distinti 18 cicli stromboliani, separati da brevi periodi di assenza di attività, mai superiori a 7 anni e ciascuno chiuso da violente eruzioni dette eruzioni "finali". Internamente a ciascun ciclo si sono verificate frequenti eruzioni prevalentemente effusive, dette eruzioni "intermedie". L'eruzione del 1906 (eruzione "finale") rappresenta la manifestazione più violenta dell'attività del Vesuvio nel '900. L'eruzione del 1944, una eruzione "terminale" a carattere sia esplosivo che effusivo (eruzione mista), è stata l'ultima in ordine di tempo ed ha segnato il passaggio del vulcano ad uno stato di attività a condotto ostruito.


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10/03/2011 scritto da BATENZO